Voltare pagina. Per scrivere un nuovo libro dopo Juve-Lione

di Maurizio Romeo |

Oggi non vi parlo di micromoviola, oggi no. Non ho ancora smaltito la rabbia dopo ieri sera e non tanto per il risultato, diventato addirittura positivo dopo l’incredibile occasione non sfruttata dal Lione in pieno recupero, quanto per quello che ho visto in campo e per un certo tipo di atteggiamento che sinceramente faccio fatica a comprendere.

Non ho voluto fare riflessioni a caldo ieri sera, l’avrei fatto in preda a un misto fra delusione e rassegnazione nel vedere come in Champions League sembriamo essere maestri nel complicarci la vita. Ho voluto invece lasciar decantare, come amano dire gli amanti del vino, e cercare di fare qualche critica costruttiva a mente più fredda.

LA PARTITA DI IERI SERA – Indifendibili. Non c’è altra definizione. Alla fine della partita era praticamente impossibile trovare un MVP fra i nostri. Dai commenti seguiti alla partita di ieri sera sembra si sia usciti da una disastrosa sconfitta (evitata peraltro da un miracolo di Barzagli con cui ha rimediato a un errore non da lui, di quelli che fa una volta ogni 5 anni), quando sarebbe bastata forse un po’ di attenzione in più per portare a casa il massimo risultato con il minimo sforzo, qualificandosi matematicamente agli ottavi con 2 giornate di anticipo. Non ci siamo riusciti ma, da un certo punto di vista potrebbe diventare persino una cosa positiva, basta saper cogliere i segnali e girarli a proprio vantaggio.

Un po’ come accadde poco più di 12 mesi fa dopo la sconfitta di Reggio Emilia con il Sassuolo, il punto più basso della scorsa stagione, che divenne la spinta per una cavalcata incredibile. Dopo quella partita si percepì proprio un cambio di mentalità nei giocatori bianconeri che con la mente forse più libera, già la domenica dopo furono capaci di vincere un derby all’ultimo respiro… Partita che probabilmente solo una settimana prima si sarebbe chiusa con un mesto pareggio….

Il gol di Cuadrado con il Torino è risultato invece essere quasi una liberazione e da quel giorno tutta la squadra è apparsa meno timorosa e più convinta dei propri mezzi.  Questione di mentalità, appunto.

LA MENTALITÀ VINCENTE – Non si sa bene cosa sia e dove si trovi ma si vede se qualcuno ce l’ha. Qualche tempo fa ho ascoltato uno splendido discorso di Velasco sulla cultura dell’alibi, all’interno del quale individuava le 3 componenti di una mentalità vincente:

  1. Le risorse che ognuno di noi ha dentro, che sono quelle che generano Determinazione: se ho coscienza di chi sono, allora sono spinto ad agire
  2. La Fiducia dei singoli, contrapposta alla la voglia di rassegnarsi, sia nei propri confronti che verso i propri compagni. Fare gioco di squadra significa rispettare i ruoli e stabilire come eventualmente cambiarli (avere un piano B e fidarmi di chi mi sta a fianco), tenendo bene a mente come ciò convenga a tutti perché conduce alla vittoria. Per fare questo occorre usare la tattica giusta, ovvero nascondere i propri difetti ed evidenziare quelli dell’avversario.
  3. L’Orgoglio e la voglia di Vincere: contro i propri limiti personali, contro le difficoltà imparando ad adattarsi, ma soprattutto di vincere contro l’avversario.

Mentalità vincente significa però anche sapere perdere e accettare che l’altro abbia fatto meglio di noi. Imparare dai propri errori e dai punti di forza dell’avversario aiuta a non tornare alla tentazione dell’alibi, ma a continuare nella propria crescita.

GLI ERRORI – Prendendo spunto dai 3 punti di Velasco sulla mentalità vincente, ieri sera a molti sono mancate tutte e tre. La determinazione non si è vista per tutta la partita, anzi dopo il vantaggio la sensazione che si è percepita è stata quella di una squadra più conservativa che non propositiva. Se perché hai rifiatato poco, perché sei rientrato da un infortunio o per qualunque altra ragione la tua condizione non è delle migliori devi cercare di mascherare il tutto con la qualità… ma non devi avere cali di tensione. Ciò che si trasmetteva all’esterno non era la voglia di vincere, bensì quella di non subire gol

Il problema più grande però è che se quella sensazione la colgono anche i tuoi avversari finisci per dar loro fiducia e se non sai gestire le tue paure il capitombolo è dietro l’angolo.

Se è un dato di fatto che le squadre di Allegri partano sempre più lente per arrivare al proprio top della forma intorno alla primavera non devono quindi diventare alibi le assenze per infortunio o squalifica che diminuiscono la quantità e la qualità delle tue scelte. Certamente non avere Dybala ti fa perdere in fantasia, così come l’assenza contemporanea di Chiellini, Pjaca e Lemina oltre a un Asamoah non al meglio ti consentono meno alternative di quelle che avresti voluto, a questo punto però Juve-Lione non era forse la partita giusta per fare degli esperimenti. Dei “se e i ma” son piene le fosse, ma se questa squadra non dà ancora l’impressione di aver un’identità e fiducia nei propri mezzi, le colpe vanno divise fra tutti.

OCCORRE CRESCERE – La sensazione che percepisco io è quella di una squadra che sembra avere l’ansia da prestazione di chi, in considerazione della campagna acquisti, ha ricevuto dai media l’imprimatur del vincente predestinato. Non si vince sulla carta, si vince essendo squadra e battendo gli avversari sul campo, altrimenti l’Inter delle figurine collezionate da Moratti negli anni non avrebbe avuto rivali…

Non serve il bel gioco, nulla è più soggettivo del bello, serve invece convincere, sé stessi ancor prima degli altri, scrollandosi di dosso qualunque ansia. Allo stesso tempo occorre avere consapevolezza della propria forza, senza scadere in quella sufficienza che ti fa sbagliare gli appoggi o i tiri più semplici. Non è facile mantenere la concentrazione per i 90 minuti ed oltre di una partita, ma se si vuole vincere, soprattutto fuori dall’Italia, occorre fare di più.

Bisogna quindi ripartire proprio da ieri sera, dal fischio finale di Kuipers occorre pensare a una cosa sola: voltare pagina e farlo in fretta. Domenica pomeriggio c’è la prima opportunità, con una partita ideale per sfruttare la forza e l’incoscienza del giovane Kean e magari far rifiatare un Gonzalo apparso stanco ieri sera. Poi c’è la sosta per le nazionali e bisogna sfruttare al meglio il momento per liberare la testa e poi motivarsi con convinzione ed entusiasmo.

Anche perché in fondo, numeri alla mano, nelle ultime 5 stagioni dopo 11 partite di Serie A e 4 di Champions questa Juve non è poi così male confrontandola con le precedenti….

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