Ho visto cose che voi juventini… / 8 – Se ci fosse uno sceicco

di Giuseppe Gariffo |

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Tornando a casa dopo aver visto “Bianconeri. Juventus Story” ripensavo al groviglio di ricordi, emozioni e nostalgia che la visione del film mi aveva destato. Molte cose esaltanti, a partire dal vedere la sala più piena delle altre in una sera in cui, in tutte meno che in quella, si entrava con soli 2€.
Poi certe interviste all’Avvocato, Platini, l’Heysel, la narrazione del post-2006 di gladiatori come Del Piero, Buffon e Nedved. Altre cose avevano soddisfatto meno i miei pruriti di tifoso, ad esempio il giudizio su Calciopoli: per me serviva meno chiaroscuro, più severità nei confronti di una farsa che ha sfregiato in modo indelebile la storia della Juventus, ma tuttavia ho apprezzato John Elkann quando ha ammesso che la gioventù e l’inesperienza dei vertici della proprietà, all’epoca, furono un grosso handicap. L’ho trovato un modo garbato e sabaudo per dire “fossero stati vivi nonno e zio non sarebbe mai successo. E dovessero riprovarci oggi, a distruggerci, si pentirebbero di esser venuti al mondo”. Non si poteva dire in quel modo, mi rendo conto, ma ero consapevole che il punto di vista del film sui fatti del 2006 avrebbe diviso.
Non mi aspettavo che dividesse “l’Agnellicentrismo del film”, invece, definito da alcuni come “un’autocelebrazione della Famiglia”, tanto da ridurre la pellicola a un “film sul legame tra Agnelli e Juventus” e “non certo sulla storia del club”.

E non mi aspettavo nemmeno che, ospite sabato pomeriggio in una tv tematica juventina, i conduttori fossero costretti dalle mail e dalle telefonate dei tifosi, a dedicare quasi per intero due ore di diretta alla “zilianata” comparsa la mattina su “Il Fatto Quotidiano”. Gli ascoltatori, pur ripetutamente informati dell’inconsistenza del tema e della scarsa imparzialità dell’autore dell’articolo, continuavano a chiamare e a scrivere per chiedere rassicurazioni, per ragionare sulle “accuse” di falso in bilancio. Alcuni partivano addirittura chiedendosi come potessero Agnelli e soci commettere una leggerezza del genere. Altri a rivangare la teoria de “la Juve dovrebbe rispondere, il sentimento popolare del 2006 nacque così”. Proprio non si riusciva a spostare la chiacchierata su Juventus-Udinese e sui tre punti che, a tutti costi, bisognava portare a casa qualche ora dopo.
Insomma, poca fiducia (o poco affetto?) verso chi guida.
Avere la stessa proprietà dal 1923 è il tratto distintivo della Juventus, un dato unico nel panorama calcistico internazionale. È un fatto, però, che non tutti i tifosi gobbi (e non ci riferiamo a trolls o a utenti social ormai noti per crociate antiagnelliane a prescindere) lo ritengano parimenti un punto di forza. Andrea Agnelli presidente, cinque anni di vittorie, lo Stadium, la Continassa, il fatturato cresciuto del 200% e un ritorno prepotente sul mercato dei top-players non hanno riparato del tutto quella crepa apertasi nel 2006 tra la tifoseria e la storica proprietà. Così mentre i competitors hanno, quasi tutti, abbandonato il Made in Italy, ci viene da chiedervi: ma voi preferireste uno sceicco o un forte centro di capitale straniero, alla testa della Juventus?
Noi non abbiamo dubbi, e i fatti di ogni fine settimana ci confermano nella nostra risoluta certezza, ma chiedervelo non ci sembra più un esercizio retorico.

Parola a voi.