Widows’day: di chi siamo vedove? – Gli autori rispondono

di Juventibus |

vedove

“La vedovanza è lo stato in cui si trova un coniuge al momento della morte dell’altro. Questo termine deriva dall’appellativo assunto dal coniuge sopravvissuto, che è appunto quello di vedovo/vedova” (Wikipedia).

Non immuni da tale fenomeno, anche gli autori e i collaboratori di Juventibus sono, nel loro piccolo, delle vedove. Uno per uno, ecco i calciatori e/o gli allenatori che ci mancano di più. Poi la palla passa a voi: chi non potete proprio dimenticare?

 Sandro Scarpa 

Sono vedovo di Dani Alves. Perché non c’entrava e non c’entra nulla con la Juve. Perché, come ho sempre pensato, era un cubetto di ghiaccio che raffreddava il cocktail Juve e la rendeva diversa, altra, aliena. Rendeva gelati per osmosi anche quelli che gli stavano intorno. Non era sabaudo, non era fedele, non era italianista, non era affatto bianconero, non era scontato o irregimentato. Non teneva sempre la linea ma volava. Era un giocatore-mondo a parte. Non ha solo annichilito Neymar come un piemontese tosto quando è servito ma ci ha innalzato a livelli brasiliani-barcellonisti. E’ durato come un cubetto di ghiaccio da solo. Poco. Troppo.

 Giulio Gori 

Il 15 luglio 2014, in una serata struggente, sono stato abbandonato sul talamo. Mi hanno imposto un matrimonio riparatore con un marito che non volevo, e che invece si è dimostrato bravo, affidabile, brillante: non mi fa mancare niente e, quasi sempre, quando mi capita di sottovalutarlo, torna a sorprendermi. Ma al cuor non si comanda. Sarà la lunga storia d’amore, cominciata in una tarda estate di quasi trent’anni fa. Sarà che era il marito più moderno che ci fosse, con quella sua capacità di mettere insieme antiche e solide tradizioni con contaminazioni contemporanee. Sarà che ci si innamora più facilmente di chi ha un carattere brusco e ti chiede ogni giorno di più. Sarà che quell’amore, a lungo covato, esplose in un fuoco d’artificio ancor prima del matrimonio il giorno in cui, battendo i pugni sul tavolo, gridò “e poi che nessuno salga su quel cazzo di carro”. Sarà che mi raccolse quando ero quasi un senzatetto e mi ha portato in una reggia. Oggi, spero di tenermi ancora a lungo il mio attuale encomiabile marito. Sono sicuro che continuerà a sorprendermi. Ma mi crogiolo nel sogno di un giorno, magari lontano, in cui riconvolerò a nozze col mio primo marito. E poco mi importa delle malignità delle zie che ce l’hanno con i mariti fedifraghi e traditori.

 Alex Campanelli 

Veder giocare Pogba nella Juve è stato un privilegio, Morata l’ho adorato, ma non c’è giocatore che mi manchi più di Fernando Llorente. Mi manca il calciatore, dal colpo di testa ai duetti nello stretto con Tevez ai gol pesanti (Napoli e Atene indimenticabili), mi manca l’uomo, sempre elegante e misurato, padre e fratello di chi sapeva suo concorrente come Morata, mi manca il tifoso, intriso di bianconero in appena due stagioni, e lo trasmetteva a ogni urlo, a ogni gol, a ogni esultanza. La spontaneità di Fernando, questo mi manca.

 Claudio Pellecchia 

Sono vedovo di Pogba perché vederlo in mano a Mourinho mi fa sempre sanguinare il cuore, di Morata perché ci ha voluto (e ci vuole) quel bene sincero che non sempre è riuscito a dimostrare in campo e di Dani Alves per aver rappresentato l’illusione di un cambiamento che non avverrà mai.

 

 Davide Rovati 

Sono vedovo di Vucinic perché è stato l’ultimo fra i nostri attaccanti a portare in campo l’arte dell’ultimo passaggio. ❤

 Matteo Viscardi 

Arturo Vidal: il miglior cc pound for pound dell’ultima decade, un condensato di classe, forza bruta e straordinaria intelligenza tattica. Uno che passa ogni tanto, uno che non può non mancarti almeno un pochino…

 Giacomo Scutiero 

Sono uno juventino degli anni ’90, dunque ho goduto l’epilogo di uno dei migliori numeri dieci e il prologo del suo successore (e Capitano). Forse nessuno più di Del Piero mi rende il cuore più tenero e mi porta a trascorrere quegli estranianti secondi con tipica faccia da ebete allegata; come un sogno bianconero eppure a colori e l’immediato colpetto alla nuca prima del “Ao, ma ridi da solo?”.
Sì, forse solo ADP.
Anche se, onestamente, è roba di poco perché prevale quasi sempre il freddo, la pietra, il distacco, l’impassibilità. Prevale sempre la Juve: undici meglio di uno (chiunque sia), presente/futuro meglio di passato. Siamo sempre stati questo, il cinismo. Abbiamo sempre vinto con questo. E no, essere incantato non è cosa per noi.

