Verso Toro-Juve: Pjanic nel vivo del gioco per colpire i loro squilibri tattici

di Jacopo Azzolini |

Toro-Juve

Se si dovessero scegliere gli allenatori rivelazione di questa prima metà di campionato, di sicuro Mihajlovic sarebbe almeno sul podio. Dopo le difficoltà di vario tipo che ha dovuto subire al Milan, il tecnico serbo si è calato a meraviglia in una realtà in cerca di riscatto, quindi fatta su misura per lui. Ed in effetti, sono molti i giocatori della rosa granata che cercano di esplodere definitivamente dopo qualche annata insipida (Ljajic su tutti).

Il Torino è forse la squadra che è mutata con più evidenza rispetto alla stagione passata. Si era ormai stanchi del – comunque positivo – ciclo Ventura, c’era bisogno di iniziare un nuovo percorso sotto tutti i punti di vista. Il mercato è andato in tale ottica visto che ha rivoluzionato le caratteristiche della rosa. Come Cairo e Mihajlovic dissero nelle primissime conferenze, quest’anno il Toro avrebbe giocato col 433: gli (importanti) investimenti Falque e Ljajic hanno subito chiarito l’intenzione del club.

In confronto a quella di Ventura, questa squadra è palesemente più verticale. Molti tifosi erano stufi del possesso sterile e orizzontale dell’attuale CT della Nazionale. Ora il Toro è molto più diretto ed efficace quando punge: nonostante i granata tengano molto meno il pallone tra i piedi – e non a caso sono tra gli ultimissimi della Serie A per possesso palla -, sono tra i primi per tiri dentro l’area di rigore. Ed infatti, con 32 gol segnati il Toro di Mihajlovic ha il terzo miglior attacco.

Sinisa usa con frequenza i termini “grinta”, “intensità” e “rabbia”: (basti pensare alla strigliata che si è preso Baselli dopo la scialba prova di Pescara: non a caso, il Toro è tra le compagini più fallose del campionato). Le parole del mister possono apparire banali, eppure l’enorme generosità della sua squadra è un aspetto che colpisce subito l’occhio. Per esempio, l’attacco è il primo a fare un gran lavoro in fase di non possesso, sacrificandosi molto nei momenti di difficoltà (Belotti è davvero encomiabile).

Il gol di Falque contro la Fiorentina ne è un esempio eclatante, basta vedere dove si va a prendere palla il galiziano.

 

Come dimostrano anche i costi dei cartellini, i maggiori punti di forza granata li si trova proprio nel reparto offensivo: anche nelle prestazioni più opache, il tridente è in grado di risolvere il match, coi vari interpreti che si trovano forse nel momento potenzialmente più importante della loro carriera. Iago Falque ha compiuto un sensibile upgrade, divenendo una sorta di vero e proprio regista offensivo. Si muove a tutto campo accentrando anche la propria posizione, assumendo quasi le sembianze di un trequartista molto mobile. E’ una delle principali fonti di gioco, tant’è che è secondo per assist (3) e passaggi chiave, senza dimenticare i 7 gol realizzati fin qui.

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Chi si sta consacrando come uno dei migliori centravanti italiani è senza dubbio il Gallo Belotti. Non soltanto per la continuità realizzativa trovata fin qui (10 reti), bensì per una crescita a 360° che lo rende decisivo per l’economia granata. Con lui in campo, il Toro segna circa 2.5 gol a partita: senza l’ex Palermo, finora i suoi compagni hanno segnato appena una rete in 250′, tra l’altro su punizione. Insomma, non si sta parlando del classico finalizzatore, bensì di un attaccante molto più completo rispetto al passato nelle varie fasi di gioco, che sa rendersi decisivo in ogni frangente. Basti pensare che è addirittura in testa per quanto riguarda assist e passaggi chiave.

 

Le sue heatmap esprimono una generosità davvero fuori dal comune. Questa è quella con la Fiorentina, ad opinione dello scrivente una delle sue migliori prestazioni (pur senza segnare).

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Eccezionale la sua capacità nell’andare incontro al pallone, nel proteggere la sfera e fungere poi da sfonda per i compagni. Il gol di Benassi al Palermo ne è un chiaro esempio, con Belotti che spalle alla porta libera impeccabilmente l’inserimento dell’accorrente Baselli.

