VAR (IE) E MOLTO EVENTUALI

di Marco Tarantino |

Alluci e stringhe un tanto al chilo: purché ‘davanti’. Chi cerca, trova

INTERVISTATO DAL ‘MIRROR’ il 3 dicembre di un anno fa, Aleksander Ceferin, il presidente dell’Uefa, non ebbe il coraggio di dichiarare che, come la celebre corazzata Potemkin, il Var è una cagata pazzesca. Tuttavia ci andò vicino. Sul senso non c’erano dubbi: “E’ un casino”. Ceferin rivelò di essere contrario, ma anche che oramai tornare indietro era ed è impossibile: “Se dicessimo che non la (lo, ndr) useremo più, verremmo uccisi”. Eppure anche col VAR (o proprio per l’aggravante della sua presenza) non si evita il linciaggio -mediatici e virtuali ben inteso- per il Giacomelli da operetta di turno.

Il Pres aggiunse poi alcuni dettagli e francamente, prima volta nella vita, lo apprezzai: “Alcuni arbitri in Inghilterra non controllano nemmeno. In Italia controllano per mezz’ora”. Mezz’ora, Ceferin: ma no, solo quattro minuti, e soltanto se proprio non si trova il cazzo del fotogramma per cui il gol di Morata al Crotone non è buono siccome la stringa, speriamo, è oltre di un’asola. Ancora, restando in tema di offside: “Non credo che la tolleranza di 1- 2 centimetri sia sufficiente. Proporremo un cambiamento”. Quantificabile, sempre secondo Ceferin, nell’ordine di 10-20 centimetri. Ricevuta forte e chiara la voce del padrone, un mese dopo, il 3 gennaio, così si esprimeva Lukas Brud, il segretario generale delle cartapecore dell’IFAB, l’International Board: “In teoria un fuorigioco di un millimetro è fuorigioco, ma se la prima decisione è di non fischiarlo e poi il Var deve usare dodici telecamere, vuol dire che errore chiaro ed evidente non era. Lo comunicheremo presto a tutte le competizioni”. Tranne che da quelle parti Internet non sanno cosa sia, e i loro piccioni viaggiatori vengono colti da diarrea a seconda delle federazioni. Ma anche no, a pensarci. Per arrivare, eroici, arrivano, o almeno ci provano: però poco o punto addestrati alle correnti ascensionali del Sentimento Popolare, sugli italici cieli. Va anche detto che i loro sublimi falconieri non brillano per interventismo, se appena nove mesi dopo, cioè uno fa, si leggeva in materia che (soltanto) dalla prossima stagione forse si cambia: busto e spalle in offside, piedi no. Il naso non è salvo. Mi spiace, Ibra. Ma sta’ sereno, si parla del 2040.

L’OFFSIDE è solo un settore della progressiva disumanizzazione di un calcio che, quando va bene, è sempre più calcetto, futsal; e quando va male neanche quello. Ma il peggio è una difformità che, Var alla mano, quando va bene è la prova della più totale mancanza di focus; quando va male, e purtroppo per noi zebrati va molto male, è la dimostrazione che andarci nel didietro porta buoni voti, nessun frastuono e promozioni plausibili. Complottismo? Vittimismo? Fatevi un giro tra i commenti Costituiti, mica i beceri del volgo. Per restare in generale nel fuorigioco: che vantaggio porta all’attaccante avere un alluce davanti? Infatti la regola 11 è (o sarebbe, a ‘sto punto) stata modificata rispetto all’introduzione (2004-05) della famosa ‘luce’ tra attaccante e difendente, che era molto più consona allo spirito della dinamica e del gol: adesso essere linea significa essere in gioco. Ma quando mai si può essere in linea se un Galileo al Var (Abisso, che è un cognome) impiega quasi quattro minuti, mentre un Fourneau qualsiasi se la ride immobile a cento metri di distanza, per tirare una riga su cui peraltro non c’è alcuna certezza? E se per giunta, pure a tirarla con una squadretta rotta, Morata (in Juve-Verona) non è avanti manco dell’unghia incarnita? Silenzio totale. Chi tace, acconsente.

ACCONSENTE a non fare un fiato se Chiesa prende il rosso per non aver fatto fallo, ma solo contrasto (Abisso, eri su Netflix?), e sempre quell’arbitro là l’indomani o in serata può leggere compiaciuto d’aver “azzeccato tutte le decisioni” (la ‘Repubblica’). Entrata molto cattiva ma professionale di Tonelli su Ramsey lanciato, in Juve-Samp: solo giallo da parte di Piccini, al Var Calvarese resta muto. Entrata solo isterica a suola spianata di Lautaro su Goldaniga, in Genoa-Inter, primo tempo e ancora 0-0: Massa perdona con un giallo codino, Liberti al Var preferisce un caffè; come del resto il collega La Penna davanti alla trattenuta in area piccola di Faraoni su Bernardeschi (sempre Juve-Verona, sempre Pasqua). Tre anni fa, appena introdotto l’Occhio sul bordo del calcio, ne vedemmo subito un paio di belle e anche tre, tra Cagliari in casa e Genoa fuori. Allegri e Buffon osarono aprire bocca non per propinare lagne, ma per sottolineare che così il calcio che amammo se ne va a puttane. Apriti cielo, fu un coro di: la Juve piange perché ora col Var non può vincere più. La Juve avrebbe continuato a vincere e il coro, tempo poco, ne avrebbe intonata un’altra: la Juve vince perché il Var la benedice.

Niente di particolare, dicono i Gobbi in smoking.
Hanno ragione. Come dargli torto.

Sono io che me lo do da solo, mentre cerco di indossarlo e non so manco se si comincia dai piedi o dal petto o dalla patta. Poi lo faccio a palla, ammetto che non è roba per me, sgrano il rosario dei galantuomini ma alla fine, cifre alla mano, (quattro) punti in meno alla mano, mi ritrovo solo col mio rancoroso provincialismo da bettola e da classifica monca.

E non riesco a prendermela con Pirlo, con Bernardeschi, con il covid-19 o con le traverse.