#ZeroDieci – La perfezione di Pjanic

di Sandro Scarpa |

ZERO – Alla consueta tristissima mediocrità che permea di sé il calcio in Rai: cronisti, opinionisti, registi, autori, ospiti, social manager… un’incredibile infima accozzaglia che svilisce una Coppa tornata appetibile. Ieri durante e dopo la gara: zero replay (glissiamo su fermi immagine e grafiche) di episodi chiave (pare regolare il 3-0 di Khedira), commenti risibili (“Asa può fare tutta la fascia, Alex Sandro no“), opinioni surreali (“Locatelli prende il pallone“), giudizi patetici (“l’arbitro ha usato il buon senso“) e informazioni approssimate (“La Juve ha preso Mandzukic dal Bayern“). In compenso abbiamo capito che “Montella è non d’accordo“, ripetuto all’infinito.

UNO – Il primo tiro con cui da due gare Dybala sblocca la gara, alba per noi e tramonto per gli altri, perle baluginanti che inclinano il piano gara, sottomettono le rivali e aprono campo ed entusiasmo ad una squadra con mille soluzioni. Colpire per primi, forte, senza pietà!

DUE – Agli articoli inverecondi su Agnelli e mafiosi. Per l’ennesima volta SOLO la Juve sotto indagine ordinarie (e sportiva) su una prassi/piaga che affligge tutti i club di livello. Ancora una volta, dopo l’archiviazione proseguono veleni, fango e strascichi sui media..dopo l’acciaio scadente, i ricorsi (solo) annunciati di Gazzoni , le presunte penalizzazioni per il nostro ricorso….insomma, sul campo non riescono a batterci, proviamo altrove.

TRE – Le sfide col Napoli in un mese e i 3 giorni tra i due confronti di Aprile sempre al San Paolo (in A il 2 Aprile e ritorno della semifinale di Coppa il 5). Se la Roma arriverà a tre gare dalla fine (e l’auspicio è che sia solo una #GitaARoma) è quindi a Napoli che la Juve si giocherà mezzo Scudetto e mezza Coppa Italia. Due sfide in tre giorni, vedi Napoli e poi..l’eventuale quarto Champions l’11 o il 12…

QUATTRO All’ultima mezz’ora sballata, timorosa, fiacca e confusa. Come con l’Atalanta (ed altre gare), sciaguratezze di alcuni (Cuadrado, Sandro), motore spento di altri (Asa, Khedira, Barzagli), clic mentale di tutti e scelte discutibili (ma condizionate) di Allegri. Ci sta, ma dopo un’ora di massacro tenere vivo un Milan in 10 poi ti porta a beffe inaspettate..

CINQUE – Le semifinale di Coppa Italia negli ultimi 6 anni. Con Conte finale, poi semi (con la Lazio) e quarti (con la Roma); Allegri ha un filotto immacolato: 2 vittorie e ora semifinale raggiunta. Con la nuova formula e la Nuova Juve, la Coppa diventa obiettivo primario per alzare titoli (rinforzare l’abitudine, coazione a ripetere positiva), tenere alta la tensione e confrontarsi nelle sfide secche, palestra di Champions. La rosa per non mollare un cazzo c’è, sono lontani i tempi di una Coppetta snobbata e lasciata a squadre di medio rango…

SEI – La media del voto a Cuadrado, da 8 quando imperversa come una piaga biblica in fascia terrorizzando tutti, quando il suo tacco crea arcobaleni per Dybala e costringe i rugbisti in rossonero a placcaggi continui; da 4 nel finale quando gli sguscia il pallone, scivola su bucce di banana e dà la stura ad azioni continue del Milan.

SETTE – A Jack Bonaventura. Ieri meno esaltante di Doha, ma il migliore dei suoi: sacrificio e qualità, diligenza e scintilla, fa legna e poi arde la miccia. E’ al Milan perché Biabiany (il prescelto) sfumò sul gong di mercato. Peccato, poteva e doveva essere nostro, un rincalzo low cost più brillante di Padoin e più longevo di Giaccherini.

OTTO – Ad Allegri. Sarà caprone, sarà cagon…ma conta vincere, e il cammino strabilia: 2 double domestici e in pole per il terzo di fila in tre anni. Due avventure europee tra il miracolo e l’epica sfiorati. Una squadra che si riempie di talenti ma ne perde altrettanti, e lui smonta e rimonta, assembla e ricuce e si inventa soluzioni brillanti: i Vidal/Pereyra trequarti, il Khedira incursore, il Mandzukic ala. Infine la lenta ma efficace decantazione degli Alex Sandro, Dybala, Rugani e, si spera, Pjaca. Di Allegri non capiremo in fondo il valore scevro dalla qualità e mentalità della rosa. Poco importa: fa ciò che va fatto. Punto.

NOVE – Ad Asamoah. Un’ora di commovente efficacia. Sembrava di essere alla prima contro la Fiorentina o contro il Real con Conte in panca. Ha rinunciato a vincere da stella la Coppa Africa per non rendere vana una attesa di due anni. Si è preso spazio e fiducia, in un modulo sperimentale. Implacabile dietro sulla mina Suso, totalmente bagnata, affamato e concreto davanti, con incursioni (che portano alla punizione del 2-0) e cross insidiosissimi. Poi cala di brutto, ma nessuno più di lui ha attenuanti.

DIECI – A Pjanic.  La perfezione ha un grave difetto, tende ad essere noiosa. Non le punizioni di Mire, così impeccabili e pulite da affrancarsi dalla devastante genialità di Pirlo o dalla poetica raffinatezza di Del Piero. Il bosniaco traccia compassi che misurano il mondo e castigano in modo incontrovertibile. Devi accettarle a capo chino e guanti serrati. Prima e dopo lo show balistico c’è una manovra fluida e fragrante come olio extra-vergine, c’è la corsa, c’è il genio tattico, c’è perfino un’intervista post-gara di consapevole superiorità. Un solo tocco di Mire non è finito esattamente sul piede di un compagno, quello terminato alle spalle di Donnarumma.