Capitan Vialli, nei miei sogni da bambino

di Toccoditacco |

Nei miei sogni di bambino c’era una Juventus vincente.
Nei miei sogni di bambino c’era un Capitano trascinatore.
A 15 anni, in un calcio dominato dal Milan.
Quando, da li a poco, avrei avuto la fortuna di vivere una delle più belle ed entusiasmanti Juventus della storia.
La Juventus di Lippi e di Vialli.
Se a 15 anni mi avessero chiesto chi sarei voluto essere da grande avrei risposto senza dubbio mio padre.
Ma se avessi voluto essere un calciatore avrei risposto senza dubbio lui, Gianluca Vialli.

Vialli alla Juve fu un ottimo giocatore ma fece due stagioni altalenanti senza particolari squilli, qualche gol si ed una Coppa Uefa ma un amore mai sbocciato con Trapattoni.
Il Vialli bianconero nasce (o rinasce) in un piovoso pomeriggio di Cremona, quando con una rovesciata manda la palla a baciare la traversa e finire in rete, nonostante un vano tentativo di Turci di ricacciarla fuori.
Vialli corre ad abbracciare Lippi in impermeabile chiaro, in una diapositiva che riflette bene il rapporto tra i due dell’epoca.Il mister aveva letteralmente rilanciato il numero 9 trasformandolo, in quella stagione,in bomber ritrovato, leader, trascinatore.

Fece altre due gol in rovesciata,in casa contro la Reggiana ed un’altra alla Cremonese,ed io ero allo stadio giusto dalla tribuna Ovest, dritto per dritto per vedere la torsione di Gianluca e la palla finire all’incrocio opposto.
Vialli fece una stagione indimenticabile. Lo rivolevano a gran voce tutti in nazionale.
A dicembre del 1994 trascinò letteralmente la Juventus nello storico 3-2 contro la Fiorentina.Prima il gol dell’uno a due con palla riportata a centrocampo e poi dopo il 2 a 2 stessa scena. La fame di Vialli era la fame di Lippi e di tutto il gruppo.
Fece altri gol mai banali:alla sua Samp a Marassi, a Firenze in mezza girata sotto la traversa, pochi giorni aver ricordato il “fratello Andrea Fortunato” al suo funerale, dove parlò a nome di tutta la squadra.
Una partita,quella di Firenze,che sanciva anche se non matematicamente il ritorno della Juventus al tricolore dopo 9 lunghi anni.
E fece ancora un gol dei suoi, con esultanza liberatoria ed abbraccio a Ravanelli nel giorno dello scudetto matematico, nel 4-0 contro il rivale di quell’anno, il Parma di Scala.
Vialli era il trascinatore,il leader. Il Capitano. Fece uno dei più bei gol che abbia mai visto buttandola nel sette di Bucci dal limite dell’area nella sfortunata finale persa di Milano in Coppa Uefa.
Maledette finali.

L’anno dopo, nei miei sogni, c’era ancora quella Coppa,che non era ancora maledetta. Niente finali perse sul groppone, vivevo la prima esperienza in Champions con la speranza di arrivare fino in fondo,in quella che tutti consideravano già la finale annunciata.Juventus-Ajax. A Roma.
Vialli era uno dei trascinatori, nei gironi non segnava ma la Juve macinava vittorie e passava in scioltezza il turno.
Si arrivò ai quarti contro il Real. Che era meno Real di adesso ma faceva comunque la sua figura.
Aveva Raul, un giovanotto che stava avendo più o meno la stessa ascesa di Del Piero. Si giocava sempre al Bernabeu. Uscimmo malconci (1-0) ma non morti.
E la gara di ritorno aveva tutto per restare indimenticabile.

Ero allo stadio quel giorno. Giochi d’acqua sotto la curva, con un piscina montata per l’occasione. Ed il pienone che il Delle Alpi vedeva raramente. C’era aria di impresa.Io ci andai,a 16 anni con la grande speranza di passare.
Solo anni dopo vidi il famoso video di Vialli fatto nel dietro le quinte, a riprendere compagni, spogliatoi ed albergo del ritiro.
Una frase mi rimane in mente. Anzi due. Deschamps che gli dice qualcosa tipo “ci aspettiamo molto da te” e lui che risponde “come sempre la squadra mi carica di tutte le responsabilità e io me le prendo volentieri” e poi, poco prima di entrare nel ventre del Delle Alpi annuncia “le mazzate che ancora non sanno che prenderanno gli spagnoli“.

La partita la ricordiamo tutti. Vialli non segna ma trascina, apre Del Piero con una punizione che passa nella barriera e Padovano, sotto la mia curva,chiude i conti.
Vialli segna finalmente nella passerella contro il Nantes, troppo debole per fermare la fame della Juventus di andare a Roma.

La finale di Roma fu una gara quasi perfetta. Vincemmo ai rigori solo per caso, quando nei 90 e 120 minuti dominammo dall’inizio alla fine.
Vialli sfiorò il gol dopo aver dribblato i due metri e passa di Van der Saar, ma era troppo defilato.
E un’altra immagine indelebile per me ragazzo era Vialli abbracciato a Ferrara, a terra dopo il rigore decisivo di Jugovic. A piangere.
E le mani di Vialli che alzano al cielo la Coppa.

Poi Vialli lasciò la Juve, forse si meritava di diventare Campione del Mondo qualche mese più tardi,ma so che l’ho continuato a seguire con affetto anche da giocatore e poi da allenatore del Chelsea.
E ho sempre sperato, prima o poi di vederlo seduto sulla nostra panchina.
Vialli allenatore sarebbe stata una bella chiusura del cerchio.

Questo è stato il mio Vialli bianconero, visto con gli occhi di un ragazzo che vedeva la prima Juve vincente della sua vita da tifoso.

Ora, forse caro Capitan Vialli, tu non sai come finirà questa partita.
Ma hai alzato il trofeo più bello da giocatore con noi una sera di Maggio a Roma.
Vincerai anche questo trofeo,che sarà solo tuo ma anche un po nostro,e di chi ti ha voluto bene in questi anni.
Perché te lo meriti, Capitano.