Come pensare Donny van de Beek alla Juve

di Alex Campanelli |

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Non solo Ramsey per il reparto centrale: in vista della stagione 2019/20 la Juventus sta cercando un altro profilo da aggiungere ai centrocampisti già in rosa e, stando alle ultime indiscrezioni, ha sondato il terreno per Donny van de Beek dell’Ajax. Giustiziere della Signora in Champions, suo il gol che ha dato il là alla rimonta ajacide nella gara di ritorno, van de Beek è un calciatore decisamente atipico, complicato da valutare coi parametri tradizionali.

Nella suddetta gara dell’Allianz Stadium, come già evidenziato ai tempi, van de Beek è stato tra i giocatori a toccare meno il pallone, si trova a fondo classifica sia per quanto riguarda i passaggi totali che quelli riusciti e non ha spiccato per intercetti o contrasti vinti. Allargando un po’ il tiro, possiamo constatare come il buon Donny non sia ai primi posti in quasi nessuna classifica di rendimento dell’Eredivisie 2018/19: non per i Key pass, non per i lanci lunghi e i filtranti, né tantomeno per i dribbling o i falli conquistati. L’unica top 10 nella quale s’intravede van de Beek è quella relativa agli assist, 10 passaggi vincenti che lo collocano al settimo posto in graduatoria.

Ma allora cosa lo rende così speciale? Perché quello di van de Beek dovrebbe essere un nome “da Juve”?

Formalmente, van de Beek sarebbe il trequartista centrale dell’Ajax nel 4-2-3-1/4-2-1-3 messo in piedi da ten Hag; nei fatti, il classe 1997 non ha né il piede sopraffino del rifinitore né il fisico (184 cm x 76 kg) del trequartista incursore, eppure è l’ingranaggio che fa funzionare tutto l’impianto, o anche, come definito da Emanuele Atturo su Ultimo Uomo, “un giocatore perfettamente sciolto nel sistema“.

Il numero 6 dei lancieri è un facilitatore di gioco sopraffino, capace ora di velocizzare la manovra giocando di prima, ora di rallentarla attirando la pressione su di sé e smistando la palla negli spazi giusti, di supportare il gioco offensivo dei suoi quando c’è da aggiungere un uomo così come di dare copertura per evitare pericolosi ribaltamenti.

L’etichetta di “giocatore onnipresente” non è del tutto esaustiva, dato che van de Beek sembra sempre al posto giusto al momento giusto non (solo) grazie al suo dinamismo, ma soprattutto alla sua capacità di leggere i momenti della partita e andare ad occupare, nel diamante offensivo, la posizione vuota più consona in un determinato momento. Senza saperlo in anticipo, dalla heatmap stagionale di van de Beek è praticamente impossibile capire in che ruolo giochi.

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Dove gioca van de Beek? – fonte Sofascore

Pur non essendo un gran tiratore né un artista dell’ultimo passaggio, van de Beek in stagione ha messo insieme il ragguardevole bottino di 12 gol e 12 assist tra Eredivisie e Champions. Ciò è stato possibile grazie alla sua grande capacità negli inserimenti e all’intesa col finto centravanti Tadic, che in molte occasioni coi suoi movimenti ha creato spazio per il posizionamento dell’olandese da 9 vero e proprio. Non a caso, tutti e 12 i gol segnati da van de Beek sono arrivati da dentro l’area di rigore, mentre il suo assist tipico è la classica palla rasoterra sul secondo palo da calcetto, quasi sempre a partire da uno degli spigoli dell’area.

Questo gol in amichevole contro il San Paolo racconta bene la tendenza di van de Beek a muoversi un area quasi come una punta, una volta riconosciuto che non c’è più bisogno di lui in fase di rifinitura.

Tale analisi dovrebbe esser sufficiente a comprendere che van de Beek, per essere sfruttato al massimo delle proprie potenzialità, dev’essere inserito in un sistema codificato con una squadra che ambisca a dominare il pallone e lo spazio. A 22 anni l’olandese ha un’intelligenza e una sensibilità tattica che molti suoi colleghi non possiedono e non possiederanno mai, è questa la sua dote principe e snaturarlo mettendolo a fare la mezzala o il rifinitore puro sarebbe delittuoso.

Van de Beek ha bisogno di giocare con compagni che si muovano e si scambino di posizione con lui, dev’esser lasciato libero di giostrare nella posizione a lui congeniale anche a costo di creare un pizzico d’anarchia, finalizzata a sfruttarne le qualità e disordinare la difesa avversaria. Nell’ultima Juventus di Allegri, ad esempio, sarebbe stato rigettato senza pietà: troppo poco impatto fisico e atletico per giocare da centrocampista, troppo poco rapido e abile nell’uno contro uno per fare il trequartista.

Se davvero van de Beek vestirà la maglia bianconera, il nuovo allenatore (LUI sarebbe ovviamente l’uomo giusto) avrà il dolcissimo problema di farne il portatore della propria filosofia, premettendo che una squadra costruita con lui come cardine non potrà avere un atteggiamento remissivo, né tantomeno affidarsi esclusivamente ai singoli. Diversamente, meglio puntare su altri profili, altrimenti il rischio è di accantonare il giocatore in maniera simile a quanto fatto da Valverde con Arthur quando il suo Barça è passato a un gioco più fisico e diretto. I risultati li avete visti anche voi.