La stampa, gli errori, il VAR e la Juve: questione di marketing

di Fabio Giambò |

Il VAR ha esordito in Serie A nell’agosto 2017, uno dei primissimi episodi analizzati con tale strumento proprio in quei giorni ha portato alla concessione di un rigore al Genoa contro la Juve. C’era Galabinov, ovviamente in maglia rossoblù, in fuorigioco: ai tempi chi scrive e dunque indirizza il “sentimento popolare” era armato di santa pazienza e infinita tolleranza, il rigore era contro la Juve, “ci può stare” alla Benitez maniera. Che poi ci potrebbe stare sempre un errore, di esseri umani si tratta: sbaglia Gagliardini da due metri a porta vuota, e vuoi che non sbagli un arbitro, in campo o al VAR che sia? Suvvia!

Da allora sono passati quasi tre anni, e in Lazio-Fiorentina il VAR non ha richiamato l’arbitro che non ha visto la simulazione di Caicedo (prova tv? E mica è serbo! Per intenditori…), in volo da circa 6 o 7 minuti prima del contatto con Dragowski, dal laziale POI causato. In mezzo ci sta tutto l’eco di quella storia parallela al calcio italiano, ma che comunque da sempre lo accompagna, per lo meno quello parlato, e che racconta una tanto terribile quanto evidente verità: al bar dello sport si può lamentare tanto lo juventino quanto chi odia la Vecchia Signora, è il gioco delle parti, ma chi scrive e dunque indirizza il “sentimento popolare” spinge sempre nella direzione che più vende.

Osservate le prime pagine dei giornali all’indomani degli episodi citati, e vi renderete conto da soli, se avete un cervello funzionante almeno al 50%, di cosa sto “insinuando”. E se non bastasse quel 50%, ci penserebbe l’oscillante approccio di Commisso agli episodi, fra rigori inventati e rossi mancanti, a convincere anche il più scettico. Beh, che dire…resta solo da augurare a tutti una buona continuazione di campionato a tutti.


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