Scucirsi lo scudetto con dignità e razionalità

di Mauro Bortone |

Il pareggio col Verona ha il sapore di una resa, quella che fa ammettere che sia il punto del “game over”. Giochi finiti, almeno per la Juventus, in campionato e obiettivi da ripensare con tre mesi di partite ancora da fare, anche se la speranza, si sa, è sempre l’ultima a morire: ma bisogna essere onesti, oggettivi oltre il tifo, e appare difficile, impensabile, al di là della legittima illusione e di un divertente spirito da “gufi”, immaginare che l’Inter di Conte si suicidi con un margine così importante e sognare la riedizione di un nuovo 5 maggio.

Sarebbe il finale perfetto ma dentro questa storia possibile c’è una Juve reale che non dà la sensazione di poter infilare un filotto di vittorie e che ha fatto della propria incostanza il suo tratto distintivo. Il punto è proprio questo, dunque: dover sperare negli errori altrui, non considerando i propri che continuano ad esserci.

È una posizione mentale a cui la Juve non era abituata nel lusso di 3000 giorni pieni di successi e che racconta di una stagione inedita, complessa, certamente sfortunata. Ma è una stagione che va comunque giocata e, se si sta andando incontro all’abdicazione del regno, lo scudetto deve essere scucito con dignità e razionalità.

Non servono solo i muscoli, purtroppo fragili di questa squadra, che arriva da tre anni a questa parte, a marzo con deficit di idee e uomini. Serve il cuore, un’anima da Juve, che spinga i propri limiti oltre l’ostacolo e che, conscia di questo anno che sa di transizione, chiuda l’annata nel miglior modo possibile. Perché perdere uno scudetto dopo nove di fila è qualcosa che anche per ragioni di statistica bisogna mettere in conto, anche se vederlo vincere a Conte sulla panchina dell’Inter difficilmente può lasciare indifferenti gli juventini: ma perderlo con uno spirito arrendevole che porta persino a raggiungere a fatica il quarto posto è un’altra cosa, che per chi veste una maglia gloriosa come quella della Juve, non si può accettare.

Riaccendere lo spirito Juve è un dovere per costringere chi sta davanti a sudarsi fino alla fine ogni traguardo.