Valencia vale più di tre punti

di Riceviamo e Pubblichiamo |

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La partita di Valencia rappresenta molto più dei 3 punti che la Juventus ha immagazzinato al suo esordio in Champions League edizione 2018/2019. Chi segue la Vecchia Signora in Coppa da anni lo sa bene. Ripercorriamo insieme gli umori e le sensazioni provate prima, durante e dopo il match del Mestalla.

La Juventus arriva all’esordio nella nuova CL con la pressione che si deve a chi ha disputato 2 finali negli ultimi 4 anni, uscendo nelle altre 2 edizioni contro Bayern e Real al 92esimo e di chi ha acquistato il più forte giocatore al mondo e miglior cannoniere nella storia della Coppa dei Campioni. I bianconeri hanno un girone non certo d’acciaio ma certamente complicato per una squadra di 1^ fascia con Manchester United, Valencia e gli outsider elvetici dello Young Boys.

Il debutto è nel catino infuocato dello stadio Mestalla di Valencia. La squadra di Marcelino viene da un inizio pessimo in Liga ed ha voglia di mettersi in mostra contro una delle favorite alla vittoria finale. Il match è diretto dall’arbitro Brych (si, quello della finale di Cardiff che sventolò il rosso in faccia a Cuadrado dopo una sceneggiata di S.Ramos).

La partita è scorbutica, il Valencia pressa ma è ordinata; la Juve non si scompone e guida la gara con un possesso ragionato, mantenendo il controllo di spazi e pallone. Si fa male Khedira. E le prime sicurezze cominciano a vacillare. Ma la prima palla gol è delle Juve: cross dalla sinistra, Cristiano si smarca bene in area e calcia al volo di destro ma impatta male il pallone; il tiro diventa un assist per Mario che però sciupa sparando alto. Inizia a serpeggiare il vecchio pessimismo europeo.

Al 29esimo il fattaccio. CR7 prova a smarcarsi al limite dell’area strattonandosi con Murillo, l’ex Inter cade a terra come falciato dalla fredda mano della morte; Cristiano lo rimbrotta mettendogli una mano in testa. Si accende una mini rissa da cui Ronaldo viene trascinato fuori; lui per evitare guai si defila ma l’assistente di porta Fritz richiama l’arbitro e invita il collega ad espellere il numero 7 bianconero.

Alzi la mano chi in quel momento non ha pensato “Ci risiamo. La solita Champions. Maledetta.” In molti avremmo immaginato una Juve rintanata che prova a strappare lo 0-0 in trasferta che “poi vediamo”. Invece no. La Juve si riprende dallo shock e ricomincia da dove aveva lasciato. Palleggia, attacca, non va di fretta, riflette e alla fine colpisce. Serie di ribattute in area, arriva Cancelo che la tocca di testa ma viene atterrato dal capitano Parejo dopo un calcio sul volto. Sul dischetto Pjanic. Gol. 0-1.

E quella vocina ancora lì. “Vedrai che non la teniamo. Prima o poi caleremo fisicamente con l’uomo in meno. Allegri ora si copre”. Ancora una volta veniamo smentiti. I bianconeri nella ripresa manovrano ancora, il Valencia praticamente non si vede. Alla fine la Juve vince 0-2 senza praticamente subire tiri in porta se non da lontano con un coefficiente di pericolosità bassissimo. Szczesny si prende anche i meriti di parare un rigore allo scadere (peraltro molto generoso).

Questa partita segna una linea netta nella storia recente della Juventus in Champions League. Per la prima volta vince in trasferta, in condizioni ambientali sfavorevoli, sotto di un uomo con autorevolezza, con forza e sicurezza. I bianconeri danno la sensazione di aver fatto il salto definitivo tra le grandi d’Europa, anche sul piano mentale finalmente. Ora sanno di essere più forti, ora sanno che anche senza il loro giocatore migliore la porteranno a casa. Ora non ci si rintana più alla ricerca del male minore; si impone il proprio ritmo e si decide in che direzione andare.

In definitiva quest’anno più che mai la Juventus entra nel novero delle vere favorite per il titolo, e poi chissà. Perché come diceva Doc in Ritorno al Futuro: “Il vostro futuro non è ancora stato scritto, quello di nessuno. Il vostro futuro è come ve lo creerete. Perciò createvelo buono.”

di Claudio Pellegrini  @pellegrini38