Vivo morto o X

di Giacomo Scutiero |

A chi mi chiede che cruccio abbia dopo martedì sera, dapprima gli parlo della impotenza: non siamo rimasti a galla, non abbiamo dato senso alla spedizione della settimana ventura. Ehi, sia chiaro, “Qui non si molla un cazzo”, epperò l’Io juventino è in competizione con sé stesso e sta perdendo.

Mettiamo la nostra prestazione al cospetto di quella dei migliori, pensiamo a come batterli la volta successiva. Purtroppo talvolta siamo la donna che trova deformità nelle altre donne per sentirci meglio: sì, “solo perché c’è Cristiano Ronaldo”; sì, “solo perché c’è Messi”.
Assodato che non possiamo ballare meglio di loro almeno finché gli E.T. non appendono le scarpe al chiodo, dobbiamo cercare di ballare meglio e basta. Non è poco quel che ci resta: agire piuttosto che competere, apprendere e cambiare più rapidamente degli altri, realizzare che la classifica ci dice a che punto siamo e non chi siamo.
Storicamente non possono definirci un partito di invidiosi, dimostriamolo: non guardiamo le nostre faccende in rapporto ad altre, guardiamole soltanto per quel che sono. Non abbiamo facoltà di mettere la freccia, non possiamo sorpassare, dobbiamo seguire; senza tirarsi indietro, senza sfuggire al confronto, senza voltare le spalle, senza mollare per una qualsivoglia convenienza.
Tentare di competere alla pari, con chi tira la corda nettamente più forte di te, conduce giocoforza alla sconfitta: non si arriva da nessuna parte, benché qualche volta puoi essere fortunato perché all’altro suda la mano o si fa male.

Abbiamo da sempre evidenziato lo slogan della sconfitta che migliora e non peggiora. Siamo i clienti che possono dare valore alla impresa del club; giammai chiediamo la campagna pubblicitaria e non possiamo negare che la società perlopiù ci accontenti, attraverso programmazioni misurate e di successo.
Lo sviluppo. La cultura aziendale. C’è chi cambia e chi scompare. Ci vuole sfacciataggine tendente alla malafefe nel dire che il nostro posizionamento sia fallace.

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