Vincere non è importante, è l’unica cosa che NON conta più

di Sandro Scarpa |

LA RICERCA DELLA VITTORIA

“Voglio vincere. L’espressione “bel gioco” non la uso. Mai. Io voglio vincere e per la mia esperienza, il modo migliore per farlo, o che credo possa portarci più vicini alla vittoria è il modo in cui giochiamo”.

Bello, semplice, banale: Guardiola. Il migliore. Innovatore, appassionato, innamorato della creazione tattica, dell’insegnamento dei principi, movimenti, mentalità. Il più vincente. Forse sì. O forse lo è Zidane, 3 CL di fila in 3 anni mentre Pep non la vince da 7 anni, con flop al Bayern e al City. Non è questo il punto. I giocatori vincono, gli allenatori elaborano una ricerca della vittoria e Pep lo fa migliorando i suoi e rendendoli protagonisti pensanti di infiniti sviluppi di gioco con una costante: dominio di gara e palla, con conseguente riaggressione a palla persa.

La Juve ha seguito la sua storia anche quando, di fatto, l’ha stracciata: si è affidata al giocatore più determinante del calcio moderno a 30 milioni l’anno, piuttosto che ad un allenatore da 30 milioni. Lo ha fatto per opportunità, ritorno economico e contingenze, ma anche perché alla Juve sono i giocatori ad essere al centro di magnifici progetti di vittoria, con tecnici magistrali (Trap, Lippi, Capello, etc.) che esaltano il materiale umano e non il contrario, cioè giocatori che esaltano il progetto tattico.

La ricerca della vittoria prevede una fusione perfetta tra forza dei giocatori e forza dell’insieme, ma la differenza è nel punto di partenza.

 

LA BANALIZZAZIONE DELLA VITTORIA

La Juve ha vinto le prime 3 gare, per la terza volta di fila.

Banale in un’era (8 anni sono era calcistica, non più ciclo o periodo) di Juve dominante. Eppure non era mai accaduto in Serie A. Tre vittorie per tre anni in un periodo di grande gap economico e tecnico. Vero. Ma non ci è riuscito il Napoli di Sarri ereditato dal volpone Ancelotti, la Roma semifinalista in CL o quell‘Inter pure nettamente più forte di Sassuolo, Torino e Bologna.

Queste partenze sono venute poi in un calcio con tour asiatici ed americani con mezza squadra, nazionali in vacanza, mercati aperti, gente che si allena da 10 giorni. Sembra banale, non lo è. Soprattutto per chi è pagato per farlo: far prevalere sempre e comunque la superiorità su un rivale inferiore.

E’ un lavoro ingrato. Sei pagato per vincere. Se vinci non hai fatto niente. Se perdi sei buffone. Se vinci di stretta misura sei un perdente dentro, se vinci di larga misura ma non dando spettacolo (?) sei inutile, potresti essere sostituito da chiunque, anzi, dovresti esserlo!!

La Juve è così in alto che l’aria di vittoria è rarefatta. Vincere non è importante, non è manco l’unica cosa che conta. Vincere è SCONTATO, dovuto, ovvio, noioso e a volte controproducente. Meglio uno sveglione per capire che così non si può andare avanti, per qualcuno, per cambiare.

7 anni nel Tibet Juventino hanno destrutturato la finalità del gioco e smitizzato la Vittoria, obiettivo così impalpabile ora e così innato (a tal punto da destare choc, sdegno, vergogna, proteste e orrore quando sembrava, dopo 6 anni, scivolare via con quel gol di Koulibaly) da essere marginale.

Vincere è diventato come l’aria: che cazzo ci vuole a respirare, chiunque può farlo, apri la bocca e il naso, inspiri, espiri. Dai su. Anche un neonato sa farlo.

La banalizzazione della vittoria porta alla sofisticazione elucubrata del pensiero del “gioco”.

Giochiamo male“. Cos’è questa frase? Cosa vuol dire, direbbe Guardiola.

Giocare male significa: avere la sensazione che Chievo, Lazio o Parma possano batterti? Dopo 7 anni con una media di 90 punti? Dopo qualsiasi record di vittorie, vittorie di fila, in casa, fuori, di gol fatti?

Giocare male significa: avere la paura di un calippone da Gervinho e co..? Anche dopo qualsiasi record di imbattibilità, difensivi, dopo millemila gare consecutive senza gol subiti o senza sconfitte?

Giocare male significa: avere poco controllo del pallone e lasciare il pallino agli altri dopo il vantaggio (60% di possesso…), avere poche idee, creare poche occasioni, tirare poco (67 tiri in porta).

 

L’EQUILIBRIO DELLA VITTORIA

Cosa differenzia lo “giocare male” nell’usare fino allo sfinimento il cross game col Parma e decine di volte lo schema (terzino, esterno, interno) che porta al gol di Matuidi, col “giocare bene” del taglio Insigne-Callejon o dello stesso triangolo Insigne-Mertens-Hamsik. La velocità? La tecnica? La rigidità? L’intensità? Il ritmo? O il fatto che chi gioca bene fa SEMPRE quello, al di là del buon esito o meno, mentre la Juve cambia, non lo fa SEMPRE, si adatta, colpisce, attende, si imbruttisce, gestisce e vince!?

