Zinedine Zidane, la bellezza del calcio in un triangolo

di Nevio Capella |

Tradotto dalla lingua araba, il nome di battesimo Zinedine significa letteralmente “bellezza della fede” ma allo Zinedine più famoso del globo terrestre si addice più per la bellezza di ciò che ha saputo esprimere con il suo lavoro che per la fede, considerato che si è sempre dichiarato un “musulmano non praticante”.
Zinedine Lyazid Zidane nasce a Marsiglia il 23 Giugno del 1972 quasi per caso, visto che suo padre proveniente da una regione berbera dell’Algeria settentrionale, dopo nove anni trascorsi a fare il muratore in Francia ha deciso di ritornare in patria anche perché da poco lo stato nordafricano ha ottenuto l’indipendenza.
Ma quando tutto sembra segnato, arriva l’incontro con Malika, origini berbere come le sue, che cambia il corso degli eventi e probabilmente della storia del calcio.

Zizou cresce anche calcisticamente a Marsiglia ma è il Cannes ad assicurarsene per primo le prestazioni quando inizia a diventare evidente che questo ragazzino ha un talento speciale, e così a soli 16 anni esordisce in Ligue 1 restando 4 stagioni con i biancorossi che riuscirà a condurre fino ad un clamoroso quarto posto che vale la qualificazione Uefa.
Nell’estate del 1992 il passaggio al Bordeaux gli vale la vera luce della ribalta europea soprattutto perche Les Girondins disputano per tre stagioni consecutive la coppa Uefa: ed è proprio grazie al secondo trofeo continentale, nell’edizione 1995-96, che si inizia a parlare di lui in Italia, accostandolo in particolare a Luciano Moggi che lo starebbe seguendo per portarlo a Torino e costruire un nuovo ciclo della prima Juventus di Marcello Lippi.

Sta per iniziare una storia nella storia: Zidane, la Juventus e il terzo incomodo, il Real Madrid.

Il Triangolo: Incipit
Accade tutto la sera del 19 marzo 1996, esattamente 24 ore prima che la Juventus eliminando il Real Madrid si spiani la strada verso la sua seconda Coppa dei Campioni: il Bordeaux riesce a ribaltare con un incredibile 3-0 il Milan di Fabio Capello che in Italia ha già abbondantemente opzionato il suo quarto scudetto degli ultimi cinque, grazie ad una prestazione sontuosa di Zidane che disegna calcio e assist decisivi per Dugarry, autore di una doppietta.
La corsa dei francesi terminerà in finale al cospetto del Bayern Monaco e con essa pure l’avventura francese di Zizou, pronto a volare in Italia.

La nazionalità francese, l’estro sopraffino e l’essere nati nello stesso mese a distanza di due giorni rappresentano un allineamento perfetto per scatenare la fantasia dei tifosi juventini e i parallelismi con Monsieur Platini, ma basteranno i primi mesi juventini di Zidane per far capire chiaramente che i due sono molto diversi, caratterialmente e anche come modo di stare in campo.
Il marsigliese è genio calcistico allo stato puro con piacevolissime contaminazioni di giochi di prestigio e numeri da alta scuola circense che spesso vanno rivisti un paio di volte al rallentatore per comprendere bene cosa abbia fatto, mentre Michel era forse meno appariscente ma assai più realizzatore e padrone plenipotenziario della sua squadra.

Rispetto al suo predecessore, Zidane riuscirà ad avere più fortuna con la nazionale vincendo anche il Mondiale in casa e griffandolo con una doppietta in finale, ma meno con i colori bianconeri soprattutto in Champions League dove per due volte consecutive raggiunge la finale ma in entrambi i casi stecca con prestazioni anonime e sottotono.
La sua esperienza juventina dura complessivamente cinque anni e avrebbe potuto essere più ricca di trofei e soprattutto più lunga se non si fosse imbattuto in due circostanze avverse: la fine improvvisa del ciclo di Marcello Lippi a febbraio del 1999 e la decisione della Juventus di monetizzare sul suo enorme talento per ricostruire la squadra e affidarla nuovamente a Lippi dopo lo sfortunato biennio di Ancelotti.