 Giuseppe Gariffo 

Sono vedova di Alvaro Morata perché è un calciatore che fa sempre gol nelle occasioni in cui storicamente manchiamo: le finali. Lui, pur giovanissimo, a suon di gol decisivi ci portó a Berlino e lui, pur contro una squadra immensamente più forte, ci fece sognare quella notte di poterla alzare. Lui, dopo più di 100 minuti inspiegabili in panchina, dopo una partita pessima di tutta la squadra, ci permise di vincere la Coppa Italia contro il Milan. Fece anche degli errori decisivi quell’anno, in Champions, a Siviglia e Monaco, ma proprio all’Allianz fece una partita pazzesca, con giocate che non dimenticheremo mai. Ho sempre pensato che gli avremmo visto alzare presto quella coppa con un’altra maglia, purtroppo si è verificato proprio contro di noi. Ma quella sera dichiaró anche che non ci avrebbe traditi per andare al Milan. Da qualche parte conservo la speranza di rivederlo un giorno con la maglia bianconera addosso.
Sono vedovo di Carlos Tevez perché è un giocatore che riassume nelle sue caratteristiche cos’è la Juventus: talento e agonismo, classe e brama di vittoria. Peccato che sia stato così breve, ma altrettanto intenso. Peccato anche che a Berlino forse fosse già con la testa da un’altra parte. Ma anche la prestazione di quella sera, forse, fa parte del DNA Juve. Sono già vedova di Paulo Dybala, perché intuisco che il suo talento, le sue potenzialità non sono state capite fino in fondo. Non so se dalla società, lo scopriremo presto, ma certamente gli juventini: spesso criticato, ma in molti non hanno capito quanto sia stato decisivo per le gioie degli ultimi tre anni, e pochissimi si sono accorti di quanto poco sia stato messo al centro del progetto. Soprattutto tatticamente, costretto sempre a risalire 70 m di campo pur non avendo nelle caratteristiche fisiche. Il “10” è merchandising, niente altro. Mi sto autoconvincendo che sia destinato da un’altra parte, dove lo vedremo brillare ancora di più. Io mi sfogherò tanto verso chi non l’ha saputo apprezzare. Sapevatelo.

 Fabio Giambò 

Si potrebbe tranquillamente fare una top-11 in questo contesto, ma volendo limitare tutto ad un nome ed un cognome senza andare troppo indietro nel tempo, e soprattutto restando in una sfera prettamente di campo, le due paroline magiche non possono che essere quelle che corrispondono ai dati anagrafici di un ragazzotto francese che si è fatto fregare da quella calamita rappresentata da un contratto clamoroso come quello che gli hanno messo sotto al naso in quel di Manchester: Paul Pogba. Per quello che era e che sarebbe potuto essere, per quello che avrebbe potuto dare a questa squadra oggi in termini di imprevedibilità, perché tanto “non è quel che gli altri dicono di lui” e dunque mi sarei volentieri tenuto questo pacco fra le mani.

 Giancarlo Liviano D’Arcangelo 

Chi indossa la maglia bianconera (ok non proprio tutti tutti) entra sempre nel cuore. Ma se parliamo di vedovanza vera e propria allora il cerchio si stringe. Un nome su tutti il guerriero Arturo Vidal: nessuno come lui a centrocampo da quando è andato via ha la stessa gamba, la stessa forza poderosa, la stessa capacità di fare gol, lo stesso connubio di qualità e quantità. Persino Pogba, che pure ho amato, mi manca di meno. Piccole menzioni speciali (anche se non si tratta di vera e propria vedovanza) per Tevez, calciatore incredibile a cui rimprovero il fatto di essere andato via troppo presto dal calcio europeo, per Bonucci cuore juventino assunto al Milan come dipendente, e per Fernando Llorente, che in ogni intervista non si dimentica mai di citare la Juventus. Come del resto Dani Alves, ma per altri motivi.

 Federica Zicchiero 

Scegliendo tra i giocatori degli anni recenti, sono vedova di Vidal e – soprattutto – di Tévez. Grinta e magie, un giocatore così non lo vedevamo a Torino da tempo. Mi faceva stropicciare gli occhi e saltare sul divano. Doppio rimpianto: Berlino, e che se ne sia andato troppo presto.

