Verso Inter-Juve: più possibilità di approccio contro una squadra piena di incognite

di Jacopo Azzolini |

Dopo le disastrose partite contro Chievo e Palermo, l’Inter a Pescara ottiene in extremis il primo successo della stagione, al termine di un confuso forcing finale che ha ricordato i più disperati assalti di mourinhana memoria. Certo, sono stati manifestati parecchi problemi e la squadra è ben lontana dal trovare un equilibrio accettabile: tuttavia, una vittoria in rimonta contro uno degli avversari più in salute della Serie A non può che dare morale a un gruppo in completa costruzione.

FASE DI NON POSSESSO: De Boer si è affidato al 4-2-3-1, con i mezzo al campo l’esordio della coppia Medel-Jao Mario: dietro l’unica punta Icardi hanno giostrato Perisic, Banega e Candreva. In fase di non possesso è stato però un 4-4-2, con Banega ed Icardi a pressare (spesso senza troppa efficacia) i centrali abruzzesi.

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Nella ripresa gli spazi si sono poi aperti, con ribaltamenti di fronte e occasioni da una parte all’altra del campo. La prima frazione è stata invece molto più bloccata, col Pescara attento a non concedere all’Inter situazioni in cui pungere.

Più volte i nerazzurri hanno dimostrato grosse difficoltà nel coprire le linee centrali, subendo diverse ripartenze pericolose una volta perso il controllo del pallone, aspetto enfatizzato dalle qualità del Pescara nel palleggio, decisamente di un livello superiore rispetto alle altre “provinciali”. Di certo, a prescindere da qualsiasi contesto, le errate coperture di campo nerazzurro hanno favorito le offensive rivali.

 

L’occasione di Verre nella ripresa, quella che poteva chiudere la partita, è nata da un pallone perso nella trequarti rivale, coi giocatori di Oddo che con eleganza nel disimpegno hanno subito trasformato l’azione in offensiva, cogliendo in controtempo una difesa totalmente sbilanciata.

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Le spaziature non ottimali sono state una costante di tutta la gara, con l’Inter che troppe volte è parsa spezzata in due. Nell’ultima chance del primo tempo, giusto per fare un esempio, Verre si è attraversato una buona metà di campo quasi totalmente indisturbato, correndo in praterie e seminando avversari come birilli.

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Se ovviamente l’Inter è ancora alla ricerca di un equilibrio tattico, a complicare ulteriormente le partite ci pensano i troppi errori tecnici dei giocatori nerazzurri, che riguardano entrambe le fasi di gioco. Molte transizioni pescaresi sono state favorite dai duelli individuali vinti dai propri giocatori.

 

In particolare, a causa delle difficoltà in fase di costruzione che vedremo successivamente, i centrali difensivi hanno giocato piuttosto alti. Sul finire del primo tempo, Caprari lascia sul posto Murillo in una situazione di questo tipo, si invola sul centro-destra ed effettua un perfetto cross basso per Verre, che a botta sicura centra la traversa. Pure nella ripresa, Murillo si è fatto saltare in campo aperto da Bahebeck, ma fortunatamente Handanovic ci ha messo una pezza.

I terzini, forse i giocatori più contestati di tutta la rosa, non sono stati certo esenti da diverse indecisioni. Il vantaggio del Pescara, nato da un errato passaggio di Banega, è condizionato dalla scarsa aggressività di Santon e D’Ambrosio: il primo è poco aggressivo su Zampano, il secondo si perde il movimento di Bahebeck.

 

FASE DI POSSESSO: Come era già successo contro Chievo e Palermo – dove un possesso palla elevato aveva prodotto poche occasioni da rete -, l’Inter si è trovata in grossa difficoltà nello scardinare una squadra che ha coperto bene il campo. Banega è forse l’unico vero centrocampista di estro a disposizione di De Boer, tra i pochi in grado di creare qualcosa quando ci sono poche idee. Nei frangenti in cui lo si è riuscito a imbeccare nel modo giusto, l’ex Siviglia ha fatto la differenza (da un suo cross è nato il primo gol di Icardi).

