Dal Var a Buffon: è tutto così familiare

di Massimo Zampini |

var buffon

Oh, finalmente con il Var non ci saranno più veleni.

 

L’illuminata profezia ricordava da subito l’indimenticata “vedrai, ora che avete pagato con Calciopoli la Juve sarà molto più rispettata”, e noi giù a ridere di gusto, consci di cosa sarebbe accaduto alla prima Coppa Italia (neanche scudetto, non osavamo sognare tanto) vinta dopo il 2006: “fidatevi, è così, senza Moggi e quel gruppo dirigente le vostre vittorie saranno finalmente apprezzate”, e noi a supplicare di smetterla, perché rischiavamo di morire soffocati dal ridere.

 

Da sabato, come ovvio, non si parla d’altro che di Var. I giochi di parole, non complicatissimi, sono stati fatti tutti: Var Sport, quattro amici al Var e così via.

Le spiegazioni su come funzioni, tutte una diversa dall’altra, ce le siamo già sorbite tutte. E tutto, una volta ascoltatele, una volta vista la loro applicazione, è più confuso di prima.

 

Non è bastata nemmeno la situazione mediaticamente ideale (5 minuti ed ecco un rigore all’Inter e uno al Milan più espulsione, dopo il rigore contro la Juve di sabato: ma dove siamo, parevano chiedersi alcuni tifosi e giornalisti, in paradiso? Sono morto e non me l’avete detto?) a placare le polemiche. No, perché al Torino hanno annullato un gol regolarissimo in quanto lì non era applicabile, Pioli si è lamentato alla prima intervista del rigore negatogli proprio dopo consultazione del monitor: neanche siamo partiti e sono già in diversi a ritenere di essere stati danneggiati.

 

So che non ci crederete, ma, pure in una giornata del genere, sui social i principali sospetti sono sulla vittoria della Juve. Non per il rigore fischiatole contro, anzi, quello aveva candidato il Var a Nobel per la pace dell’intero secolo, quanto per un presunto controllo di braccio di Dybala nell’azione del secondo dei tre gol.

 

Abbiamo così individuato due tipi di reazioni sui media, apparentemente opposte e invece così simili: alcuni giornalisti, entusiasti della novità tecnologica, hanno acutamente ironizzato sul fatto che “ci voleva il Var per dare un rigore anche contro la Juve” – ah ah ah, fortissima questa della Juve che ruba – mentre altri, meno contenti, hanno criticato il suo mancato utilizzo per il drammatico caso del presunto braccio di Dybala.

 

Qualche tifoso bianconero ha così malignato che il Var sarà ritenuto salvifico (“finalmente!) quando le sue decisioni andranno contro i bianconeri mentre tornerà pilotato e fazioso (“è inutile, non cambia mai niente”) nel caso contrario. La tesi è davvero ardita e non ci sentiamo proprio di sposarla, a meno che non ci venga dimostrato che esistono giornalisti o addirittura giornali che scrivono sovente contro la Juve. In assenza di questa prova, escludiamo possa verificarsi tale eventualità.

 

 

Var o non Var, quest’anno sarà più dura del solito, perché le rivali stavolta sono cresciute sul serio, si può presumere che abbiano più fame (vorrei vedere voi, a non mangiare per 6 anni, mentre proprio lì accanto c’è un tipo che in quel lunghissimo periodo si sta strafogando di cibo e vi guarda divertito), noi siamo ancora in fase di assestamento, forse addirittura in pieno mercato e già sabato si va a Genova, dove meno di un anno fa abbiamo rimediato una figura non proprio esaltante.

 

Eppure, nonostante tutte queste premesse un po’ cupe – cui va aggiunto il tono dimesso e tafazzista di diversi juventini dopo la sconfitta in finale di Champions, teso a svalutare il favoloso ciclo di questi anni – rivedere in campo la Juve è stato bello, bellissimo. Non perché la squadra sia pronta, anzi, nel primo tempo ha sofferto fin troppo, ma proprio perché era la Juve, perché dopo due mesi e mezzo faticosi fuori dal campo abbiamo rivisto lo Stadium gremito come sempre da 6 anni a questa parte, pure per un banale Juve-Cagliari agostano, perché è stato come una colpo di vento che spazza via tutto quanto solo fino a sabato sembrava stantio.

 

Così, se sui social l’arrivo di Matuidi viene accolto con estrema diffidenza, allo stadio un lungo “oooohhh” di attesa precede il suo ingresso in campo, seguito da un boato; Douglas Costa, l’acquisto di inizio mercato dimenticato in pochi giorni, dà in quei pochi minuti l’idea di uno che saprà farci divertire; Dybala, che in tanti davano a un passo dalla cessione, con la 10 sembra già più leader (non solo giocate fenomenali, ma dichiarazioni, comportamenti e perfino tweet da giocatore esperto e di carattere); Mandzukic, che a leggere qualche esperto in rete pare il più scarso della serie A, in campo è diverso, forte, cattivo e ne azzecca pure tecnicamente; Buffon, il portierone prossimo alla pensione, pare il rigore che aveva esaltato e illuso mezza Italia. Rugani difende, Marchisio cuce, Higuain segna.

 

Mentre fuori si parla di Var, di arbitri, di dubbi, di silenzi stampa, di ingiustizie e sospetti.

 

E tutto, improvvisamente, sembra di nuovo così rassicurante e familiare.