Wojciech Szczesny, l’uomo giusto al momento giusto

di Valeria Arena |

La vita è quello che ti accade mentre sei intento a cercare l’erede, o meglio il sostituto, di Gigi Buffon in casa tua e in tutte le abitazioni altrui. La vita è Wojciech Szczesny.

Nessuno, tranne nei casi in cui l’autostima rasenta la mitomania, sceglierebbe mai di essere il fratello o la sorella di un primogenito talmente perfetto da non sbagliarne una; allo stesso modo, nessuno vorrebbe mai arrivare dopo un amore assoluto e travolgente come ce ne sono pochi, ma a qualcuno, questo sporco e faticoso lavoro, tocca portarlo a termine.

Esistono quelli che, per un motivo o per un altro, sono ineguagliabili e poi ci sono quelli che arrivano dopo. È la bilancia della vita.

Lo sbaglio, in tutta questa assidua e incessante ricerca del dopo Gigi, è stato pensare di poter trovare l’erede perfetto, esattamente come quelli che dopo anni e anni stanno ancora lì a cercare il nuovo Fellini, il nuovo De Niro, la nuova Meryl Streep, il nuovo Schumacher, il nuovo Federer, come se esistesse la possibilità concreta di trovare qualcuno uguale a loro. Lo sbaglio è stato pensare di trovare un Buffon con nomi e cognomi differenti, quando quel treno probabilmente non è mai passato e mai passerà.

E così, come tutte quelle volte in cui siamo troppi occupati a guardare da una parte, la vita ci corregge il tiro, e se continuiamo a essere troppo presi dal dito, quelli bravi riequilibrano il tutto scrutando la luna: Wojciech Szczesny, non il più bravo di tutti, il più amato e il più richiesto da ogni dove, ma l’uomo giusto al momento giusto. Quello a cui dovremmo ambire tutti, anziché puntare a una perfezione che forse non esiste neanche per i baciati dagli Dei. Vedi Buffon orfano di Champions.

Quelli che hanno la tempra per prendere il posto dei più grandi, li riconosci subito da quell’autostima sincera che non ha bisogno di divorare nessuno, dal bisogno di non arraffare e da quella calma serafica, almeno esteriormente, che è fondamentale per non bruciarsi dopo cinque minuti. D’altronde Szczesny è talmente lucido e intelligente da essersi definito da solo: «Non sarò mai Gigi Buffon, ma posso essere un ottimo Szczesny»

La testa e il carattere prima delle mani e i riflessi, che, per carità, sono importanti tanto quanto se nella vita vuoi fare il portiere nel calcio. Il tempismo, prima ancora del talento.

Poi succede che, a furia di dimostrare concretamente di essere l’uomo giusto al momento giusto sia con la testa che con le abilità fisiche, finisci per prenderti tutto: Buffon che va via e ti dà la numero 1, Buffon che torna e ti lascia la numero 1, Buffon che torna e decide di fare il tuo vice, il rinnovo, i tifosi, la Juve. E succede che, ed è forse questa la vera prova del nove, l’altro se ne va, tu rimani occupandone il posto e noi siamo a posto così. Nessuna nostalgia, nessuna mancanza, nessuna disperazione. Nessun dolore.

Beh sì, forse cinque minutini di sospiri per Gigi ogni tanto li facciamo, è normale, non siamo mica mostri senza cuore e sentimenti, ma quanti sorrisi ci ha strappato Szczesny in questi anni. È la bilancia della vita.


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