 

Il problema è che per larghi tratti del match il Pescara ha schermato bene le linee centrali, con Medel e/o i centrali che non riuscivano a servire un Banega circondato da avversari.

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Nel primo tempo ci sono state lunghe fasi in cui l’Inter non è parsa assolutamente in grado di impostare l’azione, con Medel, Miranda e Murillo chiamati a inventarsi qualcosa. Il più delle volte non si riusciva a fare altro che compiere la giocata scontata, allargando il pallone per i terzini. Le qualità di Santon e D’Ambrosio in costruzione non sono certo indimenticabili, così come non lo sono quelle in uscita dal pressing avversario, perciò molte situazioni di questo tipo si sono tradotte in possessi prolungati dove l’Inter ha dimostrato di non sapere assolutamente cosa fare col pallone tra i piedi.

 

La stragrande maggioranza delle occasioni è arrivata sugli esterni, quando i nerazzurri sono riusciti a saltare le linee pescaresi. Nella ripresa, poi, non c’è stato bisogno di inventarsi nulla di particolarmente ingegnoso per andare in porta: la squadra di Oddo, in maniera poco italiana, si è mostrata propositiva e spregiudicata fino alla fine, provando sempre a giocare il pallone. Anche negli ultimi minuti. Ciò ha anche provocato sanguinosi errori per eccessiva leziosità, ma d’altronde è questa una delle principali caratteristiche del modo di intendere il calcio di Massimiliano Oddo.  La clip sotto, avvenuta all’89’, rende pienamente l’idea. Sull’azione derivata da questo errore, Palacio si divora solo davanti a Bizzarri il gol della vittoria, gol che arriverà 1′ dopo grazie a Icardi. Comunque, a portare più pericolosità hanno contribuito pure i cambi ultra offensivi di De Boer, con l’Inter che è riuscita ad incidere di più grazie alla minore attenzione dimostrata dal Pescara nella fase difensiva.

 

RICETTA: La  tremenda sconfitta contro l’Hapoel Beer Sheva ha subito fatto riprofondare nello sconforto un ambiente che aveva ritrovato un minimo di ottimismo. Certo, nel match di Europa League sono partiti titolari calciatori che definire esuberi è un eufemismo. tuttavia dopo il gol subito l’Inter ha giocato se possibile ancora peggio di prima, dimostrando una certa fragilità mentale (come confermato dallo stesso De Boer). Paradossalmente, il derby d’Italia può rivelarsi anche propedeutico per unificare l’intero gruppo contro un’avversaria storica.

Quel che è certo è che la Juventus affronta una squadra piena di problemi. L’importanza della partita non consente di prevedere con efficacia il modo in cui questa verrà approcciata da un’Inter stracolma di incognite. I difetti nerazzurri però sono emersi già con chiarezza in questo avvio di stagione, a cominciare dalla grossa fatica nel costruire gioco quando l’avversario è schierato. Sicuramente la Juventus ha le capacità per condurre la gara con autorevolezza, anche se ciò dovesse voler dire prestare il fianco a qualche ripartenza nerazzurra, di fatto oggi la principale soluzione offensiva conosciuta a De Boer. Tuttavia, il coprire bene le linee centrali e costringere l’Inter a giocare orizzontalmente appoggiandosi  a due terzini tutt’altro che sublimi può portare a un recupero alto del pallone, dando la possibilità di pungere con rapide transizioni. Il buon esito dipenderà anche da come andranno i duelli individuali, che il più delle volte condizionano l’andazzo della singola gara (per quanto riguarda i bianconeri, lo si è dimostrato in questo inizio di stagione).

Non c’è un solo modo per affrontare quest’Inter. La Juve ha tutte le carte in regola per vincere l’incontro, anche in maniera convincente. Alla luce delle attuali caratteristiche della squadra di De Boer e delle critiche per l’atteggiamento conservativo mostrato col Siviglia, sarà significativo vedere quali saranno le scelte di Allegri. Anche pensando al futuro tattico di questa rosa.