Ho visto cose che voi juventini../ Welcome Luciano!

di Giuseppe Gariffo |

 

Ho visto una Juventus saldamente in mano al proprio allenatore. Non entro nei meandri delle sue capacità tattiche, mi sottraggo da tempo alla diatriba vedove-aziendalisti e adesso perfino al dibattito #iostoconAllegri vs #iostoconBonucci. Tuttavia mai come ora, in questi tre anni, abbiamo avuto la sensazione di una forte leadeship del tecnico. Allegri è probabilmente, nella storia della Juventus, l’allenatore con le vittorie a più basso coefficiente seduttivo. Basta osservare il livello di attaccamento del popolo gobbo al suo mister. Contano forse il suo passato, le circostanze dell’arrivo, uno stile di gioco più da scacchista che da guerriero – la sua ormai celebre halma – al quale il tifo bianconero è poco avvezzo ed incline. Tutti ostacoli ad un innamoramento che eppure, osservando i numeri, sembrerebbe quasi “dovuto”.

Adesso però il passaggio ad un modulo fino a poco prima impensabile, alcuni passaggi di conferenze stampa e la gestione del caso-Bonucci (accompagnata pare da qualche pugno sul tavolo, e non un tavolo qualsiasi) sono fatti che ci descrivono un mister risoluto a vivere questi tre mesi finali di stagione senza compromessi e compartecipazioni di potere, con le mani saldamente incollate al timone. Tre mesi nei quali non gli si potrà dare più del gestore e chi pensa di averlo già catalogato potrebbe cambiare idea, nel bene o nel male. Di certo, alla fine, non ci saranno più “neutrali”.

Mai come adesso Allegri è apparso “un uomo forte al comando” e mai come adesso è sembrato vicino ai saluti. Che paradosso! Il nervosismo post-Doha, le scene di insubordinazione di alcuni calciatori (nulla di grave, ma abbastanza raro nell’ambiente Juve),  presunti diktat generalemnte poco apprezzati in terra sabauda, le voci di corridoio che si rincorrono… diffondono nell’ambiente la sensazione di un addio vicino.

In questo contesto si delinea una figura che sembra ormai pronta per succedere al Livornese sulla panchina bianconera. Non è tanto la continuità di risultati ammirevole in un ambiente polveriera come quello romano, non è neppure l’equilibrio trasmesso alla sua attuale squadra (che, rispetto al passato, concede poco e capitalizza al massimo le palle gol costruite): Luciano Spalletti studia da mesi sul testo “Diventare allenatore della Juventus”, concentrandosi sul capitolo “Comunicazione”. Nessun “mai alla Juve!” buttato dentro (nonostante diversi assist al bacio) in conferenza stampa a Trigoria, nessuna polemica in pasto alle lupe su torti arbitrali veri o presunti, e infine la splendida prestazione di domenica ai microfoni di Premium Sport, dopo il netto 3-1 in terra Bauscia.

Per tutta la settimana tutti gli ex interisti sono stati sguinzagliati in tutte le trasmissioni per parlare dei fatti arbitrali, ma a me non interessa. Io lo scorso anno su 19 partite ho avuto un solo calcio di rigore a favore e non mi sono mai lamentato. Ora non mi dite che i punti di differenza sono i calci di rigore. E’ stato fatto un lavoro certosino sull’insoddisfazione dell’Inter sulla classe arbitrale

Caro Luciano (a proposito, nome azzeccatissimo!), non hai ancora visto niente. Tu ti illudi, ma ti servirà studiare ancora parecchio per gestire con sapienza i tanti “la Juve rubba” da  fronteggiare, magari al primo gol dopo rimessa laterale invertita dieci azioni prima. Quello che è certo, però, è che la Jeep con cui arriverai a Vinovo non sarà accolta con uova e sputi. Sei già uno di noi: welcome, Luciano!