Ho visto cose che voi juventini… / 10 – "O vedove o lacchè"

di Giuseppe Gariffo |

juventiin

Definirsi juventino ormai è troppo generico. All’esterno ok, ti identificano come gobbo e tanto basta. Ma all’interno devi essere catalogato in modo più specifico: filosocietario o vedova, “yesmen” o “timeriterestiBlanc&Cobolli”. E chi viene etichettato finisce quasi per ritrovarsi a suo agio nella parte che gli viene affibbiata, per cui anche se grandina c’è l’arcobaleno oppure, anche se c’è un’alba da favola, quella dello scorso anno era molto più bella.
Così se la premiata ditta Marotta-Paratici, a metà Luglio, porta in dote a Vinovo uno dei migliori attaccanti in circolazione, versando una clausola rescissoria da urlo, c’è chi esprime obiezioni come: “ha 31 anni” (manco fosse il nuovo Eriberto/Luciano), “era meglio tenere Morata”, “con quei soldi ci rifacevamo la squadra”, “non ripeterà mai l’exploit della stagione”. Far notare l’irrazionalità di certe critiche significherebbe essere “Marotters”.
Se invece a Novembre la Juve ha la rara occasione di chiudere il discorso qualificazione agli Ottavi di Champions con due turni di anticipo, ma fallisce l’obiettivo giocando una partitaccia che ha forse nel risultato di parità il dato più positivo, guai a chi muove una critica! Nel migliore dei casi, chi lo fa guadagna lo status di “vedova, anche se il “compianto” non lo ha mai compianto, anche se sono passati due anni e non ha mai perso occasione per elogiare l’attuale tecnico, anche se dopo Galatasaray e Benfica (per dirne due) si è beccato vari “ti meriteresti Delneri”. Nel peggiore dei casi è tacciato di essere il guru del “moriremotutti”, se non l’uccello del malaugurio. E che rimanga giù dal carro, a giugno, se dovesse succedere quel che tutti sogniamo!!
Giudicare un’azione della dirigenza o una prestazione della squadra scatena scontri verbali fuori dalle righe, evidenziando una litigiosità esasperata. Lo si intravvede nei social, nei commenti agli articoli dei blog, perfino al bar. Esprimere un’opinione sembra quasi schierarsi in una guerra di religione da una parte o da un’altra, senza possibilità di ravvedimento.
Ci è ancora concesso di ringraziare il precedente allenatore per le vittorie che portano, ben impressa, la sua firma e biasimare, al contempo, la modalità sgradevole del suo abbandono? E’ incoerenza?
Ci sarà impedito “risalire sul carro” se oggi denunciamo la mediocrità del gioco e la scarsa autorevolezza dell’atteggiamento in campo europeo della Juventus, pur apprezzando il lavoro di Allegri, celebrando il suo double double, la gloria accarezzata a Berlino e l’attuale primo posto?
È vero, lo scorso anno partimmo molto peggio, a febbraio molto probabilmente le gambe gireranno a mille e i nuovi completeranno il loro inserimento. Ma dopo l’Allianz Arena speravamo di vedere una Juve europea magari non spettacolare, ma almeno senza paura di nessuno. Fin qui vediamo un passo indietro. Attendere un salto di qualità senza prosciutto davanti agli occhi, ma senza chiedere la testa di un allenatore che si continua a considerare, al momento, il migliore possibile, significa essere vedove o lacchè?