Vigilia-scudetto del terzo tipo

di Antonello Angelini |

Le vigilie di uno scudetto sono differenti una dall’altra. Se c’è ancora qualche possibilità per la seconda di recuperare, la tensione è alta anche se la Juventus, eccezion fatta per la porcata di Perugia, ci ha da sempre abituato a rimontare e non a essere rimontata. Se invece il distacco è cospicuo, come avviene da molti anni d’altronde, non vi è grande tensione ma solamente voglia di festeggiare.

Esiste però un terzo tipo di vigilia scudetto: quella nella quale c’ è anche da giocare la finalissima della Champions League. Quella Coppa maledetta dalle grandi orecchie, una meretrice malefica che nel momento cruciale ci ha troppo spesso lasciato in una sorta di Coitus Interruptus per il quale non siamo riusciti a godere il vero orgasmo della Champions. Due volte l’abbiamo vinta ma una sola davvero bella, bellissima… a Roma, nella mia città a 2 chilometri da casa mia. L’altra vittoria fu purtroppo bagnata dal sangue. E poi tante sconfitte amare. Ad Atene da favoritissimi dove iniziò la maledizione, a Belgrado ancora prima contro un Ajax fortissimo quasi imbattibile. Poi a Monaco di Baviera contro il Borussia dei nostri scarti: avvenne di tutto, pali, gol annullati, rigori negati e gol presi. Ed ancora la finalissima con il Real Madrid persa giocando malissimo con un gol in off side, ed ancora la amarissima finale di Manchester contro un Milan che battevamo sempre in campionato in supercoppa a New York , ma che riuscì a spuntala ai calci di rigore. E ancora Berlino due anni fa, con una partita prima timida poi gagliarda in rimonta, occasioni per passare in vantaggio, calcio di rigore negato e alla fine gol in contropiede al passivo. Facemmo segnare in contropiede il Barcellona. Assurdo.

Questa sarà la nona finale di Champions League. L’attesa è spasmodica. Ancora di più di tutte le altre volte, se escludo Atene e Roma. E al campionato da vincere non riesco proprio a pensare. Il terzo tipo di vigilia è quella che non vorresti nemmeno ci fosse. Perché per me conta una cosa sola: LA MERETRICE DALLE GRANDI ORECCHIE. In Italia ci stiamo battendo contro dei dilettanti rispetto alla forza di questa combinazione di società forte, squadra forte, staff tecnico forte.

Questa Roma-Juventus la commento dalla tribuna stampa in diretta per RadioRadio. Ma se devo dirvi la verità, non provo alcuna emozione. Ne avrei fossimo usciti contro il Barcellona. Allora amen. Ma oggi non posso far uscire dalla mia testa che a Cardiff si deciderà la stagione e si sfiderà la maledizione.
E allora bellissimo il sesto scudetto consecutivo, record dei record, superati Torino, Juve del quinquennio e anche cartonati nerazzurri vari. Bravo Allegri, bravissimo Andrea Agnelli che in 6 anni ci ha portato da essere una squadra rifiutata da Borriello, Floro Flores e Di Natale a essere tra le grandi d’Europa. Bravissimo ad Antonio Conte artefice della rinascita che ha vinto anche in Inghilterra contro squadre più attrezzate almeno sulla carta. Grazie e bravissimo a Massimo Carrera che trionfa in Russia dopo aver sostituito Conte durante la squalifica. Se si riuscirà a vincere questa Coppa Meretrice, sarà il coronamento di un progetto iniziato da Antonio Giraudo e Luciano Moggi con lo stadio e proseguito da Andrea Agnelli e Marotta dopo la parentesi della farsa di Calciopoli. Lo stadio ha contato molto, e infatti la Juventus ha ricominciato a vincere guarda caso proprio nell’anno dello Stadium.

Il progetto di Antonio Giraudo di creare del marchio Juventus un marchio non solo calcistico sta prendendo forma. La Juventus in borsa vola anche per questo, oltre che per i risultati sportivi. Per una mentalità di programmazione unica in Italia e forse anche nel mondo. Perché le altre potenze del calcio si reggono su soldi di Emiri, sceicchi, oppure americani oppure ancora oligarchi russi o cinesi. Altri su debiti e azionariato popolare. La Juventus è italiana, tutta. La Juventus ha la programmazione e l’organizzazione torinese oltre al genio italiano. La Juventus ha un nome che le consente di essere tifata da chiunque.
Attenzione: vincere lo scudetto sul campo della Roma sarà comunque bellissimo. Ovviamente. Pur con la testa a Cardiff. Sono cose che gli altri non si possono permettere. Nemmeno sognare.