La vie en rose (o anche: tre settimane da Gazzetta)

di Massimo Zampini |

Quand il me prend dans ses bras

Il me parle tout bas,

Je vois la vie en rose.

 

Vorrei vederla anche io, la vie en rose. Almeno per un po’, mi piacerebbe vivere questa esperienza.

Un vita in cui scrivi che andare al Mondiale con Lippi, Buffon, Cannavaro sarà un grande rischio, se non un’onta, e poi alla fine mica ti scusi, eh, non sia mai, ma esulti felice come se prima se non si fosse detto e scritto niente. Anzi, sta’ a vedere che è pure merito tuo.

 

Che bella, la vie en rose.

Ma non ambisco a viverla per dieci o vent’anni, che pure mi divertirei parecchio; mi basterebbe vederla per sole due o tre settimane, la vie en rose.

Un giorno virgoletterei un pensiero riportato, spiegando che il contenuto era circa quello, però se l’abbiamo virgolettato è perché è così, o comunque parola più parola meno, ma confermiamo in toto, quindi anche il virgolettato, più o meno. Che poi che avete capito? Non intendeva mica dire quello! Cioè, lo ha detto, insomma circa lo ha detto, ma intendeva dire altro. Lo sappiamo per certo: ci hanno riferito con assoluta certezza che ha detto quella frase – parola più parola meno – ma che con quella frase intendeva dire altro. Chiaro, no? Quindi noi lo abbiamo virgolettato, perché è vero che intendeva dire altro, anzi l’opposto (che qui pure una grande come il Napoli che se la gioca alla morte è inferiore, quindi l’esatto contrario del “si scansano”), però ha detto quello, o meglio una cosa del genere, sì lo confermiamo. Più o meno.

E se i diretti interessati smentiscono seccamente, se qualche infedele osa avanzare qualche riserva, “ci dovete credere perché lo dice la Gazzetta”.

Ah, ok. Quindi con Lippi, Buffon e Cannavaro il Mondiale sarà stato un disastro, una figuraccia mondiale. Che vergogna. E pensare che dopo la finale avevo esultato come uno scemo.

 

Che meraviglia, la vie en rose.

Perché, se davvero potessi viverla così per un breve periodo, dopo quella querelle sui virgolettati, le smentite e tutto il resto, sapete che farei? Andrei a pescare l’episodio n. 3467 della grottesca saga Simoni e il 17 novembre 2016 – il 17 novembre 2016! – titolerei la homepage del mio sito – titolerei la home page del mio sito! – con le solite frasi su Ceccarini, maxi foto di Iuliano e Ronaldo e così via.

Più di 18 anni dopo, vedessi davvero la vie en rose, titolerei così.

Ma attenzione, non su Interibus, internews, intertriplete.com o qualcosa del genere.

No, nella mia vie en rose dirigerei la Gazzetta dello Sport, il giornale sportivo più famoso d’Italia, un tempo anche riconosciuto come organo di un certo prestigio.

Però mi divertirei un mondo a fare cose così, che hanno stufato persino i più piccoli siti di tifosi nerazzurri, ormai scocciati da questa farsa che toglie valore alle loro recriminazioni.

Poi, per una volta, vado pure a leggermelo, quell’articolo. Di solito faccio mettere il titolo e poi neanche li leggo, ma stavolta sì, mi godo queste settimane en rose e vado fino in fondo. Al centro vedo il richiamo a un link, si tratta di un video.

C’è un’intervista di un nostro importante giornalista a Simoni, è di un paio di anni fa. Me lo vado a gustare perché comincia a piacermi sul serio, la vie en rose.

 

 

 

Mi accorgerei che il video comincia col nostro che fa notare al povero Mister (parola più parola meno) che “per i tifosi italiani lei è quello del campionato 97/98. Glielo avranno fatto vedere mille volte, anche suo malgrado. Lo ricorda sicuramente, ci faccia la cronaca”. Simoni, invece di mettersi a ridere o magari imprecare, fa la cronaca sul serio: “la nostra azione come spesso accadeva partì da…” e così via, fino ad affermare che gli juventini lo fermano ancora per strada e gli dicono “Mister, aveva ragione”.

Il mio giornalista non si sorprende (del resto chi di voi non conosce valanghe di juventini solidali con quella sobria protesta di Simoni?), vuole controllare se il mister defraudato ricordava bene l’azione (dopo avergli detto che gliela fanno vedere troppo spesso suo malgrado) e tira fuori il colpo dal cilindro: il video dell’azione con la telecronaca… di Scarpini!

Gli mostra la cronaca “faziosa” del tifoso interista sul canale nerazzurro in cui il commentatore urla sgolandosi “rigoreeeee, rigore incredibileeee”. E Simoni guarda sconsolato.

