L’insostenibile voglia di cambiamento

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Il precampionato è (fortunatamente) finito. Il mercato (purtroppo) ancora no.
Eppure un precampionato così brutto non lo si vedeva da tempo. Nemmeno il primo anno di Allegri (con annessi e connessi che si portava appresso) aveva iscritto a referto prestazioni cosi inconsistenti. E si partiva da una sconfitta clamorosa col Lucento.

Si aspettavano contenuti e novità. I quali non sono arrivati. Perlomeno quelli che Sarri portava con se in pompa magna (e per i quali è stato preso), accompagnato dalle fanfare. Bel giuoco (come dice il Cav.) assente, malumori tanti, esuberi troppi. Qualcuno ha visto intensità o recupero palla alto? Squadra corta? Fraseggio e gioco a due tocchi? E nel frattempo Allegri gongola e da buon cinese livornese aspetta sulla riva del fiume (con lauto bonifico mensile riconosciuto da contratto).

Si ok, un mese di lavoro è troppo poco. Gli schemi dello studioso Maurizio sono di duro assorbimento. Accolgo tutte le attenuanti. Ma non dimentichiamo che siamo la Juve, che arriviamo da 8 scudetti consecutivi e non ci possiamo permettere nessun mese di transizione, figuriamoci stagioni. E c’è chi in un mese ha già fatto molto più lavoro e messo più fieno in cascina.
E allora il dubbio si insinua, alimentato da prestazioni insufficienti, e cresce fino a logorarti… Abbiamo fatto bene a prendere Maurizio Sarri affidandoci al “sarrismo” e sperando di vedere il “sarriball”?
Personalmente la risposta è NO. Per una serie di motivi.

Il primo in ordine di importanza è l’inadeguatezza dell’uomo. Ciò che di più lontano possa esserci dallo stile Juve. Basta gooolare un po’ per trovare rozze uscite omofobe (Mancini), sessiste  o blasfeme. Nel vecchio corso GalFer si è sempre (o quasi) basato le scelte sportive prima sull’uomo. E Sarri non sembra il prototipo di allenatore che meriti di rappresentare la Juventus, per mille e uno motivi.

In secondo luogo il passato. Ha mal utilizzato il nome della Juve (arrivando a minacciare querele a chiunque accostasse il suo nome alla società). Si è eretto a “comandante de la rèvolution” contro il palazzo. E poi, come ogni cristiano messo di fronte a moneta sonante, appena avuta l’occasione, si è seduto alla tavola del palazzinaro. Facendo pure la scarpetta.

Terzo il miraggio del bel giuoco. Nessun tecnico al mondo può garantirti un calcio efficacemente esteta in breve tempo. Figuriamoci una società che corre a 2000 all’ora. Qualche giorno fa il “presidentissimo” John Philip Jacob Elkann ha dichiarato che mai bel gioco e vittoria sono stati antitetici. Avallando dunque la motivazione principale della scelta di Maurizio Sarri.  Siamo passati dal “vincere è l’unica cosa che conta” a “vincere conta, però se giochiamo bene meglio”. E non credo che il tifoso juventino sia pronto a vedere calcio champagne dal secondo posto in classifica, magari dietro Conte.

Calcio d’Agosto sosterranno in molti (ed hanno le loro ragioni). A preoccupare sono piuttosto le scelte di Aprile. Questa è ragionevolmente l’ultima stagione “buona” di CR7. Affidarla ad un cambiamento radicale non mi sembra proprio la scelta più azzeccata, visto anche i sacrifici economici che la stessa ha richiesto.

L’insostenibile voglia del cambiamento, che già abbiamo malamente provato anni fa, ci riporta quel brivido di insicurezza che da stagioni non era più intimo nei nostri pensieri. Perché Pjanic non fa il Jorginho, Dybala non è Mertens e soprattutto Torino non è Napoli.

Poi domani il campionato inizierà e ci dirà quali sono state le scelte azzeccate e le dirigenze che bene hanno operato. Per ora ci tocca una Juve estiva svogliata, confusionaria e in cerca di se stessa. Il Parma è dietro l’angolo e non farà sconti. Godiamoci questi ultimi scorci d’estate. Con una domanda che mi frulla in testa… Siamo intenditori di Ippiha?

Di Matteo Barboglio