I volenterosi carnefici del Var

di Massimiliano Mingioni |

Dice “il complotto”. Ma no, i complotti si fanno nell’ombra, imperscrutabili e remoti per la gioia dei pistaroli. Qui è tutto alla luce del sole, già due anni fa il presidente del Coni – mica un passante – disse “Dobbiamo inventarci qualcosa per far vincere anche le altre”. L’invenzione c’era già, invocata da un ventennio: la “moviola in gambo” di biscardiana memoria, la vendicatrice degli oppressi, la panacea ai mali del mondo, come la “sudditanza psicologica”, locuzione in uso anche presso i più tetragoni analfabeti. Dibattito (?) tutto italiano, che trova a un certo punto, cadute le resistenze di Blatter e Platini, o meglio caduti i resistenti attraverso congiurette di palazzo, una sponda europea. Naturalmente più filosofica, ma invero ideologica, anzi ammalata di ideologia: il perfettismo, l’antica quanto vana aspirazione a eliminare il Male dal mondo. Vasto programma, avrebbe detto De Gaulle. Per la sperimentazione la scelta cade sull’Italia, ed è scelta pessima, perché appunto si inquadra in un milieu già ideologicamente orientato: la “moviola in gambo” sarà la prova provata che i successi della Juventus sono in realtà soprusi, come del resto attestato dagli insuccessi internazionali. E poco importano, visto che nessuno li ricorda, gli Eriksson ’78, White ’82, Röth ’85, Valentine ’86, Kirschen ’89, Puhl ’97, Krug ’98, Ivanov 2005, Çakır 2015.

Il milieu, appunto. Quindi non è che ci sia l’ordine scritto, è un clima che si respira, è il Carraro eterno del “che non aiuti la Juventus per carità di Dio eh?”. E quindi, in 7 partite ben 6 episodi affidati al responso elettronico, e due invece determinanti non chiamati; di questi 6 solo due decisi in favore, e i due casi di non utilizzo penalizzanti per la Juventus; in 2 se non 3 di questi 6 il var è Orsato, “il miglior arbitro italiano” (già sentita questa, anni fa) che prende tre decisioni tutte sbagliate oggettivamente, cioè col conforto della tecnologia. Ma sarà certamente un caso, come altrove il fortunato trascorrere di 630 minuti più recuperi senza che mai accada un episodio da verificare. E certo, ci sarà l’imperizia, la fretta, la “sperimentazione” dicono alcuni (ma che c’è da sperimentare se nella stessa azione ci sono un fuorigioco e un contattino e tu vedi il secondo ma il primo no?) quando non la evidente cecità (Fiorentina-Atalanta, la presa di Berisha sulla caviglia di Dias visibile a occhio nudo dalla poltrona di casa ma sfuggita agli sperimentandi).

Ma se in una sola partita l’addetto alla moviola in gambo nondimeno sciorina tutto il peggior repertorio dell’arbitraglieria nazionale, dalla compensazione (il rigore dubbio dato alla Juve) alla politica (quello clamoroso non dato perché al 93° sul 2-2- il rigore alla Juve, per carità di Dio, non si dà) lo strumento ha già fallito, e con dolo: perché almeno l’arbitro in campo sbaglia a caldo, mentre qui l’intenzionalità è evidente. Com’è evidente il sogno (il progetto?) di un esito finale che, confermando l’assunto, sia il fondamento di una vasta operazione di revisionismo culturale che non potrà intaccare forse l’albo d’oro (in fondo Guido Rossi non c’è più) ma lo delegittimerà.

Questa nostra posizione è, beninteso, minoritaria, commiserata, gratificata di aggettivi quali “retrogrado, reazionario, medioevale, bigotto” (i primi tre peraltro sono per noi elogi, ma de gustibus). E vabbè.

Il problema vero per i fegati non è manco quello, per cui aspetteremo i bilanci. Il problema sono gli juventini chic, quelli col vezzo della signorilità piemontese anche se sono di Deliceto o San Leonardo di Cutro; quelli che pur di non essere “come gli altri” si farebbero un altro giretto in B perché, diciamolo, Iuliano era un energumeno, Turone effettivamente chi può dire e poi arbitrava Bergamo, Moggi signora mia per carità io in casa mia non ce lo vorrei, e giù giù fino a “beh dai ragazzi, Lichtsteiner doveva essere ESPULSO” (!). Sono gli analitici, i razionali: pipa in bocca e flemma inglese, dalle silenziose stanze del club spiegano che “la FIGC ha altro a cui pensare che la Juve”, come infatti attesta la “giustizia” sportiva; che lo strumento sta “oggettivamente” funzionando perché il rigore di Petagna è “oggettivamente ridicolo” mentre M’Baye del Bologna che casca e sfiora la caviglia di Eder è un “mentecatto” che fa un “chiaro fallo”; che il meccanismo va “affinato”. Come dice Ventura, manca solo un 5%: e in effetti, ancora, la Juventus non ha perso. Ammirevole compostezza, lodevole self-control, popperiana propensione al dialogo e alla tolleranza. Salvo però, nella stessa sera, annunciare l’arruolamento nell’Isis perché Douglas Costa entra solo al 78°. Allora i commenti non sono più british, Allegri è ipso facto “un coglione indegno”, la partita (largamente dominata e riaperta solo da Buffon prima e da Orsato poi) diventa “indecente”.

Affiora perciò un sospetto, che fra i volenterosi carnefici del Var vi siano molti autolesionisti, che se potessero si confezionerebbero una nuova calciopoli in casa (ops, già fatto!) ma anche molti furbacchioni che non vedono l’ora che, con l’aiutino della moviola in gambo, la Juventus di Allegri perda dando ragiona a posteriori e vendicandoli di tre anni di frustrazioni.

Ma sarà, anche questa, una teoria del complotto.