Vincere è importante, ricordarsi come si fa, di più

di Guido Tolomei |

Come si dice, vinci, festeggia e resetta.

Ma la vittoria di ieri sera vale una gestione una diversa, deve rimanerci bene in mente e servirci di esempio. Perché se è vero che domenica si è vista la più brutta Juve dell’epoca moderna per gioco ma soprattutto atteggiamento, riuscire a switchare in soli 3 giorni e fornire una prestazione come quella di Reggio Emilia è prova di grandissime capacità.

I rischi erano molteplici, di non riuscire a rialzare la testa e prendere quella bastonata definitiva che sembrava lì, a portata di mano e che tutta Italia aspettava. O di metterci troppa “garra” e rischiare di andare fuori giri, come un motore troppo stressato e portato oltre il limite.

Invece ieri siamo entrati in campo con una condizione mentale degna del Maestro Miyagi, “metti la cera, togli la cera”, partiti quadrati, senza l’ossessione di andare in gol, correndo bene, compatti, corti, attaccando gli spazi e la palla nella maniera giusta, muovendosi senza quest’ ultima in maniera ottimale, vedi Arthur!

Il brasiliano non è entrato da subito in partita ma non è certo stato a guardare, si è mosso bene senza pallone, tenendoci alti e accompagnando la squadra in fase di possesso (gran merito è di Chiellini che non permette mai al centrocampista centrale di abbassarsi troppo), evitando di regalare quei 20/30 metri che troppo spesso cediamo agli avversari con lui in campo. Quando poi è stato il momento e abbiamo visto il primo taglio sanguinare, come un pugile navigato, abbiamo attaccato, senza lasciare tregua, tanto che, a meno che non ce lo fossimo fatti da soli -e quasi accadeva- ed episodi particolari (vedi il rigore), dopo tanto tempo, personalmente, avvertivo la dolcissima sensazione che non ci avrebbero mai segnato ma che anzi, sarebbe stato più probabile che avremmo fatto noi il raddoppio.

Già, il secondo, Il modo in cui abbiamo difeso e siamo ripartiti al 95’ per andare in porta col pallone e che non ha permesso all’arbitro neanche di fare a tempo a mettersi il fischietto in bocca, con un giocatore fermo ai box da 2 settimane e uno acciaccato da qualche tempo, come fosse il pallone della vita, è il riassunto ottimale di una partita dominata in campo e in testa. Sì, perché ieri ognuno ha fatto il suo, chi ha giocato titolare e chi è entrato dalla panchina, al di là delle convinzioni e delle antipatie che ognuno ha, da Rabiot allo stesso Bernardeschi fino proprio a Morata.

Per chiudere, lungi da me creare alibi, certe brutte prestazioni come quella di domenica vanno oltre i singoli, ma ritrovare Cuadrado e avere un Chiello in questo formato KingKong, non può essere uguale a non averli. Attendiamo anche tutti gli altri ma nel frattempo mi godo il momento, ho tutto il diritto di ben sperare in questa Juve e nel suo mister, perché se è vero che a Milano è stato il peggiore in campo, ieri è stato… magistrale.

F I N O  A L L A  F I N E!