A CALDO / Lazio-Juventus 0-1. Veri uomini

di Vincenzo Ricchiuti |

Gara d’altri tempi. Pronti, via. La formazione è ottima. Zaza e Morata punte di movimento. Sandro gioca in coppa ergo è riserva. C’era stato uno nei commenti che m’aveva detto, Sandro ha scavalcato Evra nelle gerarchie e la riprova sarà Sandro con la Roma, Evra con la Lazio. Invece. Lazio che si presenta a tutta fisicità. Fa un pressing della Madonna. Inaudito giocare così in Italia, inaudito giocare sempre così. Pioli fa sempre le stesse cose, brucia e si brucia il tempo del primo tempo. Il calcolo è che la sua squadra crolli nella ripresa, stremata dal solito copione tremendista. Difatti. Nel frattempo nel loro quarto d’ora di stare in partita ci mettono in difficoltà con lo spagnolo Keita, che a me non piace ché ne pensavo molto meglio, il quale profitta sulla nostra destra delle assenze di Lichtsteiner che rimane spesso troppo avanti. Sandro in compenso fa una buona gara. Diligente, quadrato. Crossa anche bene ma non è il punto. Il punto è che marca col corpo e non come progetto proprio come contatto ad uomo. E’ bravo a capire, tenere la posizione, è essenziale. Una discreta ubbidiente partita da terzino italiano che un giorno si farà. Nella ripresa scaga e non scende più e fa bene. La Juve che nel primo tempo ha cercato di costruire qualcosa rimediando pochetto scrive nei secondi quarantacinque il manuale delle ripartenze. Tutte a sinistra ma senza laterali che accompagnino o orge di sovrapponenti. Semplice contropiede, non invasione della frontiera e sfilata dello stato maggiore. II semplice contropiede si fa con lancio sulla punta che corre da sola o in tandem con l’altra. E’ così che fanno Morata specialmente, bravo sia a ubriacare la concezione spaziale degli stanco-laziali sia ad ubriacare se stesso di tiri mosci ed egoismi negazionisti di ogni benché minima forma di passaggio. Vedere Morata è assistere ad un allunaggio. L’eroe magro e vincente dall’età giusta e la faccia d’oro che lanciato come un proiettile dalla coperta base sulla Terra si avventura sul pianeta altro piantando bandierine del suo ego, ignorando la benché minima ipotesi ci possa essere altra vita ad esempio Zaza intorno a sé. Finché l’ossigeno gli dura è anche spettacolo interessante per quanto possa risultare interessante lo spreco. Se di talento è mito. Cioè danaro. Quello di cibo, no. Zaza che non riesce a metterla dentro neanche a porta vuota è uno di quelli che però dà il tono maschio alla gara. Piove, freddo. In un clima da Bundesliga e un arbitraggio modello La finale di Coppitalia anche quest’anno è a Roma e anche quest’anno noi non vi aiutiamo, un arbitraggio che risparmia incredibilmente i rossi del cartellino per farci pregustare il rosso sangue, il depilato acrobata ingaggia il fantasma di Scola per un remake del vecchio calcio, “C’eravamo tanto picchiati”. Oggi sembra un controsenso. Il calcio è cambiato, non si dice pallone ma palla, non si dice fa freddo per giocare ma in Inghilterra giocano anche a Natale. Non si scivola per il campo putrefatto, si scivola per lo sbaglio di tacchetti. Zaza vuol menarsi con Lulic, fa cose da vecchio calcio davvero cioè quel tipo di calcio simile al pugilato e alla politica che piace solo ai vecchi e funziona a simulazioni e non simulatori. Ad esempio tarda l’uscita dal campo in maniera magnifica, non come quelle manfrine gay friendly di applausi al pubblico e complimenti per la trasmissione che vanno ora. No, esce tipo cazzo guardi, si, ti sto inculando e non lo fo per piacer tuo ma per dare punti e fischi ad Io. Si finisce abbastanza bene, bene per forza perché s’è vinto, con una caterva di goal falliti d’un soffio tra ululati razzisti alla luna, disprezzo del periglio, giochetti di Pogba a provocare la reazione, l’ignoranza degli umigliati con la g, la bambina argentina che in mezzo al casino si muove a suo agio come maschiaccio e specialità della casa. Pioli passa per scienziato ma il vero uomo ha, quasi, menato la gaia scienza. Il calcio non è sport per signorine perché fa passare solo la Signora.