Verso Juve-Udinese: zebre, zebrette, Zico e Platini

platini juve-udinese

Alzi la mano il tifoso della Juventus che all’accostamento della propria squadra all’Udinese non faccia partire in automatico l’associazione a quella giornata del 2002 che fino alle ore 17 era nota esclusivamente per la famosa poesia di Alessandro Manzoni, salvo poi diventare il giorno di festa nazionale del popolo “gobbo”, il giorno del miracolo inaspettato e della madre di tutte le beffe, per giunta a danno di quella che sarebbe diventata in assoluto la più acerrima delle rivali, grazie soprattutto a magagne e strane storie che sarebbero spuntate da dietro l’angolo di lì a poco.

Eppure al di là di questo immortale precedente e di tante altre sfide che potrebbero raccontare storie parallele interessanti, per un amante del calcio che nelle sue forme più sublimi si fonde alla poesia fino a diventare romanzo, magari “formatosi”, come chi scrive, nel cuore degli anni ’80, Udinese-Juventus è lo scrigno che custodisce la storia di uno dei più incredibili e inaspettati acquisti del calcio italiano e, con essa, la possibilità di vedere nel nostro campionato e sullo stesso campo due dei tre calciatori più forti del pianeta in quel decennio, un po’ come se oggi riuscissimo a portare in Italia due tra Crstiano Ronaldo, Messi e Neymar e magari uno di questi andasse a giocare nell’Atalanta, con tutto il rispetto che si deve ai bergamaschi, specie dopo le ultime stagioni.

Nell’ormai lontana estate del 1983 infatti, se i bianconeri più noti godevano già da un anno delle prestazioni di Michel Platini, a Udine il patron Mazza e il direttore sportivo Franco dal Cin riuscirono in uno dei più incredibili capolavori di mercato della storia del nostro calcio: portare in Friuli, nella più insospettabile delle possibili destinazioni, Arthur Antunes Coimbra, meglio noto come Zico, fuoriclasse assoluto brasiliano che aveva abbagliato il mondo con le sue prodezze sin dalla metà degli anni 70 con la maglia del Flamengo e soprattutto della nazionale brasiliana.

Terminata la sfortunata spedizione spagnola del “mundial” 82 proprio con la Selecao, il “Pelè bianco”, noto in patria anche come “Galinho” (il galletto) per la semplicità quasi arrogante con cui, a detta di tutti, faceva con il pallone ciò che voleva, ha voglia di cambiare aria, magari proprio nella nazione che ha interrotto il suo sogno mondiale in quell’epica partita decisa tre volte da Paolo Rossi.
Contemporaneamente, nel belpaese dopo vari contatti con i top club come Juventus, Milan e Roma che subito si sono fatti avanti con le rispettive proposte, spunta dalle retrovie la folle idea del presidente friulano che può contare sulla cifra monstre di ben 6 miliardi di lire, all’epoca considerata un vero e proprio sproposito, e così dopo il primo clamoroso annuncio fatto a giugno servirà oltre un mese per poter depositare il contratto del brasiliano, dopo aver superato la dura opposizione della Figc che osteggiava l’eccessiva presenza di stranieri nel campionato, e addirittura le critiche del segretario della Cgil Luciano Lama che contestava al presidente Mazza, allo stesso tempo anche proprietario della Zanussi, di spendere soldi in maniera voluttuaria senza rispetto per le migliaia di operai messi pochi mesi prima in cassa integrazione.

Alla fine l’affare si fece e sebbene l’asso brasiliano sia rimasto in Italia per due sole stagioni prima di rescindere il contratto nel momento in cui realizzò che a Udine non esisteva un serio progetto calcistico, i tifosi italiani ebbero la fortuna di vedere affrontarsi per ben tre volte Platini e Zico, che con Maradona rappresentavano all’epoca il gotha del calcio mondiale
L’incrocio tra i due campionissimi si è avuto due volte al Comunale di Torino e una volta in terra friulana: nelle due gare disputate a Torino, curiosamente entrambe nel mese di aprile (1984 e 1985) e finite 3-2 per la Juventus in rimonta, Zico è sempre riuscito a entrare nel tabellino dei marcatori, in particolare nella seconda partita con il marchio di fabbrica, il calcio di punizione, ma invano a causa delle doppiette di Vignola nella prima occasione e di Boniek nella seconda.
“Roi” Michel invece ha segnato nell’unico precedente giocato a Udine con un’azione iniziata da una delle sue fantastiche giocate e conclusa con un preciso diagonale dopo un “dai e vai” con Vignola: proprio a questo precedente si riferisce il video allegato in cui un giovanissimo e brillante Giampiero Galeazzi apre e chiude il suo servizio sulla partita con un’ intervista proprio ai due assi, il brasiliano all’inizio e il francese alla fine.

Ad osservare il nostro calcio oggi, si vede una sorta di malato cronico che non riesce mai a guarire definitivamente dai suoi mali, e l’impoverimento tecnico generale che appare a tratti clamoroso, specie se paragonato agli anni di cui abbiamo raccontato, fa risultare ancora più malinconiche queste immagini e il ricordo delle tante giocate che abbiamo avuto la fortuna di vedere.
I più attenti tra l’altro avranno notato in questo video la presenza nelle fila dell’Udinese di Massimo Mauro che il nostro bianconero lo avrebbe vestito di lì a poco, ma soprattutto del “Barone” Franco Causio, che invece proprio in Friuli era andato a chiudere la sua prestigiosa carriera dopo la lunghissima esperienza juventina.

di Nevio Capella