L’acquisto di Weston McKennie dimostra che la Juve sa fare ancora mercato

di Valerio Vitali |

Il riscatto di Weston McKennie, ufficializzato poco fa dalla Juventus testimonia in favore del buon operato dell’area scouting del club bianconero. Forse è questo il vero “tallone d’Achille” della società, non aver persistito dopo i primi anni in questo ‘modus operandi’ di fare mercato, perlomeno in parte. L’acquisto del centrocampista statunitense ricalca quanto visto quasi un decennio fa con gli arrivi di Vidal, Pogba, Coman e compagnia cantante. Serve come il pane riuscire ad arrivare su giovani prospetti di grande avvenire senza strapagarli. Quanto visto infatti con de Ligt o più banalmente Kulusevski e Chiesa non rientra all’interno di questo ragionamento.

Per l’acquisto di Weston McKennie sono servite le molte partite che l’area scouting bianconera ha osservato in giugno, quando la Bundesliga si è presa lo scettro nel panorama calcistico non solo europeo ma mondiale causa Covid. Quelle partite viste con la maglia dello Schalke 04 hanno permesso alla Juve di chiudere in sordina un’operazione della quale nessuno forse sapeva nulla. Arrivato in punta di piedi e con la massima umiltà del caso, di chi sente la responsabilità di una maglia e di una storia così grande su di sé, il centrocampista texano si è dimostrato davvero fondamentale per le sorti attuali della Juventus.

Con lui in campo infatti la squadra di Pirlo ha vinto 11 delle 14 gare di Serie A, partecipando attivamente con 5 reti di fondamentale importanza, sebbene quella del Camp Nou resti quella di maggior rilevanza e pregevole fattura. Senza di lui invece i numeri sono ben diversi: sole 3 vittorie nelle 10 partite in cui non ha preso parte. Insomma, un acquisto completamente azzeccato non solo per il rapporto spesa/resa che ne ha generato ma anche per via delle modalità dell’operazione stessa, in termini di cifre e scadenze 8pagabile in 3 esercizi più quello passato del prestito oneroso.