“Ho visto cose che voi Juventini” – Ci vorrebbe Walter Gagg

di Giuseppe Gariffo |

Martedì scorso la Juventus ci ha mostrato l’upgrade europeo che tutti aspettavamo. Nessuna paura dell’avversario che ha dominato i campi d’Europa negli ultimi dieci anni, anzi la costante propensione ad affondare la lama nella ferita sanguinante del nemico. Nessuna vergogna, come predica il suo tecnico, a stare stretti, con la massima attenzione alla fase difensiva, nei momenti in cui la partita lo richiedeva. Insomma, una squadra europea, che sa di non trovarsi casualmente nella contesa più ambita dalle grandi del calcio ed ha voglia di scrollarsi di dosso, per sempre, quella scia di provincialismo che, in questi anni di dominio italiano, ha reso le campagne continentali il luogo del quasi e del vorrei ma non posso.

Quello che i nostri occhi hanno visto la scorsa settimana attende, domani sera al Camp Nou, la conferma definitiva. Perchè, come ben detto ieri da Davide Rovati, andare a mostrare le stesse caratteristiche nella gigantesca tana del nemico trasformerebbe l’esperienza di chi c’era martedì: dallo stupore davanti a un fatto straordinario alla testimonianza oculare di un nuovo inizio, un punto di non ritorno.

Peccato che mentre la squadra, in tutte le sue componenti, è chiamata a confermare questa evoluzione, il tifoso bianconero medio, nel guardare la Champions, non si scrolla di dosso quell’atteggiamento che in Italia è proprio di altre tifoserie e che spesso additiamo come la principale ragione dei loro fallimenti e delle nostre vittorie. Ieri, appena diffusa la notizia della designazione di Kuipers, sono iniziate le lamentele preventive, verso un arbitro che (scopro adesso) in passato ha espulso tre nostri giocatori, che sarebbe molto sensibile ai condizionamenti casalinghi… fino alle invettive sui massimi sistemi di un Uefa che continua affidare le designazioni al nemico storico Collina.

Auguriamoci che la squadra sia immune da certe chiacchiere e continui a concentrarsi su se stessa. Sono certo che Allegri non avrà speso una sola parola, negli spogliatoi sui fattori esterni o arbitrali, se non per richiamare a certe attenzioni che non vanno perse di vista, come quella di evitare trattenute in area mal tollerate in Champions, che in Italia invece non vengono mai punite. Dopo un 3-0 soltanto una prestazione pessima potrebbe portarci all’eliminazione, perfino se ad arbitrare fosse Guido Rossi coadiuvato dai guardalinee Auricchio e Narducci. Non è la partita (ammesso che ce ne sia una) della lamentela preventiva o delle scaramanzie. Per meritarci questa squadra dobbiamo cercare di fare il suo stesso upgrade, non ha alcun senso concentrarsi su altro che su quanto la Juventus sarà in grado di mostrare ai centomila del Camp Nou e al mondo collegato in diretta TV.

Una suggestione, per finire. Luca Momblano da mesi ripete che i novanta milioni spesi per Higuain sono direttamente proporzionali ai novanta gol (più bonus), in tre anni, che la Juventus gli chiede. Ne manca uno per completare i trenta della prima stagione. E’ legittimo augurarsi che questo trentesimo sia iconico, da ricordare. E lo è altrettanto sperare che i bonus non siano i gol dal quarto anno in poi, ma quelli che potrà mettere a segno nei turni successivi di questa coppa. Dipende da lui. Dipende da noi.