VAR anno secondo: qualche dubbio e solite certezze

di Willy Signori |

“Solo la juve si lamenta del VAR”
Che tempi, che ricordi… “quanti anni fa?”
“Uno”
“Come solo uno?!”
“Uno”
Uno. L’anno scorso.

Si è parlato di Var in tutti i modi, in tutte le salse.
C’è chi se l’è fatto andare bene all’inizio quando puniva a intermittenza contatti lievi o serviva per concedere calci di rigore con posizioni di partenza in fuorigioco. Ma era bello, pulito, sanatorio, purgante.
Poi si è guastato con errori simili ma a favore di altre squadre, solita storia.
C’è anche chi, dalle nostre coste ha visto navi di pirati battenti bandiera VAR, col solo scopo di non far vincere l’ennesimo scudetto in fila alla Juventus… i complottisti d’altronde non hanno colore.

Abbiamo più volte scritto su Juventibus che l’introduzione del VAR in serie A era cosa buona e giusta perché avrebbe ridotto gli errori e anche fosse stato solo di un 1% sarebbe stato comunque un successo. Non ci voleva la palla di vetro però per immaginare che non avrebbe ridotto le polemiche, strumentali, funzionali, in malafede.
Giornalisti per 9 mesi hanno fatto a gara nel contraddirsi, dimostrare la propria ignoranza in materia di regole, invocare l’utilizzo del mezzo tecnologico a targhe alterne, esaltarne la bontà quando ignorava il fuorigioco di Galabinov e assegnava il rigore al Genoa (contro quale squadra manco ve lo sto a ricordare…) e insinuare complotti quando invece gli errori capitavano in direzione opposta.

Sabato 18 agosto è iniziato il campionato 2018/19, il numero 87 della storia, 2° col VAR e subito sono ripartite le polemiche arbitrali, tanto per cambiare.
Urge dunque fare chiarezza, quella chiarezza che i giornali evitano accuratamente di fare, perché nel disordine si sta meglio se devi confondere chi legge.

Il primo punto da non dimenticare è che l’utilizzo del VAR è in fase di sperimentazione, quindi è normale e fisiologico che l’applicazione sia suscettibile di modifiche in corso d’opera.
Lo è oggi, tanto più lo era un anno fa.

Il secondo è che il protocollo che regola l’uso del VAR è stato modificato in tempo per il mondiale russo.
Chi l’ha modificato? la FIGC? la UEFA? l’ECA presieduta da Agnelli?
La domanda sembra stupida ma non lo è, basta farsi un giro sui social per vedere quello che scrivono e pensano fin troppe persone.
Il protocollo per il VAR è scritto dalla International Football Association Board, l’organo internazionale che stabilisce e modifica le regole del gioco da poco meno di 140 (centoquaranta) anni.

Le recenti modifiche riguardano la valutazione dei casi di fuorigioco che saranno giudicati d’ora in poi con l’aiuto di una tecnologia tridimensionale in grado di stabilire inequivocabilmente se il giocatore è offside oppure on side.
Altro frangente toccato dall’IFAB è quello che vedrà il VAR avere la facoltà di intervenire solo in caso di “clear and wrong decision” cioè chiaro ed evidente errore o grave episodio non visto. Va da se che questo restringe l’ambito operativo degli assistenti impegnati dietro il monitor in assistenza agli arbitri di campo anche se resta il problema della discrezionalità: cosa è grave e cosa non lo è? Quando un errore diventa evidente?

Questi cambiamenti (insieme ad altre di minore impatto) hanno già avuto un loro riscontro evidente nei primi 90 minuti stagionali tanto da spingere il quotidiano sportivo italiano più diffuso a pubblicare nel numero di martedì 21 agosto a pagina 5 l’articolo “C’è la VAR, usiamola” presentato addirittura in prima pagina in apertura in taglio alto con il poco fraintendibile titolo “La VAR va usata di più” come a voler sottolineare che durante la giornata di campionato appena conclusa fosse stata utilizzata poco e non a dovere…
Gli episodi “attenzionati” nell’articolo erano 3:
Lo scontro Iago Falque/Fazio in Torino-Roma (segue articolo tragicomico sulla lista nera dei torti subiti dal Torino, la squadra di Cairo, quel Cairo là che fa anche l’editore del quotidiano sportivo italiano più diffuso…) e i 2 rigori chiesti dall’Inter contro il Sassuolo per gli interventi su Asamoah e Icardi.
Guarda caso viene dimenticato l’intervento chirurgico di Vecino sul ginocchio di Duncan (allora è un vizio) oppure l’abbattimento di Cacciatore ai danni di Cancelo ma siamo convinti si tratti di una svista involontaria, la solita svista a cui la rosa ci ha abituato negli anni, niente di nuovo quindi “piazzano ancora alberghi su bastioni gran sasso”.
L’articolo ricorda en passant che sì insomma, il protocollo in effetti sarebbe cambiato però si poteva fare uno strappo alla regola e usare il VAR, perché sì.
C’è da placare la rabbia dei tifosi che si sentono defraudati dalla giacchetta giallo evidenziatore e il modo più semplice non è quello di spiegare che il VAR ha fatto quello che doveva fare (anche a Verona benintesi) ma che bisogna cambiare le regole. Il ritornello ormai è noto ed essendo ancora il VAR in fase di sperimentazione non ci sorprenderemmo e sorprenderemo qualora dovessimo vedere ulteriori cambiamenti in tal senso nel corso della stagione.

Alla fine restano alcuni dubbi, perché la discrezionalità è tanta, la zona grigia è ancora ampia e nebulosa (il fallo non visto su Cancelo non è forse “evidente”? La svista su Asamoah non è altrettanto “grave”?) e vista l’infinita varietà dei casi tendiamo a credere che resterà così sempre, ma si va verso una uniformità di applicazione, prodromica all’adozione del VAR anche da parte delle altre leghe europee (2020 la deadline auspicata) e in Champions’ League.
Restano anche le solite certezze: le polemiche non si placheranno e chi dovrebbe fare ordine e chiarezza continuerà a mischiare le carte per proprio comodo.