Che vita sarebbe senza la Champions?

di Massimo Zampini |

Ogni stagione di Champions, si sa, richiede dei rituali: serve un gruppo affiatato davanti al televisore, le posizioni giuste sul divano e soprattutto qualcuno che abbia Mediaset Premium (anche quando la trasmette Canale 5, sennò che rituali sarebbero?).

Dopo una giornata di assestamento con il Siviglia, quando  il gruppo 2016-17 non si è ancora del tutto formato – e per questo quel pallone di Higuain si ferma sulla traversa – ci compattiamo per la partita di Zagabria, preceduta da una mia buia sensazione: “sento aria di psicodramma europeo”. Sembrava tutto facile come a Copenhagen,  scontato come con il Nordsjelland, già decisivo come prima di Istanbul. Evitiamo trionfalmente lo psicodramma e ci diamo appuntamento per Lione.

Nell’attesa ci tocca la straziante sosta nazionale, in campionato battiamo Empoli e Udinese mentre la Roma si ricandida come principale avversaria (servirebbe come il pane un’altra intervista di Totti) e il vero psicodramma, invece che a noi, capita come di consueto all’Inter. Lì continua la maledizione che li perseguita dopo ogni trofeo conquistato: vincono la Champions e quella notte scappa il loro condottiero; battono la Juve e pochi giorni dopo perdono a Roma e Praga; Ziliani scrive di Juve da condannare (non sapendo neanche di cosa parla, ma è un suo desiderio) e loro neanche fanno in tempo a festeggiare come si deve che il giorno dopo succede di tutto, con tifosi divisi, rigori sbagliati, palle buttate nella propria porta da soli e pagine strappate. Il tutto contro Isla e Padoin. Altro che Dinamo Zagabria.

Si arriva al match di Lione. Ovviamente sento aria di psicodramma anche stavolta (gli attaccanti sono forti, hanno vinto la prima 3-0 perdendo di misura a Siviglia, lì abbiamo sofferto anche recentemente in Europa League, insomma uno se vuole trovare segnali nefasti può sempre trovarne) e tutto viene confermato quando l’arbitro fischia il rigore.

Tocca a Lacazette, che il mio amico da anni vorrebbe alla Juve (“sono questi i giocatori che devi prendere: in campionati dove si può ancora comprare, giovane, fa una marea di gol all’anno”). Non so se poi l’abbiamo comprato sul serio, ma certo si sono visti rigori migliori, tanto che il nostro portiere ormai bollito azzecca l’angolo del tuffo e riusciamo pure a non farci fregare sulla ribattuta.

Il Lione si scansa permettendo a quello che dovrebbe già essere la riserva di Donnarumma e Sirigu (cit.) di fare una discreta figura con un paio di umili parate.

Alla fine il vero dramma – non solo psico – lo rischiamo al momento dell’incredibile gol di Cuadrado, che mette a dura prova le nostre coronarie, provate da un’esultanza rabbiosa, urla belluine e abbracci che sembrano più pogate selvagge che sane espressioni di felicità.

Finisce così.

Alla solita mesta mezza Italia tocca cancellare quell’astuto tweet accuratamente preparato da oltre mezz’ora e pronto a decollare al fischio finale – “con arbitri stranieri espulsione, rigore ed ecco qua che così le partite non le vincete”.

A noi non resta che goderci l’intervista incazzata di Buffon e i giornali del giorno dopo. In cui il francese “L’Equipe” parla di un arbitro troppo generoso nei confronti dei propri connazionali, mentre l’italiana Gazzetta lo promuove con un bel 6.5 di congratulazioni.

Anche per questo ci buttiamo volentieri sul campionato ma non vediamo l’ora di ritrovarci tra due settimane a respirare aria d’Europa, più salubre e stimolante.

Stesso gruppo, stesso divano, stesse posizioni. E magari una sana aria di psicodramma.

A noi, la Champions, piace viverla così.