Chi vuol vincere non è sarriano, è juventino come Andrea Agnelli

di Gianluca Garro |

andrea agnelli

Che cosa è stata l’intervista di Andrea Agnelli a “Tutti convocati”? Una boccata d’aria fresca. Quando parla il Presidente, il suo piglio, il suo rigore, la sua precisione fanno svanire tutto il chiacchiericcio social e fanno tornare la famosa “chiesa al centro del villaggio” come blaterava Rudy Garcia per protestare contro un presunto torto arbitrale.

Il Presidente sceglie di parlare in maniera un po’ insolita. Intervista chiaramente preparata e soppesata da tempo da chi si occupa della comunicazione della Juve. Viene in un momento particolare della stagione non solo per motivi sportivi ma per motivi addirittura di protezione civile come sono i giorni che stiamo vivendo sotto l’effetto dello spauracchio del coronavirus. Forse è proprio per questo che Agnelli parla o forse no, forse parla alla squadra e alla Società perché siamo nella settimana decisiva, cioè per sua stessa ammissione in quei giorni in cui inizia la “vera” stagione. Con ottavi di Champions, Juve-Inter e semifinale di Coppa Italia sullo sfondo.

La buona notizia principale è che non c’è notizia. Cioè che il piano della Juve, anzi meglio: i piani della Juve (cioè sportivo e commerciale) non cambiano. La Juve ha le idee chiare. Siamo in un anno di cambiamento, o per meglio dire, di ripartenza. Con un nuovo tecnico, con un nuovo approccio sul piano del gioco, con giovani giocatori che vanno a svecchiare la rosa, con politiche di marketing e commerciali sempre più rapide ed efficaci, anche nella scoperta di nuovi mondi come l’intrattenimento televisivo e i videogiochi e con un atteggiamento sempre più polemico o forse di sprone nei confronti delle altre realtà importanti del campionato italiano per rendere la Serie A più competitiva all’estero.

Questo ci rassicura perché vuol dire che la Juve continua anche dopo il maxi aumento di capitale e il bond da 250 milioni emesso mesi fa a crescere, magari rincorrendo i grandi club leader mondiali ma non perdendo neanche un millimetro in questa corsa.
Una volta rassicurati possiamo scorrere le chicche che il Presidente ci ha voluto offrire in questa ora di un lunedì pre Champions League.

La scelta di Sarri – Il Presidente la rivendica pur non minimizzando le responsabilità del Capo dell’area tecnica, Fabio Paratici. “Volevamo Sarri e continuiamo con Sarri” è il suo messaggio. Guardiola è nel mirino della Juve, non lo smentisce il Presidente, ammettendo che sarebbe un’eresia non pensare al catalano sulla panchina della Juve in futuro (ma non era una “boutanade”?) ma se Pep è ancora legato a doppio filo e felice col suo staff a Manchester le cose non possono cambiare. Grande inoltre la stima e l’amicizia con Massimiliano Allegri che, altra ammissione, Andrea vede regolarmente ed è di pochi giorni fa l’ultimo caffè preso insieme per raccontarsi le ultime vicende. Ma quel che conta è che la Juve vede con Sarri una prospettiva di tre anni come recita il contratto.

Antonio Conte – Conte non è venuto perché si è scelto Sarri non perché ci fosse un veto nei suoi confronti, precisa Andrea Agnelli. I rapporti sono cordiali e Antonio è una leggenda della Juve. Sì ma il tono, le parole, tutto fa trasparire freddezza nei confronti del tecnico leccese.

Il mercato – Il grande circo dei sogni dei tifosi non è “terreno” del Presidente. Nomi non ne fa, ci mancherebbe, ne parla Paratici. Però anche qui la voglia di venire alla Juve per grandi campioni, sia pure Messi, fa la differenza, per poter crescere ancora nella caccia ai trofei più importanti.
Bilancio della stagione sportiva – per Andrea la stagione è molto positiva perché la Juve è lì dove deve stare, perché vincere è ancora l’unica cosa che conta. Perché “chi vuol vincere non è allegriano ma juventino”. Che bello!

La rincorsa alle big d’Europa – L’abbiamo detto, la Juve continua la sua corsa, e l’affare Ronaldo è stato qualcosa di molto positivo per l’immagine del brand Juventus all’estero. La Juve fuori dal campo viaggia spedita e le recenti difficoltà nel bilancio fanno parte di questo percorso. Il problema vero è l’appeal della serie A, all’estero prossimo allo 0. Gli introiti dai diritti televisivi non superano i 90 milioni annui. O si riparte con lo spirito giusto, che è quello di un business ormai internazionale e competitivo (“non è possibile che ci sono Società che vendono biglietti a 0 per riempire lo stadio”) o si farà parecchia fatica nel futuro.

Commisso – Non è male concludere questi pensieri a caldo con la battuta su Commisso che Andrea Agnelli arriva a ringraziare, per aver finalmente fatto capire in una volta sola a Sarri cosa vuol dire allenare la Juventus. Presidente, ne faccia di più di interviste così!

p.s. (N. d. A.):  la frase pronunciata dal Presidente Agnelli “chi vuol vincere non è allegriano ma juventino”, è stata parzialmente modificata nel titolo per scelta, infatti si presenta senza virgolette proprio per rimarcare un concetto: visto che ora il nostro tecnico è Maurizio Sarri e le polemiche tra tifosi della Juve impazzano proprio sulla sua figura ci sembra opportuno ribadire che alla Juve conta vincere.  Ed è proprio grazie a questo concetto, come detto bene dal Pres che si è scelto Sarri, perché si è ritenuto che il suo tipo di calcio desse grandi probabilità di vittoria. Speriamo tutti che sia così!