Vecchi, giù le mani dai ragazzi

di Davide Terruzzi |

Ultimo minuto di gioco. La Juventus Primavera batte un calcio d’angolo ed è tutta riversata nell’area di rigore dell’Inter, cerca il gol che le assegnerebbe la Coppa Italia; i nerazzurri sventano il pericolo, in contropiede segnano la rete del 2-1, ottengono la vittoria e si assicurano il trofeo. Quello che è successo negli istanti successivi alla rete di Zonta è stato ripreso dalle telecamere di Sportitalia ed è quindi un fatto pubblico, verificabile: non esiste un vero, un falso, un verosimile. L’allenatore dell’Inter entra in campo esultando (e fin qui, ovviamente, nulla di male), poi inizia a insultare qualcuno e arriva quasi alle mani con Favilli causando un parapiglia in cui intervengono giocatori di entrambe le squadre e Grosso per placare gli animi; Stefano Vecchi,il mister interista, viene espulso. Con chi ce l’aveva? Con la Juventus? Con il centravanti bianconero? Di certo non sono state parole dolci al miele. Vecchi, intervistato a fine partita, commenta così l’episodio: “Io ce l’avevo solamente con il guardalinee che sul primo gol mi sembrava fallo laterale per noi e abbiamo preso gol. Alla fine han dato angolo a loro al 94° ed era nostro… Io ce l’avevo solo col guardalinee, poi Grosso e Favilli mi hanno aggredito verbalmente. Si vede che lo stile Juve esiste solo quando vincono“. I fatti quindi sono questi. Prediamo per buono quanto detto dal tecnico. Ci sono due verità: entra in campo, esulta, insulta qualcuno, viene quasi alle mani con un ragazzo. Poi, davanti le telecamere, afferma di avercela col guardalinee e chiosa sulla rivale. Queste sono le immagini: vi lascio alla lettura del labiale, specialità nella quale non eccello e non mi interessa più di tanto.

Vecchi sbaglia più volte. L’allenatore delle giovanili è una persona adulta (che può essere più o meno giovane), ma che si presuppone debba essere certamente più matura del gruppo di ragazzi che guida. Il suo compito dovrebbe essere quello di insegnare alla propria squadra a giocare a calcio e di educare ai valori dello sport che sono competizione, disciplina, rispetto dei ruoli, delle persone, delle strutture, l’etica del lavoro e il saper vivere dentro un gruppo, oltre che far crescere l’amore per il Gioco. Non so se debba essere un educatore, anche se indubbiamente contribuisce alla formazione del ragazzo, ma di certo dovrebbe essere un esempio autorevole per i propri giovani. Vecchi è stato un pessimo modello: un allenatore mai deve venire quasi alle mani con un giocatore (con un ragazzo mai e poi mai); un allenatore mai deve insultare un’avversaria davanti le tv e gli avversari sul campo; un allenatore mai deve permettersi di accusare pubblicamene un giocatore più giovane di quasi 20-30 anni dovendosi dimostrare più intelligente e maturo; un allenatore mai deve insultare un arbitro. Vecchi, per questi motivi, è stato un esempio comportamentale da censurare. Meglio insegnare ai ragazzi a giocare a calcio lasciando da parte le offese e le lamentele nei confronti di uno dei componenti la terna arbitrale: vietato inculcare nella mente dei giovani la cultura degli alibi dovrebbe essere una delle regole auree. Il problema di certi allenatori è che provano a coronare tramite i ragazzi sogni che non sono riusciti a coronare quando erano loro giovani. Queste persone sono obiettivamente degli sfigati frustrati e vi posso assicurare che è brutto quando te li trovi sull’altra panchina. Per fortuna non capita ogni domenica.