Il Var annulla la poesia di Umberto Saba

di Juventibus |

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“Il Var annulla la poesia di Umberto Saba”,
ha detto Beppe Marotta alla Domenica Sportiva, e io ho pensato guarda che privilegio, abbiamo un direttore generale che cita Umberto Saba. Il goal. Quella grande poesia a dire il vero forse troppo spesso ricordata, probabilmente per mancanza di valide alternative. Quella poesia con il portiere caduto alla difesa ultima vana, che contro terra cela la faccia, a non veder l’amara luce. Con il compagno in ginocchio che l’induce con parole e con mano, a rilevarsi, scoprendo pieni di lacrime i suoi occhi. Mentre la folla, unita ebbrezza, per trabocchi nel campo. Mentre intorno al vincitore stanno, al suo collo si gettano i fratelli. Sono pochi i momenti come questo belli, e a quanti l’odio consuma e l’amore, è dato, sotto il cielo di vedere. Intanto, presso la rete inviolata, il portiere, l’altro, è rimasto. Ma non la sua anima, con la persona vi è rimasta sola. La sua gioia si fa una capriola, si fa baci che manda di lontano. Della festa, egli dice, anch’io sono parte.

Così alla Domenica Sportiva, osservavo lo schermo e speravo:
“Beppe, alzati e recitala. Alzati e recitala. Perché non hanno capito.”
E invece Marotta, ha aggiunto:
“Ma siamo favorevoli”.
Sorpresa. Parziale.
Quindi la frase completa:
“Il Var annulla la poesia di Umberto Saba. Ma siamo favorevoli”.
Non hanno capito. Hanno fatto finta di niente.
Sono uscito a camminare, non era sera perché l’estratto della Domenica Sportiva lo stavo guardando in replica. Era tardo pomeriggio. Procedevo a caso, incerto sul dove andare perché in nessun posto dovevo andare, con la musica nelle orecchie, quando ho incontrato Samir Handanovic. Non si tratta di una trovata letteraria, abita vicino a casa mia. Per caso. Nonostante la netta differenza di reddito annuo. Enorme a fianco del figlio, le spalle giganti, è sbucato dall’angolo e io ho pensato:
“Ma quello è Samir Handanovic”. Era lui. L’ho fermato e invece di un selfie gli ho proposto la lettura in tridente della poesia di Umberto Saba:
“Ciao Samir, hai presente? Il goal”.
Il tuo mestiere riveste un ruolo fondamentale nella poesia di Umberto Saba, che ne pensi? E perché giochi ancora nell’Inter? Studiando con attenzione il tuo curriculum, è facile notare come tu non abbia vinto ciò che avresti meritato, perché hai scelto la squadra sbagliata. Sei un professionista serio, uno sportivo esemplare. Pari quasi tutto. Se posso permettermi, troppo. Eppure, sfogliando la pagina relativa alla “panoramica dei successi” su Transfermarkt, non c’è nulla. Nulla. Ma il passato è passato. Scordiamocelo. Tieniti libero a fine stagione. Non è che sei a scadenza di contratto? No, leggo un 30.06.2019. Comunque, ne parleremo a fine stagione con Beppe.
In piazza Giulio Cesare, dopo aver salutato Handanovic, ho poi immaginato il figlio che al parco gli chiede di giocare ai rigori. Una cattiva idea.

Quindi sono entrato nel spazio di CityLife. Le Fontane di piazza Elsa Morante che dall’alto sembrano la balena di Moby Dick, ma senza la coda. I grattacieli elevati. Quello Allianz con il richiamo allo stadio della Juventus, raffigurato sulle pareti della linea metropolitana numero 5. Bene. L’altro, lo Storto di Zaha Hadid, proiettante luci colorate alternate in vista dell’imminente inaugurazione di alcuni spazi commerciali interni al progetto.

“Il Var annulla la poesia di Umberto Saba. Ma siamo favorevoli”.
Bravo Giuseppe, perché io non lo so. Anzi, forse. Non per lo strumento in sé, ma per come al momento in Italia viene utilizzato. Il Var in Italia a me fa venire in mente la Tecnica del colpo di Stato, di Curzio Malaparte. Ma tu fai bene a dire che siamo favorevoli, perché ci rappresenti. Perché siamo la Juventus, e non siamo come gli altri. Ed è bello avere un direttore generale che va nei programmi sportivi a declamare le poesie di Umberto Saba.

di Francesco Savio