Il nuovo vestito di Leonardo Bonucci

di Nevio Capella |

Mi ero imposto di avere pazienza e aspettare almeno un numero sufficiente di partite da usare come test, aiutato dal calendario che proponeva uno dietro l’altro Napoli, Fiorentina e Atletico Madrid con vista sull’Inter.
Adesso, con tre indizi simili a disposizione, posso dire di avere una prova con cui dimostrare che Leonardo Bonucci si è (ri)preso ufficialmente la Juventus, senza temere nemmeno la classica smentita che arriva puntuale quando ci si sbilancia.

Il terribile infortunio di capitan Chiellini a fine agosto lo ha reso di fatto l’ultimo reduce disponibile di un nucleo storico ormai quasi estinto, al netto del ritorno di Buffon più come chioccia e consigliere di spogliatoio che come uomo di campo, e la speranza era che il nostro numero 19 reagisse immediatamente, con il carattere che di certo non gli fa difetto, per diventare rapidamente il sostituto naturale di Giorgione nel ruolo di comandante del reparto arretrato.
Serviva un capitano, in primis, ma anche una sorta di istruttore per introdurre con i giusti tempi di inserimento i nuovi de Ligt e Demiral, e Leo ha già abbondantemente dimostrato di indossare perfettamente questo vestito.

In particolare a Firenze, in una giornata in cui alla squadra non riusciva nulla, Bonucci si è preso briga di tenere in piedi la baracca guidando un de Ligt inevitabilmente finito sotto la lente di ingrandimento dopo le incertezze patite nella gara contro il Napoli, gara in cui comunque a palla a terra non era passato niente che potesse impensierire Szczesny.
La replica della prestazione quasi perfetta contro la Fiorentina è arrivata pochi giorni dopo al Wanda di Madrid, impreziosita ulteriormente da un’apertura a lunga gittata per Higuain da cui è poi nato il primo dei due gol bianconeri.
Certo, andrebbero tenute presenti le falle sulle ormai celebri palle alte e inattive, ma anche in quei casi Bonucci è sembrato il meno responsabile tra i responsabili di una serie di errori collettivi dovuti essenzialmente a posizionamenti errati e movimenti da perfezionare.

E se nelle tre partite più delicate Leo si è preso cura di de Ligt, la cui crescita costante è abbastanza palese, in occasione del match casalingo contro il Verona ha avuto modo di “svezzare” anche il turco Demiral, altro giocatore giovane su cui la Juve in estate ha fatto capire in modo abbastanza chiaro di puntare, coprendone alcuni errori con tempismo perfetto.
Insomma, una sorta di chioccia che sta rivestendo il ruolo di tutor assai inedito per lui che invece, nella prima esperienza juventina, aveva la libertà di liberare i suoi proverbiali lanci lunghi o di lanciarsi in sortite offensive tra le quali ricordiamo questa contro il Genoa, conclusa con un bellissimo gol, forte della protezione dei fidati pretoriani Barzagli e Chiellini.

Queste prestazioni da leader e piene di personalità arrivano proprio nei giorni in cui dall’indagine che ha portato alla luce gli scempi perpetrati dai gruppi organizzati della curva Sud è venuto fuori, tra le altre cose, che i sistematici fischi e la contestazione che Bonny ha subito nei primi mesi seguenti il suo ritorno a casa erano quasi “atti dovuti” (e voluti) dei nostri ultras con l’intento di sviare i sospetti degli inquirenti.
Un motivo in più per chiudere definitivamente a doppia mandata la porta del suo breve capitolo milanista e sostenerlo nella sua veste di capitano in questo periodo non breve di assestamento e creazione del nuovo progetto Juve.


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