Cosa dice Rizzoli, cosa capisce il fazioso

L’italiano non è una lingua semplice, su questo siamo tutti d’accordo, ci sono così tante sfaccettature che spesso può capitare di fraintendere uno specifico discorso, non come quando ci si esprime in inglese: gli amici di Londra e dintorni sono più pratici, lasciano poco all’immaginazione, vanno sempre e comunque al dunque. Potrebbe essere questa appena esposta una buona tesi per tentare di comprendere quella che è sicuramente una disattenzione e non altro, perché un professionista dell’informazione non può mai volontariamente disinformare per poi, partendo da questa posizione, scagliarsi deliberatamente contro ad una evidentemente numerosa lista di consumatori del prodotto calcio sostenitori della tesi “era da rigore il tocco di braccio di Mertens a Crotone”.

Ok, fermiamoci un attimo, facciamo la fotografia a quello che si sta dicendo perché circa la metà della popolazione Twitter non ha il piacere di leggere quanto scritto dall’irreprensibile Maurizio Pistocchi: “Nicola Rizzoli dà ragione a chi aveva sostenuto che il famoso mani di Mertens a Crotone era involontario. Sbugiardati ex-arbitri e commentatori da bar”. Questo il tweet per i pochi fortunati:

 

A quali parole di Rizzoli si riferisce Pistocchi? Eccole, pronunciate durante la conferenza stampa di ieri dello stesso Rizzoli, con a fianco Nicchi e Rosetti: “L’arbitro ha valutato il braccio attaccato al corpo e non punibile”. Una frase che così decontestualizza darebbe ragione a Pistocchi, evidentemente fattosi fregare da quella lunghissima lista di siti “schierati” (e forse allenati dai tempi di Calciopoli, quando bastava una millanteria per far partire processi mediatici e non) che hanno tralasciato il restante 99% del Rizzoli-pensiero traducendo il tutto erroneamente con slogan del tipo “non è rigore, braccio lungo il corpo, involontario”, bla bla bla.
Ascoltatevi, però, il video, leggetevi qualunque trascrizione integrale, andate direttamente alla fonte originale di quelle parole, e ci ritroverete più o meno quanto segue: “Queste situazioni (i falli di mano, n.d.s.) sono molto complicate e si deve valutare la volontarietà e l’intenzionalità. Se un giocatore vuole prendere la palla con il corpo si ha la punibilità, visto che si voleva creare ostacolo, e nel caso in cui la colpisca col braccio si deve fischiare. Nel caso contrario la situazione è diversa perché si propende per la non punibilità. L’arbitro descrive sempre ciò che vede prima che l’azione venga rivista al VAR. (…) In Crotone-Napoli il braccio di Mertens è stato valutato attaccato al corpo ma probabilmente si sarebbe dovuto rivedere le immagini. (…). Ne abbiamo discusso serenamente. L’arbitro ha valutato il braccio attaccato al corpo e non punibile. Il VAR deve verificare ciò che l’arbitro ha visto. Dove si nota l’incongruenza il VAR deve comunicare diversamente all’arbitro. In quel caso si sarebbe forse dovuto valutare diversamente.

Non bisogna aggiungere altro se non una dovuta conclusione, la solita, mettendo da parte anche il limite di sopportazione che si abbassa episodio dopo episodio: è accettabile che, in nome della faziosità, si mistifichi la realtà in barba anche alle più banali regole di buonsenso, educazione e professionalità? Ci avevano detto che il VAR sarebbe stato la panacea di tutti i mali, forse non avevano fatto i conti con i soliti noti.