Perché vincere aiuta a vincere e perdere aiuta a perdere

di Riceviamo e Pubblichiamo |

pirlo

Di Manuel Miraglia

Massimiliano Allegri, durante la conferenza di addio alla Juventus del 18 maggio 2019, affermava una provocazione che diventò subito iconica: “…Ci sono i giocatori che vincono e che perdono, dirigenti che vincono e no, allenatori che vincono e non vincono mai. Ca**o, se non vincono mai ci sarà un motivo, Dio santo!”

Quanto c’è di vero in questa teoria? Sicuramente quella del tecnico di Livorno era una esagerazione, ma non del tutto campata in aria. In realtà, la psicologia ha già da tempo evidenziato come il successo e il fallimento possano indirizzare l’individuo su dei percorsi da cui non è proprio facilissimo venire fuori. Si pensi ad esempio ai concetti di autoefficacia ed impotenza appresa. L’autoefficacia fa riferimento a un insieme di credenze circa le nostre possibilità di raggiungere determinati obiettivi o di compiere certe azioni. Necessita quindi della convinzione di sapere cosa occorre fare per ottenere un determinato risultato e della convinzione di avere le capacità per farlo.

Come si sviluppa un buon senso di autoefficacia? Sicuramente i due ingredienti principali sono l’attribuzione causale interna del proprio avvenire (e non attribuire responsabilità ad elementi esterni, come ad esempio la fortuna o azioni di altri) e l’esperienza passata di successo in compiti di crescente difficoltà. La persona può così comprendere le sue risorse e i suoi limiti, e prevedere quindi le future prestazioni. Si sente padrona del proprio destino, e ciò la rende certamente più motivata a svolgere il compito, con la serenità e l’entusiasmo che aiutano ad ottenere il successo desiderato. Vincere aiuta a vincere.

L’impotenza appresa, invece, è la convinzione per la quale le persone percepiscono di non avere controllo su ciò che accade loro. Ci si ritrova in questa condizione dopo aver sperimentato una serie ripetuta di fallimenti, nonostante i tentativi attivi di cercare una soluzione. Le cause che favoriscono l’impotenza appresa sono tutte collegate ad una convinzione: quella di non avere alcun controllo sugli eventi (“Eh la rosa è questa!”, “Eh non abbiamo la mentalità europea!”, “Agli altri gira sempre tutto bene!”, …)

Le conseguenze sono il calo della motivazione al cambiamento e l’interruzione della ricerca di soluzioni, come se si accettasse l’amaro destino. La consapevolezza che “comunque si faccia, andrà male” porterà la persona inevitabilmente verso un calo della prestazione, che potrà per di più essere viziata da ansia anticipatoria, apprensione e abbassamento della concentrazione durante lo svolgimento del compito. Perdere aiuta a perdere. In uno sport come il calcio, che offre infinite occasioni di riscatto a chi fallisce, è inammissibile rischiare di venire risucchiati in queste convinzioni disfunzionali, poiché le soluzioni possibili sono infinite anche quando si fa fatica a vederle.

Un tecnico responsabile dovrebbe probabilmente fare il possibile per evitare che i suoi calciatori sperimentino continui fallimenti, ad esempio con un dato sistema di gioco, e capire quando cambiare per non perdere troppo la fiducia e la motivazione del gruppo. Un giocatore responsabile dovrebbe cercare di sentirsi sempre padrone del proprio destino, al di là dell’avversario, della sorte, dell’imponderabile; e diventare capace di valutare il proprio rendimento durante la prestazione per cambiare strategia là dove non si sia soddisfatti. Sicuramente non è facile, ma con l’impegno, mister Allegri può essere smentito.


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