Perché se la Juve per tiri, xG, supremazia, tocchi in avanti, tocchi in area è stata in 3 gare alla pari con l’élite europea del BelGioco (City, Barcellona, Chelsea, Liverpool) la gente non è contenta?

Non sono fesso, so cosa vuole il tifoso, non vuole solo vincere (banale): vuole lo stesso volume offensivo non causato dalla tecnica dei singoli ma unito a velocità, intensità, ritmo e audacia sempre e comunque.

Non basta un 2-0 con la Lazio e non lasciare contropiede ad Immobile, bisogna andare tutti all’attacco, fa niente se poi Immobile ti purga. Non basta vincere col Parma e controllare senza rischiare: bisogna osare e azzardare alla morte fino al terzo, quarto, quinto gol e solo allora placarsi.

Correre tutti come dannati, fa niente se si è al 1° Settembre. Passarsi la palla con tecnica pazzesca, fa niente se hai Matuidi e Mandzukic (e non Dybala e Douglas Costa) che non hanno quel tipo di tecnica, perché poi vuoi comunque che Matuidi faccia 7 contrasti e Mandzukic faccia 100 volte la fascia avanti indietro, restando lucido.

Tutto e subito. Non bastano i 23 tiri forzati di CR7, ne voglio 40, smarcato, servito con fraseggio stile Modric, Kroos, Isco, Marcelo (anche se non li hai) e con lui solo in area, perché nel frattempo i 5-6 difensori di Chievo, Lazio e Parma sono impossessati dal fervore di Liga proiettandosi in avanti.

Queste 3 gare non dicono nulla dello sviluppo del gioco della Juve 2018-2019.

Chi blatera di “la solita solfa” soffre evidentemente di quel pregiudizio che gli ha negato la possibilità di incuriosirsi dell’evoluzione al 4231 di due anni fa (sorprendente e sognante) e dell’involuzione conservativa col ritorno al 433 dell’anno scorso (deludente in Europa, ma utile, almeno in Italia).

Le prime 3 gare servivano a fare 9 punti, molto Bonipertiani, e comincia a trovare la condizione.

Quello che vogliano tutti, è imporre il gioco contro il Lione, il Tottenham di turno, farlo anche con Real e Barca, perché no, e non limitarsi solo a soffrire e poi colpire.

 

LA FOLLIA DELLA VITTORIA

Quello che il tifoso vuole è una squadra con quel brivido da equilibrio sopra la follia che era il Real degli ultimi 3 anni, con terzini assaltatori, interni trequartisti, capacità di uscita e controllo palla fantascientifica e fare a gara sempre a farne 1-2 anche 3 più del rivale.

Non può essere così, perché poi anche i più “desiderati” e meno utilizzati Bentancur ed Emre Can, non sono Modric e Kroos, e perché in una Juve che voglia poggiare la follia su una parvenza di equilibrio almeno adesso non può rinunciare a Matuidi che tutto è fuorché Isco, così come non lo è Dybala.

C’è una cosa che al tifoso con pregiudizi è sfuggita ma fa sperare: un po’ di “follia” sopra l’equilibrio si è intravista.

Solo 2 anni fa non ci saremmo mai sognati un 4231 con 4 punte (“Maddai, impossibile, non metterà mai Cuadrado, Mandzukic, Dybala e Higuain tutti insieme e magari con Pjanic basso, impossibile!”), ora non solo quel 4231 lo usi all’esordio in trasferta e negli ultimi 20 minuti a Parma anche in vantaggio, ma con Cuadrado/Cancelo ed Alex Sandro terzini (ricordate i “maddai, impossibile che col 4231 metta Sandro e Dani Alves, metterà a volte Lichtsteiner o Barzagli e a volte Asamoah!”).

Chiaro che con la Lazio in casa (dopo le mazzate dell’anno scorso) non puoi “osare” in scarse condizioni fisiche, ma che nelle prime 3 gare sia siano visti in campo, tutti insieme, anche solo per 100-120 minuti questi 9 uomini: Cancelo (o Cuadrado col Parma), Bonucci, Sandro, Pjanic, Emre Can, Douglas Costa (o Bernardeschi col Chievo), Dybala, Mandzukic e Ronaldo, mix offensivo tra piedi buoni, testa alta, classe, capacità di uscita, di palleggio e di 1 vs 1 è un barlume interessante di perturbazione dell’equilibrio.

Una di quelle leggere ventate di follie che ti fa sperare di vincere e di godere, insieme. Vediamo.

 

 

PS: in questo articolo si è volutamente deciso di non nominare l’attuale allenatore della Juve per evitare immediata bava alla bocca (rabbiosa o lecchina) da effetto Pavlov per i due estremi dei lettori.