Gli uomini giusti nel ruolo sbagliato

di Riceviamo e Pubblichiamo |

La partita contro il Barcellona ha evidenziato, ancora una volta, l’apparente confusione tattica di cui è, al momento, vittima Allegri: d’altra parte, 19 formazioni diverse in 19 partite non possono rivelare altro che questo.

Come se ciò non bastasse, pare che l’inedito modulo 3-4-3 (3-4-2-1) sia stato introdotto per la prima volta durante la fase di riscaldamento antecedente la partita, il che spiega perché la squadra sia entrata dieci minuti prima, e sia uscita dopo, rispetto al Barcellona.

Esempi celebri nel recente passato di esperimenti tattici andati a buon fine, da Lippi a Capello, passando per Ancelotti, non mancano: tra gli altri, Zidane, da mezzala a fantastista; Tudor (in emergenza) da centrale di difesa e perno basso del centrocampo; Nedved, da centrocampista di fascia a suggeritore dietro le punte; Zambrotta, da ala tornante a terzino sinistro e poi destro; Chiellini, da terzino sinistro a centrale di difesa; Pirlo, da seconda punta a regista basso. Ma si tratta di casi isolati e che, comunque, non hanno interessato più di due giocatori contemporaneamente.

Dalla stagione scorsa, stiamo invece assistendo ad una rivoluzione tattica forzata nei confronti di diversi giocatori, acquistati in quanto redditizi nel loro ruolo naturale e, quasi inspiegabilmente, adattati in ruoli diversi, alla ricerca del c.d. “equilibrio”: Mandzukic, da puntero  a mezzala/ala; Higuain (fintanto che Dybala non ha esordito) seconda punta o rifinitore dietro la prima punta; Dybala, appunto, trequartista o mezzala; Pjanic regista basso; Barzagli terzino destro; Dani Alves centrale di destra di una difesa a tre oppure ala tornante; Sturaro terzino destro o ala tornante destra o sinistra; Lemina ala destra; Cuadrado mezzala de facto, data la sua posizione più stretta. A ben vedere, si tratta peraltro di giocatori chiave, in quanto chiamati, per lo più, ad impostare il gioco o a finalizzarlo.

Da dove derivi questa confusione non è dato saperlo: la si può riferire ad un mercato non in linea con le richieste dell’allenatore o alla mancanza di flessibilità, da parte di quest’ultimo, nell’applicare schemi idonei ai giocatori presenti in rosa. Per quanto tempo durerà, tantomeno, atteso che ci troviamo oltre la metà del girone di andata in campionato e all’ultima gara del girone di Champions.

Vero è, come sostengono Marotta e Max, che “questa” Juventus stenta regolarmente in questa parte di stagione: anche in questo caso, se le cause siano da ricercare nell’inserimento dei nuovi arrivati e/o nella partenza cadenzata di giocatori importanti, non è di facile individuazione. Nei fatti, giocatori come Dani Alves vengono ora reimpiegati nel loro ruolo naturale, senza difficoltà di adattamento di sorta – a differenza di quanto accadde da noi – e con ottimi risultati, al netto della qualità stratosferica del resto della rosa del PSG (viene da chiedersi se Allegri applicherebbe le stesse, attuali, strategie, anche su quella panchina). Le difficoltà di inserimento dei nuovi acquisti, inoltre, possono ben esistere ed esistono, ma difficilmente dipendono dalla qualità dei singoli, quanto piuttosto dal modo di stare in campo impartito dal tecnico: Zidane, inizialmente “controllato” da interno di un centrocampo quattro, o lo stesso Nedved, “schiacciato” sulla fascia, ed invece incontenibili in veste di rifinitori, pur con caratteristiche fisiche e tecniche differenti.

Si tratta comunque di un trend piuttosto recente ed in apparenza incoerente con il percorso di crescita della squadra che, ormai dal 2010, è stato intrapreso: basti pensare alla formazione scesa in campo a Berlino nella finale di Champions League di tre stagioni orsono, per apprezzare che il perno della squadra si è spostato verso l’attacco, a discapito della qualità in difesa e, soprattutto, centrocampo.

Peraltro, la scelta di schierare determinati giocatori in ruoli diametralmente opposti a quelli ricoperti e comunque non idonei alle caratteristiche tecniche e fisiche degli interpreti genera notevoli problemi di gestione della manovra, che tendono a sfiorare l’inattuabilità di un gioco identificabile: pensiamo a Pjanic, che a mio avviso rappresenta l’equivoco tattico più evidente e cruciale, chiamato a proteggere la difesa, impostare, contrastare e persino avanzare in attacco, quando la dinamica della gara lo richiede. Allo stesso modo, Khedira deve muoversi in verticale, non avendo nella rapidità la sua migliore qualità. Higuain è chiamato a ripiegare per cucire il gioco (specie se in assenza di Dybala) e trovare anche la lucidità per affermarsi efficacemente in area di rigore. Vengono richiesti troppi compiti multifunzionali a giocatori schierati in ruoli non loro.

Nulla in contrario, se ciò porta frutti (gli scudetti li abbiamo vinti ugualmente, le TIM Cup idem, salvo poi prendere docce fredde in finali di Champions League comunque raggiunte), ma si ha la costante sensazione di ricominciare ogni anno daccapo e che i giocatori in rosa siano di non facile combinazione tra loro. Spettando questo compito esclusivamente al tecnico, viene lecito domandarsi perché la scelta del ruolo naturale di ognuno non venga considerata come l’imprescindibile condizione per far rendere al meglio ciascuno e, di conseguenza, il collettivo.

Per l’effetto, Pjanic dovrebbe giocare mezzala o trequartista, Dybala attaccante e così poter dialogare tra loro più vicino all’area, anziché a 40 metri come avviene attualmente, e risultare maggiormente incisivi, sfruttando al massimo le loro caratteristiche tecniche, specialmente legate al tiro da fuori del croato; allo stesso modo, Mandzukic dovrebbe essere considerata un’alternativa a Higuain, anziché un mediano, già soltanto perché in quel ruolo sono già presenti altri validi interpreti (Matuidi, su tutti) e la rosa non include un centravanti di riserva (complice la cessione in prestito di Moise Kean).

Da ultimo, se la promessa di Allegri è sempre quella di avere una squadra al top da marzo in avanti, certamente si potrà pazientare qualche mese: ma resta oscura la ragione per cui questo metodo venga considerato benefico per la Juventus e non già per molte altre contendenti europee, che vivono la fase di appannamento come momentanea eccezione, anziché quadrimestrale certezza.

 

di Vittorio Aversano

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