Come arrivano Juventus e Atletico al Wanda

di Juventibus |

Mercoledì, ore 21.00, Atletico Madrid-Juventus.

Riparte la sfida Champions di Simeone, unico mister con 2 finali perse ancora a secco e ancora in lizza (Klopp ci è riuscito alla terza, Allegri per ora è a spasso), inizia la scalata Champions della Juventus di Sarri, fresco vincitore dell’Europa League col Chelsea, ora alla guida del club col più alto tasso di “ossessione” e desiderio per la Coppa.

Come arrivano Atleti e Juve all’esordio europeo?

La Juve. La gara del Franchi è stata troppo brutta per essere vera, per essere una reale indicazione dello stato attuale di costruzione del progetto Sarri. Squadra spenta sin dalle battute iniziali, Douglas Costa out al 3° minuto, fuori l’uomo decisivo di questo inizio torneo (assieme a Chiellini in gol a Parma e già out), gara alle 15.00 con i famosi “32 gradi” percepiti già snocciolati da Sarri e sostituzioni forzate (e discusse) per tre infortuni. Poteva entrare prima Cuadrado al posto di Douglas (col colombiano che avrebbe potuto scalare con l’uscita di Danilo).

Non è il risultato di per sé preoccupante, quanto la prestazione. Troppo in anticipo sui tempi la splendida prima ora col Napoli, troppo indietro sulla tabella di marcia i 90′ di Firenze: mai realmente equilibrati, incisivi, pericolosi, mai uno spunto, una giocata, una sicurezza. Va bene lo stato di forma deficitario, va bene una Fiorentina strepitosa e aggressiva, ma l’assenza di una struttura di gioco è stata mortificante. Eppure la Juve non ha perso. Così come a Parma non fu scalfita dal ritorno dei padroni di casa e così come col Napoli ha trovato il guizzo -fortunoso- nel finale. Si spera non sia un caso, quello della resistenza quanto meno caratteriale della Juve di Sarri, base perfetta per costruirci sopra il castello dei dettami tattici del nuovo mister.  Però solo la base non basta, e una Juve così, con i cerotti e senza uomini perno come Chiellini, Pjanic e Douglas Costa andrà in quello Stadio dove fu annichilita l’anno scorso.

L’Atletico. Se la Juve ha fatto “piangere” a Firenze, anche l’Atletico non ha certo riso in casa della Real Sociedad: 2-0, difesa scricchiolante e prestazione deficitaria. Anche i colchoneros sono apparsi in debito d’ossigeno, sovrastati a centrocampo e incapaci di reggere i ritmi altrui o trovare contromisure. In balia dell’avversaria come la Juve a Firenze, col gioiellino Joao Felix fuori al 56° (per Correa) evidentemente a corto di fiato dopo le gare in nazionale. Oblak, il migliore in campo, sostituito poi per una botta alla testa.

Male quindi la squadra del Cholo. Eppure sappiamo già che la Champions è un altro pianeta. Anche l’anno scorso l’Atleti si avvicinò agli ottavi con la Juventus reduce da una serie di pessimi risultati in Liga eppure ci travolse. Quando suona la musichetta il livello di motivazioni è concentrazione si innalza nettamente e gli uomini di Simeone conoscono l’Europa come le loro tasche.

Due fattori giocano in favore dell’Atleti: il Wanda e il ricordo del 3-0 griffato CR7.

Giocare nella propria tana, col proprio condottiero, nello stesso modo da 7 anni, in quella stessa maledetta competizione in cui vuoi dare tutto, saranno spinte in più che gli spagnoli uniranno a quella voglia di vendicarsi della clamorosa rimonta subita dal loro incubo Cristiano solo pochi mesi fa.

Simeone è un maestro nel far salire la motivazione e la garra, e pensare che voglia “sportivamente” distruggere quel rivale che gli ha negato il sogno di una finale CL in casa è palese. Cadere in questa trappola psicologica è ciò che la Juve deve evitare, oltre a non cascare nei tranelli tattici tipici dell’Atletismo: l’invito a palleggiare in modo sterile per essere trafitti nelle ripartenze, oltre al cadere in una gara di contrasti duri, provocazioni e nervosismi.

La Juve dovrà quindi concentrarsi esclusivamente su un canovaccio tattico del controllo del pallone e della gara che valorizzi la tecnica dei nostri che sembra, di poco, ancora superiore a quella dell’Atleti. Anche se l’assenza di Douglas sarà un macigno la Juve può attingere da quella che, per settimana, abbiamo considerato come una delle risorse migliori di questa squadra: la profondità della rosa.

Mi auguro quindi di vedere una gara seria, coraggiosa ma soprattutto con grande tecnica dei nostri, lasciando isterie e “huevos” agli altri, soprattutto intese come gestacci di Simeone, veramente squalificanti per il calcio professionistico. E poi, sappiamo bene che se ti lasci andare a quel tipo di oltraggi, uno come Cristiano non ti perdona poi.

di Milena Trecarichi