 Willy Signori 

Io sono vedova di Morata. Uno decisivo nelle finali e nelle partite di coppa che contano.

 Michele Fusco 

Sono vedovo di Tevez:  non l’unico che mi ha fatto emozionare dalla Rinascita, ma colui che lo ha fatto DI PIÙ.
Talento, carisma e garra immensa al massimo del picco nei 2 anni bianconeri.
Sono vedovo del timore reverenziale degli avversari e dei compagni che sembravano destati ogni qual volta ne incrociavano lo sguardo.
Sono vedovo dei tiri improvvisi da fuori area e delle urla dell’ apache che si alzano al cielo di Dortmund.

 Michael Crisci 

L’unico calciatore di questo clamoroso ciclo che rivorrei indietro è Paul Pogba. Con lui la scintilla è scoccata subito. Da quel sinistro al volo contro il Napoli, e come facevi a non innamorartene? Una statua d’ebano con dei tentacoli fatati. Geniale in fase offensiva, insuperabile in fase di contenimento. Che sogno averlo visto giocare con questa maglia, 6 o 10 poco è contato. Quante battaglie per difenderlo, che sofferenza accettare l’idea che se ne stesse per andare. Mi ha ferito, e ho reagito male, ma era davvero tanto, troppo, l’affetto per lui. Ora è in difficoltà, capito poco da chi lo ha voluto a tutti i costi. Penso che mai ritornerà da noi, anche qualora lo volesse. Maledetti soldi. Ma in compenso, gli vorrò sempre bene, e gli augurerò sempre il meglio. Noi lo amiamo ancora, e questo lui lo sa.

 ToccoDiTacco 

Arturo Erasmo Vidal.
Gli ho voluto bene fin da subito, quando ancora non aveva cresta, tatuaggi e risse sul groppone.
Centrocampista completo, straordinario, fortissimo. Capace di distruggere avversari e automobili con la stessa facilità.
Lo maledii una volta sola per un rigore sbagliato contro l’Olympiacos. Per il resto, puro amore.

 Alexander Supertramp 

Sono vedovo di Vidal, il centrocampista più completo che abbia mai visto. Mousse alla vaniglia e carne in scatola. Maratoneta e artista. Pugile e ragioniere. Spazzino e tenore. Generale e fante.

 Valeria Arena 

Pogba perché è semplicemente un fenomeno. Da anni alla domanda «orientamento religioso?» rispondo col suo nome. Ogni volta che vedo quel centrocampo ormai disastrato penso a lui e alle sue giocate e mi rendo conto che mi manca tantissimo.

 Stefano Utzeri 

Sono vedovo di Paul Pogba, perché assumo una definizione che diede all’inizio della scorsa stagione Giorgio Chiellini, “il Lebron James del calcio”.
Uno spettacolo unico vederlo in campo, strapotere tecnico e fisico al servizio della squadra.
Equilibrio e fantasia, l’uomo che ti spaccava e risolveva la partita senza preavviso, dal nulla.
Averlo con Miralem e Paulo sarebbe valso il prezzo del biglietto ogni partita.

 Leomina 

Sono vedovo di Pirlo, della sua aria indolente … La sua calma nel difendere la palla, contrapposta alla mia ansia nel vedere tanti giocatori attorno a lui.. E poi.. la maledetta, i no look e quella capacità di creare occasioni da tutte le posizioni del campo… Con lui anche Lich sembrava un grandissimo incursore..😁

 Vittorio Aversano 

Sono vedovo di Pavel Nedved, Edgar Davids ed Alex Del Piero: non occorre nemmeno spiegare perché. E degli unici due che, anni dopo, mi fanno fatto illudere di essere tornati a quei tempi: Tevez e Alves.

 Luca Momblano 

Chi non dice Arturo Vidal è perché lo fa apposta per essere diverso. Qui dentro in tanti capiscono di calcio, quindi Vidal sarà l’uomo ovunque. Ecco perché allora dico Antonio Conte, Conte giocatore, un Tardelli più brutto, concreto, italiano, perché si è vedovi per sempre di quelle sensazioni lì: potresti essere tu in campo, con mille difetti eppure alla stregua dell’intoccabile, autore di alcuni dei gol più diversi, stronzi e salvifici di un’intera decade. Insomma, poteva essere Marchisio e invece dovrà essere un altro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 GHOST TRACK – Giuseppe Gariffo Bis 

Vedovo di Storari perché chiamavo così il sostituto del portiere del mio palazzo, e lo chiamo ancora così perché Neto non mi piaceva e chiamarlo Szczesny mi viene difficile.