Il Triangolo: Parte 1
Nel giro di pochi giorni a Giugno del 2001, grazie ai 150 miliardi di lire finiti nelle casse della Juve, quello di Zidane al Real Madrid diventa il più costoso trasferimento di un calciatore nell’era che precede l’avvento della moneta unica europea, e con la maglia dei blancos Zizou impiega appena 10 mesi ad alzare la sospirata Champions League, anche in questo caso lasciando il segno in finale con un gol di memorabile bellezza.
Avversario il Bayer Leverkusen, carnefice nei gironi eliminatori indovinate un po’ di quale squadra…

Seguiranno altri trofei europei e spagnoli, ma comunque in un numero minore di quelli che la squadra ribattezzata “Los galacticos” avrebbe potuto vincere.
Il Real finirà per essere la sua ultima squadra a conclusione di un secondo ciclo quinquennale durante il quale Zidane ha una doppia occasione di tornare a Torino al cospetto della sua Juve grazie alla perfida volontà dell’urna europea.

Il Triangolo: Parte 2
I due rendez-vous che vanno in scena al Delle Alpi sono gare di ritorno di turni ad eliminazione diretta e vedono il francese soccombere in entrambe le circostanze, ma nella prima delle due il grande ex si prende la briga di far vivere a tutti i tifosi juventini i quattro minuti di terrore più infiniti di sempre, quando con un perfido diagonale ad incrociare sul secondo palo batte Buffon al minuto 89 di Juve-Real, semifinale 2002-2003, definita all’unanimità una delle partite europee più belle della storia europea di Madama. Quel gol permette agli spagnoli un disperato assalto finale alla ricerca del gol che vanificherebbe l’impresa dei bianconeri e che alla fine avrà come ultimo risultato il sacrificio (fatale) di Pavel Nedved con quel maledetto cartellino giallo.
Saranno gli unici quattro minuti in cui il popolo bianconero fischia, di paura, il suo vecchio idolo.

L’uscita di scena dal proscenio calcistico è però mesta e memorabile al tempo stesso, in una notte di luglio in terra tedesca, e sicuramente non conforme a quella che avrebbe meritato il fuoriclasse franco algerino.
Il genio marsigliese si è preso la briga di fare ancora gol in una finale mondiale e solo Dio in persona sa come abbia fatto Gigi Buffon ad impedire che una sua zuccata gli consentisse di bissare addirittura la doppietta del 1998.
Così, nel pieno dell’appendice dei tempi supplementari in cui la sensazione comune è che l’Italia, alle corde come il più suonato dei pugili, stia per essere sentenziata da un momento all’altro, Zizou si esibisce in una seconda zuccata con cui consente a Materazzi di finire al tappeto, all’arbitro di estrarre un inevitabile rosso, e all’Italia di vincere di fatto il quarto titolo mondiale della sua storia.

Quella delle reazioni improvvise al limite della psicolabilità è stata una costante della sua carriera andata a fare da perfetto contraltare non solo all’immenso genio calcistico, ma anche al carattere notoriamente schivo e timido che lo ha sempre contraddistinto.
Successe ai mondiali del 98, contro l’Arabia Saudita.
Successe due volte nel giro di un mese nella Champions 2000-2001, l’ultima disputata con la Juve, quando riuscì a farsi cacciare per due follie contro Deportivo e Amburgo, compromettendo di fatto in maniera decisiva la campagna europea della sua squadra.
Ed era successo anche agli albori della carriera, là dove tutto era iniziato,  quando in un Bordeaux-Marsiglia “guadagnò” un rosso per pugno sferrato in pieno volto a Marcel Desailly.

Il triangolo: Ultimo atto (?)
Segue una sparizione dai radar di qualche anno dopo la quale Zidane entra nella direzione sportiva del Real con vari ruoli fino a diventare il vice di Carlo Ancelotti e, in seguito, allenatore della prima squadra quando i senatori dello spogliatoio causano la cacciata di Benitez.
Incredibilmente, Zidane riesce a fare la storia subito anche da allenatore, vincendo ben tre Champions consecutive, la seconda delle quali nell’atto conclusivo (per ora) di questo infinito triangolo.
Dopo due anni ancora non siamo riusciti a spiegarci logicamente cosa sia successo quella sera, ma di sicuro il fotogramma di Zizou con la coppa e i nostri gettati in preda all’ennesimo sconforto da finale ci è rimasta in mente a lungo, almeno fino all’estate successiva quando sembrava che i due vecchi amanti fossero destinati a ricongiungersi e invece per una questione di scelte, di timing sbagliati e in parte anche di fatalità, le seconde nozze non sono state celebrate.
Ma bisogna avere fede, è tutta questione di fede e della sua bellezza.


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