Verso Genoa-Juve: qualità per stanare chi difende basso

di Jacopo Azzolini |

Genoa-Juve

Le ultime giornate ci stanno consegnando una leggera flessione del Genoa di Juric, che molto bene aveva iniziato il campionato. In particolare, la retroguardia rossoblu – precedentemente tra le migliori dell’intera Serie A –  ha concesso 7 gol tra Atalanta, Udinese e Lazio, raddoppiando in appena 3 match il totale di segnature subite (ora ammontano a 14).

Che Juric si ispiri molto a Gasperini è cosa nota, e infatti il modulo genoano rimane stabile il 3-4-3. Certamente, si tratta di una squadra attendista, piuttosto aggressiva e scorbutica. D’altronde, Marassi è in Italia lo stadio che più di tutti ha le sembianze di un ring. Per proteggere adeguatamente la propria retroguardia, Juric lavora per togliere il più possibile la profondità alla squadra rivale, evitando duelli individuali nelle retrovie.

A causa di ciò, il Genoa tende a schiacciarsi abbastanza nei pressi della propria area: per quanto in fase di non possesso sia una formazione versatile, solitamente Juric rinuncia alla prima pressione sui difensori (ossia, sulla costruzione bassa) preferendo chiudere gli spazi in posizioni più arretrate. Ciò ha messo in difficoltà il Napoli, giusto per fare un esempio concreto.

Di conseguenza, spesso si notano grosse difficoltà nella risalita col pallone, specialmente quando le energie vengono meno o c’è ridotta qualità a livello generale. Ciò lo si è potuto vedere nella (vittoriosa) gara col Milan: nonostante la superiorità numerica conseguente all’espulsione di Paletta, il Genoa per larghi tratti della ripresa si è fatto schiacciare da una formazione non certo sublime nel palleggio. In queste circostanze, diventa fondamentale l’utilizzo del lancio lungo per cercare Pavoletti, con questi in grado di fungere da sponda e successivamente far salire la squadra.

Purtroppo per i tifosi genoani, però, un brutto infortunio al ginocchio priverà il Grifone del proprio centravanti di riferimento per tutto il resto del 2016. Un’altra pesante assenza in vista di domenica è Miguel Veloso, squalificato. In una rosa priva di grande qualità, il centrocampista portoghese è forse il principale faro della squadra. I numeri confermano quanto sia fondamentale per l’economia genoana: sia in impostazione (è in vetta per passaggi effettuati e tra i primi per key passes), sia in interdizione (bene in tackle ed intercetti). Insomma, uno dei rossoblu col piede più fino, come dimostrano i suoi 3 assist: l’ultimo ha portato al gol di Ocampos nella gara di Roma.

 

Proprio il talento argentino, a segno da due match consecutivi, è uno di quelli da tenere sotto controllo. Attaccante sinistro nel 3-4-3, è probabilmente l’uomo con più estro in avanti. Non a caso, la squadra lavora molto nel tentativo di esaltare le sue doti, come l’eccellente progressione palla al piede e la capacità di saltare l’uomo. In questo caso è il Cholito Simeone a lavorare per lui, consentendogli di tagliare verso l’interno.

sponda-cholito

Ocampos lavora molto pure con Laxalt, esterno mancino dei 4 di centrocampo e tra i giocatori attualmente più in forma. Con diversi dialoghi e movimenti, è frequente vederli scambiare le posizioni, con l’argentino che si allarga e l’uruguagio che si accentra per attaccare l’interno.

Proprio da una situazione di questo tipo è nato il rigore che ha portato al 2-1 della Lazio, ossia il gol che ha riportato subito in vantaggio i biancocelesti. L’imprecisione di Ocampos, con lui e Laxalt sulla linea esterna di centrocampo, ha portato a un’immediata transizione della Lazio, con Felipe Anderson che ha avuto modo di puntare l’uomo (proprio ciò che Juric prova a limitare). L’ingenuità di Orban ha fatto il resto.

gol-lazio

 

RICETTA: Alla sfida di Genova si arriva dopo la fondamentale vittoria del Sanchez Pizjuan, una partita che ha abbastanza diviso l’opinione dei tifosi. L’elemento però più indiscutibile è stata la sterilità offensiva vistasi nella ripresa, nonostante la superiorità numerica. Prima del gol di Bonucci, la Juve non è riuscita a creare praticamente nulla: il possesso palla orizzontale ha espresso una delle difficoltà maggiori di questo periodo, ossia lo scardinare una difesa schierata. Il Genoa di domenica non avrà molti modi con cui affrontare i bianconeri, che verosimilmente si troveranno ad affrontare un match molto fisico in spazi piuttosto stretti.

Alla luce di ciò, la partita di Marassi può essere vista come un test interessante, come un palcoscenico in cui lavorare per migliorare questo aspetto. Le già citate assenze genoane porteranno a una formazione ancora più compassata. Al posto di Pavoletti agirà Simeone, prospetto interessante ma non ancora in grado di poter fare da riferimento in avanti; per quanto riguarda la sostituzione di Veloso, il tecnico croato dovrà decidere tra Ntcham e l’arretramento di Rigoni.

La Juve dovrà esprimere il giusto mix di garra – sarà una battaglia, e sappiamo quanto Mandzukic possa esaltarsi in gare di questo tipo – e qualità. Con l’assenza di Dybala, stanno mancando abbastanza sia la rifinitura che il gioco tra le linee. Pjanic in particolare non si sta esprimendo al meglio, alternando prestazioni positive (Verona) ad altre totalmente impalpabili. Aggiungendo poi che il Genoa difficilmente andrà a pressare alto – non l’ha mai fatto contro gli avversari più tecnici -, può essere una buona soluzione non giocare con 3 centrali difensivi di ruolo, per accompagnare meglio l’azione e rendere la manovra più fluida.

Domenica bisognerà far rendere al meglio gli uomini con più qualità della rosa juventina, ossia coloro che anche in situazioni più bloccate sono in grado di accendere la luca e mandare in porta un compagno. Pur non trascurando le logiche valutazioni fisiche che dovrà fare Allegri dopo una trasferta europea, a Marassi sarebbe positivo vedere Pjanic salire in cattedra: in parte deve essere la squadra ad aiutarlo nel renderlo fulcro del gioco, in parte deve essere il bosniaco stesso a dimostrare quel carisma che in molti gli rimproverano.