Del resto, mi capirete, voi che non vedete la vie en rose come me: non vi era scelta. La telecronaca ufficiale, quella di Marianella e Chiesa, se la prendeva solo con le proteste di Gigi, avendo ravvisato in quel contatto un normale e regolare “body-check”. Per questo è stata eliminata da ogni video che ricordi quell’episodio.

Finita qui? Macché. L’intervistatore chiede “come sarebbe cambiata la sua carriera con quello scudetto?”. Non vivessi la vie en rose, mi chiederei quale scudetto, visto che la sua squadra, al momento di quel contatto (lo avremo scritto in almeno 70 articoli?) era in svantaggio in classifica, nel punteggio e avrebbe fatto meno punti anche nelle partite successive.

Però oh, lo dice la Gazzetta, quindi sarà vero.

E anche qui Simoni risponde amaro, sorride, dice che forse farebbe ancora l’allenatore dell’Inter; per la disperazione di Pioli, verrebbe da pensare, che da sempre sognava di allenare la squadra del suo idolo di infanzia Carletto Muraro (sì, perché ci sono anche un paio di meravigliose prime pagine su Pioli e Carletto Muraro, in queste due o tre settimane di vie en rose).

Può bastare? Non sia mai.

 

Dopo questi spiacevoli inconvenienti, che spero non abbiano turbato troppo la Juve (che comunque si dovrebbe fidare di noi, oh, siamo la Gazzetta!), arriva il match dei match: Juve-Pescara. Dobbiamo coprire l’evento come si deve: non bastano i soliti 4, ne aggiungiamo un paio, tra cui – sennò che vie en rose sarebbe? – quello del virgolettato. Uno racconterà l’attesa spasmodica, uno la storica rivalità tra le due tifoserie, uno il primo tempo, uno il secondo, uno raccoglie le interviste e uno fa le pagelle.

 

Eh? Come?

La Juve ce ne fa andare solo 4?

A noi della Gazzetta?

E come diavolo facciamo a raccontare Juve-Pescara con i soli 4 che mandiamo ogni domenica?

 

Ma la vie en rose ha sempre un suo fascino e allora scateniamo Fnsi, Ussi e qualche altra sigla con la gara a chi fa il comunicato più divertente in nostra difesa. Bravi i primi – con un lungo papello sulla Juve squadra amatoriale e non da Champions – ma vincono alla grande i secondi, che ci spiegano che tutti coloro che hanno la tessera Coni devono potere entrare allo stadio, così, magari senza neanche richiederlo. E se vengono in 500? Uguale, devono entrare. E se proprio non c’è posto per tutti, entrano quelli della Gazza.

Qualche giornalista ormai concorrente sui social di alcuni account nati dichiaratamente solo per attaccare la Juve (solidarietà a loro!) invoca la libertà di stampa non rispettata, la Costituzione violata.

Non possiamo escludere che pensassero proprio a quello, i nostri valorosi costituenti, quando scrivevano l’art. 21: e se un giorno vengono rigettati il quinto e sesto accredito per commentare Juve-Pescara? Dove andremo a finire? Ragazzi, qui forse dobbiamo scrivere un articolo sulla libertà di stampa. Dai, mettiamolo al n. 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure (…)”, che ne dite? Puo’ andare? Ma sì dai, così il quinto e sesto accredito dovrebbero essere al sicuro.

Che dite, aggiungiamo pure che il buffet in tribuna stampa deve essere all’altezza? Ma no, dai, quello lo stabiliremo con qualche legge ordinaria più avanti.

Poi, però, tutto il rosa della lunga sosta lascia il posto al solito nero del weekend, con la Juve che vince e le primi inseguitrici che perdono o pareggiano, e il super derby di Milan deciso dalla sfida Suso-Ansaldi e da qualche ingenuità di Paletta e Gomez (definito argentino, da noi rosei, pur se paraguaiano: ma fidatevi, se lo dice la Gazzetta…).

Che fare, allora, per colorare di rosa anche il lunedì? Semplice, demoliamo il campionato italiano e magnifichiamo quello inglese, capitanato dal grande Conte. Che al tempo noi – parola più parola meno – dicevamo che andava squalificato a lungo, mentre veniva difeso dalla Juve arrogante. Ma ora che lo guardiamo da lontano, ora che guardiamo la classifica, quanto ci manca. Quanto vorremmo la Premier League. Quanto vorremmo un campionato senza la Juve. Quanta invidia, scriviamo letteralmente, “pensando all’esito già abbastanza scontato della nostra povera Serie A”.

 

gazzetta

 

Perché è così bella, divertente e romantica, la vie en rose, ma anche piuttosto malinconica.

Sì, proprio come la canzone.