Axel Witsel: cosa dà e cosa non dà alla Juve attuale, punto per punto

di Mattia Demitri |

Il destino di Axel Witsel in un prossimo futuro sarà quasi certamente a tinte bianconere. La Juve gli darà una chance di rientrare nel giro del calcio che conta, uno stipendio da top, e forse una maglia da titolare, ma cosa porterà con sé il belga?

Tecnicamente
La tecnica di Witsel è sopra la media, è discretamente preciso, anche sul lungo, a suo agio con entrambi i piedi. Ordinato negli stop e in conduzione, sa aiutarsi con il corpo in questi frangenti. dal vezzo per il dribbling si evince il retaggio del suo passato, anche da trequartista. Un interessante optional sono le sue capacità di segnare: di testa e con da fuori, accurato oltre che potente, sa calciare al volo di collo senza sparare la palla in curva. Il decision making è spartano, da scuola dell’obbligo, non si avventura in giocate sofisticate né appariscenti, e l’esecuzione è più precisa che rapida. Quando si tratta di recuperare il pallone non ama lanciarsi in scivolata, predilige il contrasto corpo a corpo.

Fisicamente
Il punto di forza di Axel Witsel, a parte il nome trendy, è la sua costituzione, 1.86 m per 73 kg, fisico slanciato ma robusto, con gambe potenti. Impossibile da sradicare quando spinge i tacchetti nel terreno, ottimo in elevazione, ma piantato anche quando si tratta di scattare, è un giocatore mobile, che si dà da fare, ma sembra aver perso l’esplosività con il passare degli anni, ora gli rimangono le lunghe leve per avere un passo normale quantomeno in allungo. Sa usare il suo fisico quando si tratta di andare a contrasto.

Tatticamente
È un giocatore abbastanza completo, per quello che il suo fisico gli consente, in passato ha giocato in tutti i ruoli del centrocampo, tra Benfica, Zenit e Standard Liegi. Il ruolo di trequartista non è più alla sua portata, perché il contesto non è più la lega belga, russa o portoghese, e perché il suo dinamismo è scemato. Non assomiglia in modo esatto a nessun componente della mediana bianconera, ma le sue caratteristiche sono già tutte presenti fra loro.
La collocazione migliore per lui è purtroppo in antitesi con la realtà juventina, in 3 anni di gestione Allegri il centrocampo a 2 non si è mai visto, se non in casi estremi nei minuti finali. Da parte sua l’allenatore, ha sempre dichiarato di preferire il centrocampo a 3 a prescindere dal contesto.
A Witsel rimangono due opzioni: metodista o mezzala.

Metodista
Davanti alla difesa Witsel può offrire un rendimento non troppo dissimile da quello di Marchisio in termini di regia, discreto, ma non sufficiente per fare a meno di un vero regista nel terzetto.
Possiede un tiro ottimo, non quanto Hernanes, ma sempre pericoloso.
Fisicamente è possente almeno quanto Lemina e più di Marchisio, ma non ha il loro dinamismo.
Garantisce una determinante superiorità aerea, nella posizione in cui serve maggiormente, a differenza di tutti gli altri.

Mezzala
Non ha la qualità o la regia di Pjanic, ma se escludiamo Marchisio dal computo, è il secondo del reparto per capacità tecniche.
Fisicamente rassomiglia a Khedira, è compassato come lui, ha più qualità ma non la stessa perspicacia per gli inserimenti.
In fase difensiva è invece competitivo col tedesco.

Witsel, in sintesi, rappresenta una crasi degli elementi che compongono il centrocampo della Juve, di per sé non offre nulla in più di quanto già non ci sia, e soprattutto non porta in dote quello che manca: qualità, dinamismo, ordine. Nonostante ciò, potrebbe se non altro rivelarsi un elemento utile a sbloccare collateralmente alcune di queste caratteristiche, attraverso lo spostamento di Marchisio nel suo ruolo originale.