Ho visto cose che voi juventini… / 6 – Stanchi di vincere

di Giuseppe Gariffo |

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Un paio di anni fa, in queste condizioni, tra i “top trends” ci sarebbe stato già l’hashtag #SalutateLaCapolista. Oggi invece, mentre le altre si affannano a rincorrerci, parliamo di gioco indecente, di avversarie che avrebbero meritato il pareggio pur non tirando mai in porta e di società col braccino corto. Non possiamo intitolare l’articolo #AllegriVattene solo perché lo abbiamo già fatto la scorsa settimana. Scorgiamo perfino tracce d’invidia del Napoli di Sarri (e non ci sarebbe nulla di strano se proprio la Juventus, in tutte le sue declinazioni, non fosse invece l’ossessione continua di quell’ambiente e del tecnico toscano), dell’Arsenal di Wenger (e non ci sarebbe nulla di strano se ogni anno, a settembre, i gunners non sembrassero sempre una corazzata, che poi a maggio vince nulla o quasi) e dell’italiano di De Boer. Non siamo ancora al #TornaACasaAndonio, ma magari fra un altro paio di scoppole del Chelsea…

Tutto sbagliato? No. Così come non c’eravamo esaltati per la “passeggiata de salute” contro il Cagliari, sabato eravamo al Barbera e ci siamo accorti anche noi della pochezza dei bianconeri. Forse non se ne sarebbe parlato se fossero finite in rete il 50% delle palle gol clamorose “mangiate” (ne contiamo sei – tre per Mandzukic e una a testa per Higuain, Lemina e Pjanic – contro zero avversarie), ma oggettivamente brutta, la Juve. Una prestazione incolore che è servita a far ripartire il 45 giri (vecchio, lo so, ma anche questo mantra l’ho sentito tante di quelle volte da sembrarmi vintage) #ServivaUnTopACentrocampo. Come se il Palermo fosse riuscito a far girare bene la palla grazie al talento degli ineffabili palleggiatori Gazzi, Jajalo e Chochev. C’è, invece, un’idea di gioco da ricostruire attorno alle caratteristiche dei nuovi interpreti. Allegri ha tanto da lavorare, e crediamo lo sappia. Farlo da primi in classifica dovrebbe essere un buon ansiolitico.

Invece passa in secondo piano il primo posto e si sottolineano tutte le criticità. Perché vincere, in Italia poi, lo diamo per scontato. Le aspettative, diremmo quasi le pretese, sono cresciute esponenzialmente: vogliamo i Top, vogliamo il gioco, vogliamo la Champions. “La gente juventini vogliono l’Europa”, direbbe Checco Zalone. Sembriamo tutti nati al Bernabeu tra i galacticos, e nemmeno chi scrive è immune. Ben vengano le aspettative alte (brutti i ricordi di quando, per godere, ci bastava battere l’Inter all’Olimpico sull’asse Sorensen-Matri), purchè ci si ricordi che innalzare l’asticella degli obiettivi è un attimo, portare la squadra al livello di quelle ambizioni è un lavoro, che richiede tempo e applicazione. Nell’attesa godiamoci il primo posto e testa a Zagabria, primo “snodo” vero (non di cartone) di quest’annata.