#ZeroDieci – La Juve dei Galacticos e Allegri il pragmatico

di Sandro Scarpa |

da ZERO a cento in 5 minuti. Accelerazione bruciante e 1-0 inevitabili. Poi da zero a duecento in 20 minuti, progressione devastante e gare (quasi) sigillate. Il bolide Juve a 5 stelle, il 42-devastazione ricalca sè stesso in trasferta, dove Allegri aveva sempre steccato. Quel “andiamo a comandare” prima di Firenze è stato differito di una gara. Necessitavamo di un altro schiaffone e di una presa di coscienza più netta. Ora tutti infoiati per l’espressione più audace del pragmatismo di Allegri, ma dovremmo esserlo per la sua intelligenza duttile: ha visto Mandzu fare la guerra ma non segnare, e ha incanalato la sua potenza nella fascia orfana di Pogba; ha visto Pjanic e Khedira non coprire tutto il campo e ha ridotto loro lo spazio, aumentandogli i palloni da toccare, valorizzandone piedi e intelligenza e sfruttando i polmoni di altri (Mandzu e Cuadrado). Durerà, non durerà? Abbiamo un’ottima rosa e un tecnico che prima o poi ci arriva, sempre.

UNO – l’unico tiro di Dybala (palo in scivolata). Poi basta. Zero dribbling (il minimo di sempre della Joya alla Juve), e soli 23 passaggi. Dybala è uno dei pochi al mondo a dribblare/assistere senza toccare palla; il velo michelangiolesco per Khedira. Ma non nascondiamoci, è al 60-70% e lui lo sa. Ecco il nervosismo per aver partecipato poco allo spettacolo.

DUE – i gol messi dentro col modulo 5 stelle, poi ci fermiamo. Sul più bello. Con la nostra velocità e talento dovremmo farne due ogni 20′ a Lazio e Sassuolo sbilanciati o al Milan in 10. Gol divorati, troppa grazia virtuosa, poca sostanza cinica sotto porta e qualche legno. La bulimia offensiva ci rende meno scaltri e pratici. Va posto rimedio perché in Europa ogni gol non segnato pesa il triplo

TRE – Il tre per eccellenza è Alex Sandro. Dopo lo sciagurato ritorno col Milan, il Dio brasiliano galoppa da bandierina a bandierina nei primi 20′, spedendo un cioccolatino che il famelico Higuain acchiappa, scarta, divora e digerisce in un solo contromovimento. Fino al 2-0 Sandro fa l’ala aggiunta infilandosi nelle voragini aperte dal belligerante Mandzukic. Poi arretra e si incolla allo scalpitante Berardi neutralizzandolo. Prestazione difensiva eccellente, con Politano che gli va via solo una volta. Per la perfezione c’è da lavorare..

QUATTROgare alla Champions. 4 fatiche nostrane in cui rodare il nuovo modulo (o meglio: nuova concezione di gioco e nuova responsabilizzazione degli uomini), in cui turnare le forze, tirare il fiato e auspicabilmente allungare. Prima l’Inter, la “antiJuve” del momento, gara che si prepara da sola, poi trasferte ravvicinate a Crotone e Cagliari, troppo facili per non accendere la spia della concentrazione. Infine Palermo in casa e partenza per Oporto. Arrivarci tonici, convinti e senza troppa tensione da campionato sarebbe l’ideale. E’ la missione.

CINQUE – a Mimmo Berardi. Per un po’ è l’unico rompipalle del Sassuolo con qualche puntatina smorzata e velleità disinnescate. Poi si inaridisce nel deserto in cui cerca di predicare invano. Dopo un inizio stagione fulminante, Berardi ha 4 mesi per meritarsi la Juve una volta e per sempre. Dopodiché, nel caso, punteremo a qualcuno di più convinto e più convincente.

SEI – giorni per preparare Juve-Inter. Gara da stradominare per eccellenza da calciopoli in poi. Con la settimana a disposizione e giocando allo Stadium la Juve non ha MAI fallito. Contro c’è una squadra in salute che ha vinto contro chi doveva farlo, senza rischiare, segnando il giusto e ricompattandosi. Nessuna lode se la continuità di 7 vittorie (nessuno c’era riuscito in stagione). Vanno devastati e stroncati sul nascere, cosa che la Juve non è riuscita a fare con squadre di media-alta classifica (con Roma e Napoli gare da 6,5). Affossare l’Inter è un dovere morale per la Juve, da qualche anno a questa parte. Non sarà semplicissimo

SETTE – a Cuadrado. L’uomo col più alto indice di bestemmie provocate e occhi strabuzzati insieme. Giocatore sui generis per antonomasia, ogni palla è una corsa, ogni tocco è un guizzo. Un arabesco in un blocco di marco, una mossa Kansas City in una trama lineare. Ogni azione di Juan si conclude inevitabilmente in 3 modi: fallo, spreco dopo mille dribbling, cross/passaggio miracolosamente preciso. Col nuovo modulo, dopo il cross radente per il gol di tallone di Higuain e il tacco mirabolante per la perla di Dybala col Milan ieri un insolito filtrante che libera Pipa davanti a Consigli. Se poi difende anche in modo disciplinato non si può pretendere di più.

OTTO – a Sami Khedira, ritornato a fare il ruolo inciso a caratteri di fuoco sulla sua pelle. Dopo un po’ di vacanza da interno/incursore, Sami nei due è un altro calciatore: meno corse, meno inserimenti, meno campo da concedere al ritmo compassato e più spazio da padroneggiare con tocchi dall’elevatissimo QI. Partner perfetto per l’impostazione di Pjanic (7) e più lucido in non possesso, visto il movimento orizzontale più ridotto di quello longitudinale che ormai non gli appartiene. Ora avanza (senza proiezioni sprecate) solo quando conta: tipo per chiudere la gara. Giocatore ritrovatissimo.

NOVE – a Marione Mandzukic. Non per la prestazione: giocate funzionali ma anche gol sciupati. Non per essere la soluzione ai problemi di muscoli in mezzo al campo. Non per aver (ancora) sparigliato il campo di tacco. Non per aver dato il là a 4 dei 5 gol su azione in queste 3 gare. Non per essere insieme punta, ala mediano, ala, terzino e portiere. Non per il sacrificio dopo un triplete in carriera. Non per la difesa del pallone, la lotta continua che ci ricorda il Mandzu che da solo guerreggiava con tutta la BBC ai tempi di Bayern-Juve. Non per tutto questo. Ma per aver incarnato così tanto la juventinità guerrafondaia e operaia, pur in una dimensione ed epoca in cui è la classe al potere.

DIECI – a Gerardo Gonzalo Higuain. Il Pipa ha preso quel giovane e frizzante Pichichi blanco che segnava e si metteva anche a supporto di CR7, ci ha aggiunto quella punta-boa da aperture e assist generosi del rodaggio italiano con Benitez, li ha fusi nel goleador insaziabile dell’anno scorso e lo ha rivestito con l’armatura del lavoro di squadra bianconero. E’ un Terminator 2.0 ora. 8 gol in 6 partite e ZERO errori in 90 minuti. Dopo il tanto tempo trascorso dall’ultimo suo successo in Spagna e i tanti secondi posti tra Nazionale e Napoli (e Doha..), ad Higuain mi piacerebbe regalare 2 minuti così: