Zaza evolution: la metamorfosi bianconeroverde

di Alex Campanelli |

Venerdì sera Simone Zaza giocherà per la prima volta allo Juventus Stadium con la casacca bianconera contro la squadra che l’ha lanciato in Serie A, quel Sassuolo che nella gara d’andata sembrava aver sancito la fine della seconda Juve di Allegri, ancor prima che una compagine con tanti nuovi elementi potesse far emergere il suo vero potenziale. Il timore reverenziale non fa per Zaza, come si evince dai suoi atteggiamenti in campo ma anche dai suoi gol: in due stagioni in Serie A il centravanti è andato a segno per due volte contro la Juve, sempre al Mapei Stadium, la prima volta nel maggio 2014 con l’aiuto di un frastornato Ogbonna, la seconda nell’ottobre dello stesso anno con un tocco da biliardo da dentro l’area di rigore. Lo Zaza che ritrova i suoi ex compagni è un giocatore ancora da sgrezzare, eccessivo e irruento nel bene e nel male, che in bianconero ha sviluppato una dote che in Emilia aveva solamente fatto intravedere: il killer instinct, la capacità di andare in gol frequentemente e in ogni modo.

Lasciamo parlare i numeri: Zaza è sceso in campo con la maglia del Sassuolo in 69 occasioni, disputando 5121 minuti e mettendo a segno 21 gol, in media una rete ogni 247′, un po’ più di un gol ogni 3 partite. Scendendo più nel dettaglio, possiamo osservare come l’allora numero 10 del Sasol sia migliorato da una stagione all’altra, con 9 reti in 2385′ nella stagione 2013/14 (un gol ogni 265′) e 11 marcature in quella successiva, nella quale ha disputato 2736′ (una rete ogni 228′). In bianconero il totale dei minuti disputati da Zaza è crollato drasticamente, dato che al momento ammonta a 740′, ma è aumentata vertiginosamente la sua media gol: con 7 reti in tutte le competizioni, Simone Zaza ha realizzato un gol ogni 106 minuti, in pratica poco meno di un gol a partita. Certo, la statistica in questione andrà confermata nelle prossime stagioni, e possibilmente ricalcolata su un monte di minuti più cospicuo, ma la freddezza e il cinismo di un ragazzo che fino a 4 anni fa giocava in Lega Pro con l’Esperia Viareggio non possono che stupire. Nemmeno nelle serie inferiori Zaza aveva raggiunto medie realizzative così impressionanti: con l’Ascoli in Serie B l’attaccante ha segnato 18 gol, uno ogni 158′, mentre in metà stagione col Viareggio è andato a segno per 9 volte, una rete ogni 151′. Ottimi numeri, ma ancora parecchio distanti dai suoi attuali parametri in bianconero.

Analizziamo la crescita di Zaza più nel dettaglio attraverso qualche altro dato interessante, sempre parametrato tenendo in considerazione i minuti di gioco effettivi e non le singole presenze in campo. Prendendo in esame le sole partite di Serie A, notiamo che la media dei tiri in porta di Simone è passata dai 2,68 ogni 90′ dello scorso anno ai 3,55 attuali, vicini ai 3,44 della stagione d’esordio. Se però nella stagione 2013/14 Zaza metteva in porta poco più di un tiro in porta su 10, ora il numero 7 bianconero timbra il cartellino una volta ogni 4,5 tiri in porta. Scomodando paragoni importanti, possiamo affermare che in questa speciale classifica lo juventino è davanti a Higuain, appena dietro a Bacca ed esattamente alla pari col compagno di squadra Mandzukic.

Ma com’è cambiato il modo di stare in campo di Zaza nel passaggio dal 4-3-3 di Eusebio Di Francesco al 3-5-2 di Massimiliano Allegri? Proviamo a scoprirlo confrontando due gare campione (selezionate dopo aver confrontato diverse partite per ogni stagione): Sassuolo – Atalanta del novembre 2014, con Zaza punta centrale del tridente, e l’ultimo Bologna – Juventus, con Simone centravanti supportato da Morata.

heatmap zaza

In entrambe le occasioni l’attaccante della nazionale non ha offerto prestazioni memorabili, ma quello che ora ci interessa è la sua interpretazione nei due contesti. Indipendentemente dal numero di tocchi, più elevato nella gara casalinga contro l’Atalanta, è impossibile non notare una sostanziale differenza nelle posizioni occupate. Con Berardi e Sansone ai lati Zaza era giocoforza costretto a cercare spazio centralmente, anche se si può comunque intravedere la sua tendenza a spostarsi verso il centro-destra; nella Juventus, con Allegri predicatore della libertà totale degli interpreti dalla trequarti in avanti, Simone può svariare su tutto il fronte offensivo, mettendo a frutto la sua abilità nel pressing e nel recupero dei palloni, e cercando spazio sul lato destro del campo per calciare a giro col mancino. Meno prima punta e più attaccante a tutto campo, una variazione che ha portato Zaza a segnare i suoi primi gol da fuori in Serie A (tutti i 20 gol realizzati col Sassuolo sono arrivati da dentro l’area di rigore) e a raddoppiare le sue statistiche per quanto riguarda i palloni intercettati in fase di pressing, passati da 0,4 a 0,8.

Dal neroverde al bianconero, il grande ex della gara di venerdì ha incontrato una significativa metamorfosi: fiuto per il gol sempre più sviluppato, libertà nella posizione da occupare in campo, più palloni recuperati. Il tempo ci dirà quale sarà la prossima tappa del suo percorso di crescita, che magari lo porterà a smussare quei lati troppo spigolosi del suo carattere che possono avere ripercussioni negative sulle sue prestazioni e su tutta la squadra.