DAI LETTORI – Abbiamo venduto l’anima al diavolo?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

bonucci diavolo

E’ giunta l’ora di chiudere una volta per tutte la querelle Bonucci, che fino ad altri colpi eclatanti che il calciomercato può ancora riservare, è indiscutibilmente l’affaire dell’anno. Ammettiamolo: il trasferimento di Bonucci ha colto tutti noi tifosi bianconeri totalmente di sorpresa, non tanto per il timing della trattativa lampo (anche se in questo caso la società è sembrata colta in contropiede rispetto alla gestione delle risorse che siamo stati abituati a vedere in questi anni), e nemmeno per il giocatore in sé, perché in fondo chi non ha immaginato Bonucci via dalla Juve quando è stato punito sullo sgabello nella tribuna del Dragao?

Ciò che davvero ci ha ferito (dal punto di vista morale più che dal lato squisitamente tecnico) è vedere un giocatore che ha incarnato una delle anime più presenti nella Juve pluricampione, accasarsi ad una squadra storicamente rivale, e diventarne simbolo e capitano ancor prima di scendere in campo! Non ricordo a memoria un giocatore importante che, appena trasferito ad una squadra rivale, ne diventa capitano. Non credo che alla Juve lo avremmo mai accettato, nemmeno dopo calciopoli e neanche nelle deludenti stagioni successive.

Questo addio sembra così assurdo che sarebbe più giusto collocarlo in un ambito “fantacalcistico”. In un altro articolo pubblicato da Juventibus è stato giustamente fatto notare come “Bonucci sia diventato grande poiché forgiato dalla Juve”. Senza la nostra organizzazione, senza un motivatore come Conte prima, e un tattico come Allegri poi, Leo probabilmente non sarebbe mai entrato nell’elite dei difensori più forti al mondo. Questa valutazione generale mi costringe a sottolineare come i 42 milioni di € del Milan siano poca roba per un giocatore che dovrebbe spostare gli equilibri.

Comunque 10/15 milioni in più non avrebbero modificato quello che invece vorrei sottolineare, un fattore ancora non inquadrato fino ad ora: dopo il clamore suscitato dalla sua scelta, mi sarei aspettato che Bonucci, investito del ruolo di leader del nuovo Milan, lavorasse nell’ombra per trasferire ai suoi nuovi compagni ciò che ha acquisito negli anni di Juve e per dimostrare davvero il suo valore lontano da Torino. Perché i veri leader in genere lasciano parlare il campo (Del Piero docet), e perché lo stile avrebbe suggerito un periodo di silenzio in rispetto dei tifosi juventini e della storia degli ultimi sette anni.

Invece appena sbarcato sulla sponda rossonera Bonucci lancia sui social diversi post motivazionali, e un video totalmente copiato dallo stile di quelli che la Juve produce e pubblica prima delle sfide importanti da oltre un anno. Ed è qui che finalmente si manifesta il carisma completamente artefatto di colui che era ritenuto un’anima della Juve, per la vicinanza alla curva, per i richiami ad alta voce ai suoi compagni, per la sua esultanza un po’ sbruffona. E invece tutto questo era solo marketing di sé stesso, un po’ come la maschera di Dybala e i tagli di capelli di Pogba.

E allora, se è vero che dal punto di vista tecnico probabilmente abbiamo perso un po’ di qualità in difesa, possiamo almeno stare tranquilli di una cosa: no, non abbiamo venduto la nostra anima al diavolo.