In vista del Milan mi torna la memoria

di Simone Navarra |

Gli archivi sono bellissimi. Ci sono documenti, fotografie e filmati. Nel 2005 quel Milan – Juventus decise il campionato e le vite di molte persone. In quei giorni di primavera, s’è saputo poi, si concentrarono le attenzioni di investigatori e magistrati per incastrare i responsabili di ‘Calciopoli’. E’ una storia di presidenti, direttori sportivi, politici, imprenditori, ex qualcosa e faccendieri vari. Quella partita tra i rossoneri ed i bianconeri fu la stura del fango, il motivo per far finire tutto e ricominciare daccapo. La cronaca d’allora dice che Trezeguet e Del Piero furono superlativi, ma in tribuna pochi digerirono quella rivincita di campionato dopo la finale di Champions di due anni prima. Antonio Conte, uno che adesso è destinato a far altro e che in quel tempo non era d’accordo con chi l’aveva messo ai margini, ha urlato anni dopo contro il “dottor” Adriano Galliani. Molti lo ricorderanno. SI raccontano cose indicibili, sconcezze di spogliatoio e minacce di paese. Si sussurra di segreti e dicerie dell’untore. Pare che tutto abbia origine da quell’incontro del 2005. Il destino, pare, dovesse portare Moggi Luciano (ancora lui, non dovevamo vederci più?) sulla tolda della nave di Milanello. All’orizzonte c’era un disimpegno finanziario, una decisione di concentrare le attività e le risorse su altro. Un solerte giornalista intercettò il dg bianconero sull’uscio della casa romana di Berlusconi e quell’intenzione rimase lì, in tasca. Colpa della fuga di notizie. Qualcuno diede il via libera all’Inter, si spiega. La partita dei veleni tra Milan e Juventus è forse tutta qui. Nell’ira del leader che non ha voglia di rinunciare a nulla e nel desiderio dei nuovi padroni di far piazza pulita.

Dopo il 2006, il disastro e la risalita, la Juve più volte si è avvicinata al paradiso, che per i bianconeri fa rima con coppacampioni. Già con Del Piero-Nedved in campo, poi con Vucinic a mezzo servizio per gli infortuni, e quindi ancor di più con quel maledetto di Tevez che è stato numero 10 per troppo poco. Il Milan è invece, dopo la coppa del 2007, sceso e sceso ancora. Perdendo i suoi alfieri e molto del suo onore. La sola gestione della vicenda di Paolo Maldini risulta emblematica. Non da quel club che recuperava e lustrava i vecchi campioni, fossero anche non proprio campioni. Il percorso degli ultimi 10 anni è questo. In un vecchio libro di Nello Governato si racconta di una guerra finanziaria e di potere tra due casate. E’ una narrativa con pagine curiose e ben scritte e sembra che fosse ispirata alla trattativa che riguardò Gianluigi Lentini. Dopo quella sfida vinta dall’ormai ex cavaliere l’Avvocato decise di cambiare metodo. Servendosi anche di un ladro di cavalli per allenare i destrieri? Alcuni dei biografi più salaci dicono di sì e tirano fuori carte, dichiarazioni, prese di posizione più o meno ufficiali. A chi si occupa di calcio e basta resta quella partita giocata a San Siro, con un sole quasi estivo, con Capello a far da dominatore ed Emerson a dettar gioco davanti a Pirlo e gli altri. Era il calcio migliore immaginato all’epoca. Quello dei muscoli sulla velocità. Quello del presidio degli spazi con chili e centimetri. Finì bene quel campionato. Ci fu il primo pullman scoperto per le vie di Torino. Arrivò pure qualche cantante a far baldoria. Resta poco o nulla, adesso. Qualche filmato, delle foto, i ricordi, i documenti. Quel torneo è stato annullato. E’ come se non fosse mai esistito. Una sorta di buco nero. Eppure è stato bellissimo passarci attraverso e vincerlo, come fanno i viaggiatori.