Il Var? Niente panico

di Juventibus |

I primi a volere che sia introdotto il Var siamo noi juventini: finalmente sarà chiaro a tutti che vinciamo onestamente!”. In tanti (compreso il sottoscritto) abbiamo condiviso questo pensiero durante l’estate. Eppure dopo 7 giornate di campionato il bilancio recita: 2 rigori assegnati contro (di cui uno viziato da posizione di fuorigioco), un rigore tolto e un gol annullato, a fronte di un rigore a favore concesso e la conferma di un gol (ininfluente) e di un rigore a favore già dati sul campo. Insomma, non esattamente lo scenario che ci si attendeva; tanto che alcuni tifosi sentono puzza di bruciato e sospettano che il Var, in fin dei conti, ci danneggerà. È dunque il caso di cambiare idea? Di sperare che si torni indietro? E aveva forse ragione chi riteneva le nostre vittorie poco limpide? Ci sono in realtà diversi buoni motivi per cui la risposta dovrebbe essere un secco: no.

Innanzitutto, estrapolare da sole 7 partite è esercizio statistico quantomeno rischioso, specialmente ora che il Var è in fase di sperimentazione: per trarre conclusioni più veritiere occorre attendere un campione più ampio. “Nel corso della stagione torti e favori si compensano”, era il nostro mantra per rispondere a chi ci accusava di ruberie. Ragionamento in linea di massima corretto e applicabile anche al Var: prima o poi è certo che interverrà anche a nostro vantaggio. Alzi la mano chi non l’avrebbe voluto sulla punizione di Pjanic a San Siro o, per fare un parallelo con la gara di domenica, sul rigore non dato per mano di Toloi nel 2-2 con l’Atalanta dello scorso finale di stagione (partita che pesicchiava per lo Scudetto). Episodi oggettivi su cui il Var avrebbe dato ragione alla Juve al 100%. Che potrebbero tranquillamente ricapitare. E il discorso è naturalmente valido per tutte le squadre, se si valuta l’arco di una stagione: si tratta solo di aspettare.

Veniamo poi all’episodio specifico del match di Bergamo, ovvero il gol annullato (a mio avviso correttamente) a Mandzukic, per un fallo di Lichsteiner avvenuto diversi secondi prima. La reazione del tifoso medio è quella tipica di chi non è ancora abituato ad una novità: si presenta per la prima volta un caso di applicazione inedito e subito si sente parlare di “morte del calcio”. Si tratta tuttavia di una casistica prevista dal regolamento, per cui c’è da stare certi che la vedremo ripresentarsi, anche perché l’episodio farà giurisprudenza. Inutile invocare analogo trattamento per la punizione che ha fruttato il 2-1 degli orobici: in quel caso manca palesemente la continuità nell’azione, essendoci un fischio che interrompe il gioco (ne abbiamo in realtà beneficiato in Juve-Chievo, con il gol del vantaggio nato da punizione per un fallo di mano di Hetemaj inesistente). Decidere quanto un episodio non visto incida sul risultato di un’azione resterà discrezionalità dell’arbitro. La stessa discrezionalità che alcuni conservatori temevano sminuita e che invece, come abbiamo imparato, si dimostra ineliminabile; ma almeno si può poggiare sul supporto tecnologico. Tutto ciò non vuol dire che il Var non sia perfezionabile, che il protocollo potrebbe essere rivisto (lasciando possibilità di “challenge” agli allenatori?) e con esso i casi di applicazione. Ma nemmeno che sia inutile e da bocciare: sottrarre agli arbitri la possibilità di un aiuto nel prendere le decisioni, in uno sport complicato da dirigere come è il calcio, è totalmente anacronistico.

Non rendersi conto di questo quadro ci porta inevitabilmente a cadere nelle stesse contraddizioni in cui incappano gli “anti”, subito pronti a santificare il Var come a parlare di furti a seconda che questo si pronunci pro o contro la Juve. Poche illusioni da questo punto di vista: sarà difficile che qualcosa cambi. Ma evitiamo di imitarli. Del resto, quando si tirano le somme, il risultato del campo non è mai bugiardo; e meglio di noi non dovrebbe saperlo nessuno.

di Luca Mantovani