Vegetable man

di Vincenzo Ricchiuti |

Ad un certo punto la Juve si stava addormentando. E’ meraviglioso quando succede. Hai la netta sensazione dietro quel tedio che sia tutto finito. Per gli altri, ovviamente. Noia e guardare il cronometro sono o almeno dovrebbero essere gli ingredienti classici che un sano tifoso di una squadra che vince si aspetti dopo un po’. Non capisco quelli che vogliono altro. Che so: incertezza, velocità, ooh e aah. Mi sembrano quelli che non sopportando di aver vinto nella vita una vita di noia e placide abitudini si giochino la moglie o la casa alla prima occasione un po’ scema gli si presenti. La Juve ha vinto il Palermo non ammettendo altro che un percorso scontato di gara chiusa subito, gente che cazzeggia su whatsapp mentre attende la fine, giocatori che dicono la qualunque non dovendo fare altro. E’ una questione di equilibrio e buon senso capire l’evidenza dei fatti. Ed il nervosismo che ne deriva in certi non potersi stracciare le vesti, bruciare di ansia, rabbrividire di nulla. Quelli che oggi usano Bonucci per attaccare Allegri sono questi sensation seekers qui. Gente che non apprezza il dominio. Il controllo. La placida normalità del primato, cosa che rifugge le scosse vere figurarsi quelle false. Hanno una particolare voglia di menar le mani sul nostro allenatore. Perché ha dimostrato, lui povero praticone spiccio, che le critiche sono una cosa e la realtà la scrive lui. Nel solito chiamatelo italianissimo modo. Durare. Tenere. Sopravvivere. Andare avanti senza fare troppi danni. Gestire i giovani secondo natura, cioè prima impari e poi forse sarai utile. Questi qui che oggi usano le mani di Bonucci non potendo più usare le proprie da che Allegri gliele ha mozzate partendo dalle unghie, questi qui riscrivono la storia nel modo più innaturale possibile. Dalla parte di chi perde, ha perso, perderà. Loro sono quelli che Bonucci ora gliene dice quattro come i goal al Palermo, quelli che Dybala quella oscura palletta che faceva giacomo giacomo a Roma l’anno scorso era già Mozart che scrive requiem del nemico, quelli che Sandro quello che guarda Locatelli tirare senza intervenire perché sta già pensando a posizionarsi per rigiocarla o quello che entrava da dietro in scivolata nella propria area di rigore di un derby o quello che in un contesto sdrucito di ego non affiatatisi ancora dovesse coabitare con Cuadrado dirimpettaio in onore del calcio spettacolo, quel Sandro lì era semplicemente impossibile e inaccettabile lui titolare nientemeno di quel Porto che stiamo aspettando tutti senza lo caghi nessuno che si potesse fare double senza la sua costante e salvifica presenza. Sono i questi di Piazza. Piazza che chiamo così perché ricordando un campione del mondo del ’70 gli do un po’ di storia è un giovinotto impegnato a galleggiare quel tanto che gli permetta di sopravvivere nel calcio che conta. In pratica ha o direbbe Andreotti si suppone abbia doti nascoste. E’ un ragazzone volenteroso che non ha la minima idea di come ci si comporti. E’ un Che fare così gli accosto pure Lenin e gli è andata di lusso. Io so cosa deve fare. Lo sa chiunque. Allegri glielo ha detto. Sei grande, fai le cose piccine. Sei grosso, prenditi lo spazio. Sei in difficoltà, prenditi tutto. Anzitutto il numero dei tuoi compagni per chiedere aiuto. Puoi essere Ibra, perché vuoi fare Cuadrado. Puoi fare goal, perché fai saltelli. Puoi fare il difensore meglio di Manzo, perché stai lì a soffrire aspettando di convincere qualcuno. Fai il vegetale: mangi, dormi, segni. Vinci. Nel modo più semplice. Secondo natura per inerzia. Non per amore. E non fartela raccontare dai vinti, veri o desiderosi di rischiarlo. In natura la storia la scrivono i vincitori. Così si arriva subito al dunque.