Vorrei fosse già lunedì

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Ci siamo, manca poco oramai.

Come vorrei fosse gia’ lunedi’. La domenica passera’ velocemente, vada come vada. In ogni caso, l’adrenalina accomulata non mi fara’ dormire tanto e l’alba mi ritrovera’ alquanto stanco. Il grosso nodo allo stomaco si sara’ gia’ sciolto, diluito nel tempo, troppa gioia o troppa amarezza, m’immergero’ nella visione di una decina di film o, nel caso opposto, cerchero’ di saziare la gioia tra i mille video ed i mille articoli del trionfo, la domenica passera’ liscia, lo so.

Tutti i nodi verranno al pettine lunedì. Qualsiasi cosa mi riportera’ indietro di due giorni e non basteranno il lavoro, i problemi o gli affetti a farmi dimenticare cio’ che e’ gia’ successo, un termine di paragone per molti giorni a venire.

Esagero? No, per niente! Come potrei? Ne ho perse già 6, tutte vissute in prima persona, un reduce con 6 medaglie al petto, ed esse sono riuscite a scandire buona parte della mia esistenza; dall’immancabile Rep al maledetto Magath, fino alla sentenza di Berlino, ognuna di esse si e’ lasciata dietro una scia di grandi rimpianti e quel senso di vuoto che solo le grandi perdite riescono a darti, quel senso d’impotenza che riesce perfino a cambiare la tua visione della vita. In fondo, questa volta tutto è racchiuso, compreso, tra questi due numeri, 3 o 7, come dire, tutta la storia chiusa tra 2 numeri primi, cosi’ pregni di significato, perfetti, allegorici, universali, senza via di mezzo, tra la vita e la morte, tra la gioia ed il rimpianto. E da uno dei due bisognera’ per forza ripartire, con nuovo slancio o nuova rabbia, siamo la Juve, non zanzarette prescritte o millantatrici, cicali buone solo per  qualche estate o galattiche entita’ piene solo di megalomania; noi siamo forza delle idee, forza del lavoro che si fa ingegno, disegno per l’avvenire.

Avevo appena 5 anni quando m’innamorai della Juve, una foto sul settimanale di mia sorella, un giovanotto dallo sguardo scaltro con i calzettoni abbassati, una trascuratezza ricercata, strafottente, un sorriso che veniva da lontano ed un nome semplice da ricordare, Sivori. Amore a prima vista che nel tempo era rimasto immutato, anche dopo il suo abbandono. Nessuno sa il perche’ di certe cose, non e’ fede ne’ passione, forse senso d’appartenenza; a volte riusciamo a mutare opinione per cose che si ritengono molto piu’ importanti, religione, idee politiche, financo moglie, giammai squadra del cuore. Non puo’ essere la storia, non la conosci ancora, forse i colori o quel grumo di emozioni che si fanno quasi necessita’, che ti fanno stare male o riescono a riempire la tua vita, da Sivori fino a Kean, senza nessuna esclusione di continuita’.

Il giorno prima della partita con il Benfica, non ricordo nemmeno per quale tipo di calcolo, avevo previsto che l’anno dopo saremmo approdati alla finale che piu’ ci appartiene, pur perdendola; qualcuno mi diede dello Zarathustra ed anch’io mi ero ritrovato a sorriderne. A Marzo di quest’anno, qualche giorno dopo la prima partita con il Porto, ho sognato, I had a dream, un sogno strano, io che sciorinavo i goals della mia Juve, in una finale di cui non riuscivo ad individuare l’avversario. Non credo ai sogni, tant’e’! Il giorno dopo, all’improvviso, mi sono ricordato del sogno, strano per me, ho ritagliato un pezzetto di carta posto sulla mia scrivania, trascrivendovi il risultato, l’ho ripiegato e sigillato, affidandolo a dei miei collaboratori, da riaprire il 5 Giugno. Chissa’, maybe it’s time!

I giardini di Cardiif si vestono di nuovi colori………..

Che anno e’, che giorno e’

Questo e’ il tempo di vincere con te….

Salvo Polizzi

Cape Town   June 1, 2017

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