 

Insomma, non sono in molti ad avere una qualità globale dell’attacco superiore rispetto a quella granata. Quando il tridente è ispirato, i gol arrivano con grande facilità. Oltre all’estro individuali dei tre attaccanti titolari, è da sottolineare come abbiano trovato l’intesa in così poco tempo: oltre al guizzo del singolo che spesso risolve la partita, le punte si cercano e si trovano molto, muovendosi con successo senza palla.

 

 

DIFETTI: 

Questo Toro muta molto il rendimento a seconda che giochi in casa o in trasferta. Al “Grande Torino” i ragazzi di Mihajlovic hanno ottenuto 5 vittorie e 2 pareggi contro Lazio ed Empoli, mentre fuori dal proprio terreno di gioco sono arrivati appena 2 successi contro le disgraziate Palermo e Crotone. Tra le mura amiche, solo il match contro Martusciello è stato “cannato”.

Se si è elogiato in lungo e in largo il reparto offensivo, bisogna però dire che la difesa non è certo di primo livello. Le pesanti uscite estive (Glik e Maksimovic) hanno costretto Petrachi in extremis a cercare alternative low cost sul mercato: alla fine, si è andati prima su Rossettini e successivamente su un Castan in cerca di riscatto. Rispetto alle maggiori “certezze” che aveva il Toro di Ventura, questa squadra è condizionata da diverse amnesie nelle retrovie, sia di reparto che dei singoli (non certo di qualità sublime). Concede molto, e quando attaccata mostra numerose crepe.

In particolare, ci sono alcuni situazioni che si stanno ripetendo con insistenza dall’inizio del campionato, come per esempio le grosse difficoltà sulle palle alte. Sia su piazzato che su azione, si sono visti errori che sono costati punti pesanti, tant’è che Mihajlovic in conferenza se ne è più volte lamentato.

 

Essendo, come già detto, una squadra che attacca in maniera estremamente diretta, la qualità del gioco dipende molto dai ritmi, visto che non è una rosa in grado di imbastire una prolungata manovra offensiva. Fondamentale in questo senso l’apporto degli interni, i quali si trovano spesso costretti ad agire piuttosto avanzati/larghi e a coprire porzioni di campo molto elevate. Non a caso, sia Baselli che Benassi sono già a quota 8 gol in due, con in particolare l’ex Inter che si sta rivelando pedina decisiva nello scacchiere di Miha e profilo su cui puntare per la Nazionale,

 

RICETTA:

Visto il recente crollo di Genova e le dichiarazioni del post match, Allegri probabilmente lavorerà in primis per non patire eccessivamente la forte intensità dei rivali: è il derby, quindi sarà ancora di più una battaglia.

Per il suo modo di giocare e per la qualità non esaltante degli interpreti difensivi, quella granata è una rosa che presta il fianco in vari modi alla squadra avversaria. Non è affatto da sottovalutare per la Juve essere tornati a segnare con frequenza su corner (certo, uno come Pjanic alla battuta aiuta molto…), aspetto che per il Toro è ormai una sorta di tassa. Gli esterni bianconeri dovranno essere dinamici nell’andare con insistenza al cross, uno dei modi migliori per esaltare il doppio centravanti e fare emergere i difetti difensivi granata. La soluzione Cuadrado terzino non è da scartare a prescindere, quindi.

 

Il Toro è pure attaccabilissimo per via centrali: quando viene superata la prima pressione, va spesso in difficoltà. Inoltre, facendo spesso avanzare i propri interni, quando i granata perdono palla sulla trequarti rivali si concedono a transizioni subite in spazi piuttosto lunghi. Proprio per i concetti di “cattiveria” inculcati dal proprio mister, nelle fasi di attacco prolungato il Torino è a volte poco ordinato, con la squadra che va all’arrembaggio in modo abbastanza confuso. Non a caso, in numerose circostanze i granata sono letteralmente spaccati in due.

Oltre alla necessità di non soffrire eccessivamente agli elevati ritmi del Toro, la Juve dovrà avere la lucidità da grande squadra per capire nei vari momenti della gara come e quando pungere gli avversari. I granata possono essere colpiti in diversi modi, ed i bianconeri hanno tutte le carte in regola per dimostrare la propria superiorità col pallone tra i piedi, fin dalla costruzione bassa: col giusto mix tra gioco tra le linee, rapide transizioni e sfruttamento delle corsie esterne, Allegri può mettere in crisi la struttura di Mihajlovic.  Insistere sul rombo, con Pjanic nel vivo dell’azione e Dybala pronto ad entrare, può rivelarsi una scelta vincente.