Il VAR e l’emozione

di Giacomo Scutiero |

Feeling, sensibilità e protesta sono le parole chiave evocate da Buffon dopo la seconda giornata di campionato.

 

Gigi ha parlato di linearità, di naturalezza dell’evento, di passione e di istinto. Di VAR, che ghiaccia o comunque annacqua questi ingredienti. La gente desidera la soluzione del problema arbitraggio eppure non tollera gli appunti a margine. Magari fossero superflui i collaudi tecnici…

Il sentimento della collettività non segue necessariamente la verità dei fatti. Non di rado, il più vero sentimento è pieno di storture: vieni penalizzato dall’uomo-arbitro ed auspichi la macchina-arbitro, vieni penalizzato dalla seconda e brami il primo. Il capitano si chiede: siamo sicuri che la centenaria imperfezione sia il male? E ancora: la check-attesa dell’esultanza è essa stessa l’esultanza?

 

Inevitabile che la sua pubblica uscita “No-Tech” sia messa al bando per direttissima; al contempo, è indubbio che il discorso del calciatore italiano n.1 emani potenza.
È uno sfogo fatto per tempo e non nel momento della convenienza. Proviene da chi, un decennio fa, ha attraversato l’inferno e ne è uscito lucido; proviene da chi sa quando è opportuno alzare con educazione la voce e, viceversa, tirarsi indietro odora di viltà.

Non è un referendum, non c’è da scegliere tra il Sì e il No, c’è da integrare il Ni. Non è una gara tra la ricerca del perfettibile e la coatta imperfetta passione. Buffon è stato al solito puntuale: come spesso, insegna qualcosa argomentando senza urlare, sollevando il problema e suggerendo ritocchi.

 

A chi indossa il paraocchi, la dimostrazione che lo scientificamente taciturno sia più nocivo di chi è incline all’estroversione costruttiva. E che sia il primo il più portato a far scoppiare le guerre.