Gocce di Juve su mister Zidane

di Alex Campanelli |

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9 marzo 2005,  ritorno degli ottavi di finale di Champions League, Juventus – Real Madrid. I Galacticos, che sbarcano a Torino in maglia blu, sono forti della vittoria per 1-0 al Bernabeu con gol di Ivan Helguera, oltre che di una squadra che manda in campo tutti insieme Roberto Carlos, Beckham, Figo, Raul, Ronaldo e il grande ex della gara, Zinedine Zidane. La Juventus risponde con un 11 decisamente più ortodosso ma per nulla abbottonato, con Zalayeta, Del Piero e Ibrahimovic insieme dal 1′. Il resto è storia: il carpiato di Trezeguet, subentrato ad Alex, sulla torre imperiosa di Ibra, Tacchinardi e Ronaldo espulsi nei supplementari, la staffilata di Zalayeta che scaccia lo spettro dei rigori e ribalta il risultato dell’andata.

La Champions della Juve di Capello terminerà nel turno successivo contro il Liverpool, col missile di Luis Garcia ad Anfield e il bunker di Benitez che regge senza troppi patemi d’animo lo 0-0 al Delle Alpi. Ma facciamo un passo indietro; quel Juve – Real Madrid di cui abbiamo appena parlato rappresenta l’ultima uscita ufficiale di Zinedine Zidane a Torino, terminata al 74′ per far posto a Guti, nel disperato tentativo di rimettere in piedi la gara da parte dell’allenatore Luxemburgo. Nel mezzo, 13 anni nei quali è successo un po’ di tutto: da una parte la morte e resurrezione della Juventus, dall’altra un Mondiale da Pallone d’Oro rovinato da un gesto improvvido, il ritiro e un’ascesa in panchina che nessuno credeva possibile, probabilmente nemmeno lo stesso Zizou. Nel mezzo, la Signora e il “Berbero dagli occhi di ghiaccio” si sono incontrati in una sola, drammatica occasione: al Millennium Stadium di Cardiff.

Lo Zidane che martedì sera farà per la prima volta visita allo Juventus Stadium è un allenatore che nel giro di un paio d’anni ha conquistato la fiducia dei tanti scettici, scrollandosi di dosso etichette quali “fortunato” o “senza meriti” a suon di vittorie e capolavori tattici e psicologici, in ultimo la doppia vittoria sul Paris Saint-Germain che ha mostrato tutta la differenza tra un buon insieme di singoli e una Squadra di Calcio, assolutamente complicata da assemblare in ambienti pieni di campioni. In questo, ad aiutare Zizou è stata certamente l’esperienza al Real negli anni sopra citati: lasciata Torino, il fantasista francese si è trovato in una squadra che aveva sin troppi fari, tanti leader tecnici ma nessuno che sapesse assemblarli o guidarli in panchina, nessuno che potesse trasformare il miglior gruppo di singoli degli anni 2000 in una squadra vera.

Il segreto di Pulcinella del Real Madrid versione Z.Z. è proprio il gruppo, un’affermazione quasi folle nel descrivere un dream team del quale non abbiamo bisogno di snocciolare i nomi e che a cadenza regolare si arricchisce di nuovi talenti (ma non più di figurine, attenzione). Da fenomeno quale è stato, il francese sa entrare nella testa dei suoi pari, ha carisma e spalle sufficientemente larghe per far scelte coraggiose (Kroos-Modric-Isco tutti fuori a Parigi, Benzema sempre titolare nonostante la crisi realizzativa, le cessioni di Morata e James), e ogni trofeo ne rafforza credibilità e presa sui giocatori.

Il nostro allenatore sta battendo tutti i record dei tecnici che sono passati nel nostro club. La chiave è che ha saputo trasferire tutto il suo talento dal campo, dove era un grande giocatore, alla panchina. Zidane è riuscito a contagiare uno spogliatoio per nulla facile con lavoro e umiltà. Ci sentiamo molto vicini a lui.

(Sergio Ramos su Zidane, 7 luglio 2017)

Soprattutto, Zidane non ha paura di lasciare il pallino del gioco in mano agli avversari, di difendersi o di soffrire: il suo Real non vuole dominare la partita per tutti i 90′, sa che bastano poche e decisive folate a indirizzare una gara, non si lascia intimorire da pressing o approcci aggressivi, conscio di avere a disposizione le armi per far male a qualsiasi squadra del mondo. Se a livello di gioco il Manchester City sarebbe stato probabilmente l’avversario più ostico, Yazid è senz’altro l’allenatore più difficile da affrontare, perché conosce e rispetta la Juventus, non ha paura di ammetterne i punti di forza e modellare il suo Real Madrid su di essi.

Se la gestione dei campioni è figlia del suo periodo madrileno da calciatore, questo suo modo di vedere il calcio deve sicuramente molto al periodo passato con la maglia bianconera. Il Real di Zidane non verrà a Torino come quello di Ancelotti, con quell’aria di superiorità sbranata dai gol di Morata e Tevez, dal sudore di Vidal e Sturaro (!) e dagli eroici Chiellini e Barzagli; Zizou lo sa, sarà una battaglia, una (doppia) sfida tesissima dove a vincere sarà chi sbaglierà meno, chi avrà i nervi più saldi, non per forza chi giocherà meglio.

Zizou sa anche che Max Allegri la pensa come lui: ecco perché, martedì sera allo Stadium, servirà la Juve più solida, cinica e concentrata della stagione. Zidane ha lasciato Torino, ma nel suo modo di essere allenatore c’è tanta, tanta Juventus.